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La lettera del Vescovo a conclusione della Visita pastorale PDF Stampa E-mail Visite: 736
Collaborazione pastorale
Mercoledì 27 Aprile 2016 15:08
carattereaumentadiminuisci

Pubblichiamo a lettera che il Vescovo ha inviato ai parroci della nostra collaborazione cittadina dopo la Visita pastorale.

 


VISITA PASTORALE

Prot. 26/16/PV

 

Ai parroci mons. Paolo Carnio, don Maurizio Bernardi,
don Cristiano Carraro, don Luciano Cervellin, don Edmondo Lanciarotta,
ai vicari parrocchiali don Loris Gallina, don Michele Secco, don Lorenzo Piola sdb,
ai collaboratori pastorali don Eraldo Modolo, don Emilio Francesco Vidotto,
al cappellano dell’Ospedale Civile don Eros Pellizzari,
salute e pace nel Signore.

Le comunità parrocchiali di S. Maria delle Grazie, di S. Giuseppe Lavoratore, di S. Pio X Papa, presenti nella città di San Donà di Piave, e quelle di S. Donato vescovo e martire e della Esaltazione della S. Croce in Calvecchia-Fiorentina, di S. Maria Assunta in Mussetta di San Donà di Piave, di Maria Regina in Palazzetto di San Donà, hanno ricevuto dal 24 febbraio al 6 marzo 2016 la mia Visita pastorale.

      

     1. Desidero anzitutto esprimere la mia viva gratitudine a Voi e ai fedeli delle vostre parrocchie per l’accoglienza che ho ricevuto nei vari momenti della Visita. La celebrazione di apertura, che ha felicemente coinciso con l’istituzione della Collaborazione Pastorale delle vostre sei comunità, le celebrazioni eucaristiche nelle varie parrocchie, l’assemblea di sabato 5 marzo, sono stati momenti che ho vissuto intensamente e che mi hanno mostrato comunità ricche di impegno e di iniziative pastorali. Anche gli incontri informali dopo le celebrazioni eucaristiche sono stati particolarmente graditi: mi hanno consentito di vivere un contatto diretto con varie persone, all’insegna della semplicità e della spontaneità.

     Sono riconoscente al Signore per il patrimonio di fede custodito dalle vostre comunità, al quale ha contribuito non poco la sapienza spirituale di tanti pastori che si sono succeduti, e che oggi è reso vivo dalla generosa passione pastorale di Voi parroci, dei vicari parrocchiali e dei sacerdoti collaboratori. A tutti va la mia sincera gratitudine.
      Un saluto carissimo e grato desidero pure rivolgere a don Francesco Santon, già penitenziere presso il Duomo di San Donà (ma ancora lodevolmente disponibile per le confessioni), a don Enrico Peretti, già cappellano dell’Ospedale Civile della città, e ai diaconi permanenti Paolo Facci e Franco Filiputti, che svolgono con generosità il loro ministero presso la parrocchia del Duomo.
      Attraverso di Voi desidero far giungere il mio grazie sincero anche alla comunità dei Salesiani, che da molti anni operano presso l’Oratorio per la formazione cristiana delle giovani generazioni, attuando il prezioso carisma di Don Bosco. Esprimo gratitudine anche alle comunità religiose femminili presenti nelle vostre parrocchie: le Suore di Carità (Maria Bambina) e le Suore della Riparazione nella parrocchia di S. del Duomo, le Discepole del Vangelo in quella di S. Giuseppe Lavoratore, le Suore Francescane di Cristo Re a Mussetta. Auguro loro che l’impegno quotidiano nella sequela di Cristo e nel generoso dono di sé rappresenti per le comunità cristiane una viva testimonianza evangelica, e anche un richiamo di nuove vocazioni religiose.

     

     2. Ben cinque comunità parrocchiali della vostra Collaborazione Pastorale sono sorte nella seconda metà del secolo scorso dall’unica parrocchia del Duomo, a causa dell’incremento demografico della città di San Donà dovuto allo sviluppo economico. È comprensibile perciò che il Duomo continui ad essere un riferimento per tanti sandonatesi, sebbene sia oggi la parrocchia che registra il maggior invecchiamento della popolazione. La vicinanza a Jesolo e ad altre località balneari, inoltre, ha alcune ricadute anche a livello ecclesiale, soprattutto per il lavoro stagionale che sottrae per alcuni mesi molte persone alla presenza e al coinvolgimento nelle comunità.
      Va comunque riconosciuto che le vostre parrocchie godono di numerose risorse, tra cui diversi gruppi, associazioni, movimenti e istituzioni impegnati in ambito educativo-ricreativo, caritativo e missionario: sono il segno di come l’esperienza di fede e di vita ecclesiale siano capaci di suscitare forze positive di testimonianza e di servizio.
      Nonostante ciò, oggi si assiste ad un progressivo assottigliarsi della comunità cristiana, a causa di fenomeni quali il secolarismo, l’indifferenza e la marginalizzazione della fede. Risulta allora quanto mai necessario promuovere ciò che può aiutare il passaggio dall’essere cristiani per sola tradizione all’esserlo per una scelta convinta e ben radicata nella persona. È questo, del resto, l’obiettivo di fondo del cammino della diocesi in questi anni, quello cioè di essere “cristiani adulti nella fede”; un cammino che nel prossimo futuro intende compiere un altro tratto di strada impegnandosi nel progetto Conoscere Gesù di Nazaret.

     

     3. Anche la scelta della diocesi di dar vita, dopo un prolungato tempo di discernimento, alle Collaborazioni Pastorali intende essere una risposta ai consistenti mutamenti avvenuti sia nell’ambito della vita ecclesiale sia nel contesto sociale.
      Voglio ricordare che la prima finalità delle Collaborazioni è quella di dare, in questo nostro tempo, «concretezza ed efficacia all’opera missionaria e pastorale della Chiesa» (Orientamenti e norme per le Collaborazioni Pastorali della Diocesi di Treviso, 1). Si rende necessario un nuovo volto di Chiesa; esso è dato anche da un sapiente “mettersi insieme” delle comunità cristiane di un medesimo territorio. Ciò non si riduce semplicemente ad un coordinamento tra parrocchie, ma promuove una “Chiesa in uscita”, la quale, mediante l’incontro e l’interazione costante tra sacerdoti, diaconi, persone consacrate e fedeli laici, si interroga su quali siano le urgenze relative all’evangelizzazione e tenta di rispondervi in modo convergente e condiviso. Si può cominciare con il riconoscere, in ciò che già le vostre comunità fanno e vivono, quanto può favorire o rallentare l’annuncio del Vangelo, apportando dei cambiamenti, sperimentando qualche nuovo percorso, e operando anche talune opportune semplificazioni.
      È illuminante e stimolante, a questo proposito, quanto scrive papa Francesco in Evangelii Gaudium, 25: «Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve più una “semplice amministrazione”».

     

     4. Vi esprimo dunque il mio apprezzamento per essere giunti, dopo un adeguato cammino, alla istituzione della vostra Collaborazione Pastorale. Ora occorre continuare con fiducia e determinazione. Certo non mancherà, come altrove, chi vive questo passaggio con qualche dubbio e qualche fatica. Si tratta di un atteggiamento per vari aspetti comprensibile, anche perché questa scelta, che non è di poco conto, si trova necessariamente ancora in una fase di “cantiere aperto”, con passaggi non totalmente definiti e con qualche difficoltà da affrontare.
       Tra queste vi può essere anche il fatto che la maggioranza delle vostre parrocchie sono numericamente consistenti, e dunque, essendo già ricche di iniziative al loro interno, possono ritenere di “bastare a se stesse”. Ma già nel 2004 la CEI dichiarava: «È necessario (…) che gli interventi di revisione non riguardino solo le piccole parrocchie, ma coinvolgano anche quelle più grandi, tutt’altro che esenti dal rischio del ripiegamento su se stesse. Tutte devono acquisire la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente» (Nota pastorale Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia, 4).
      L’esperienza stessa sta dimostrando che quando le parrocchie sanno confrontarsi, mettere reciprocamente a disposizione le proprie risorse pastorali, condividere qualche progetto, puntare assieme su qualche comune obiettivo, tutte ne ricavano benefici. Del resto, anche la Relazione dei Consigli pastorali parrocchiali letta in occasione della mia Visita confermava i buoni esiti del collaborare tra le vostre comunità in alcuni settori.
      Il regolare incontrarsi del Consiglio della Collaborazione Pastorale, qualche assemblea dei Consigli pastorali parrocchiali, e di tanto in tanto anche di quelli per gli affari economici, daranno luogo ad una sempre più incisiva attuazione della Collaborazione. A ciò può concorrere pure l’incontro settimanale tra Voi sacerdoti sulla Parola di Dio ed il pranzo comune.

     

     5. Per quanto riguarda la catechesi, mi ha colpito il notevole numero di bambini e ragazzi che la frequentano. Si tratta di una realtà ricca, un vero dono che Dio affida alle vostre comunità, motivo di impegno e, insieme, di grande responsabilità. C’è da ringraziare il Signore per le famiglie e i genitori che si avvalgono della catechesi parrocchiale per il cammino cristiano dei figli. Desidero pure ringraziare vivamente catechiste e catechisti che, con generosità, si dedicano ad un compito tanto delicato e che richiede, oltre che competenza e preparazione, la cura del proprio personale cammino di fede.
      Mente esprimo apprezzamento per tutte le proposte di formazione dei catechisti e per la loro buona partecipazione all’annuale Corso vicariale promosso dall’Ufficio Catechistico diocesano, invito a valutare l’opportunità di dar vita anche a qualche iniziativa tra catechisti della Collaborazione Pastorale, oltre al percorso catechistico già in atto per i fanciulli dalla 2a alla 4a elementare. Ciò potrebbe favorire un proficuo scambio di esperienze e l’individuazione di «proposte e metodologie nuovi, giacché buona parte dei bambini e dei ragazzi riceve la prima evangelizzazione solo al catechismo» (Relazione sulla catechesi).
      Facendo ancora riferimento alla attenta e puntale Relazione sulla catechesi - che meriterebbe di essere ripresa anche nel dopo-Visita - desidero sottolineare l’importanza dell’alleanza tra parrocchia e famiglie. Alcune delle vostre parrocchie curano in maniera nuova ed efficace il coinvolgimento dei genitori nel percorso catechistico dei figli; anche i nuovi itinerari predisposti dall’Ufficio Catechistico insistono molto su questo punto. Esso può divenire provvidenziale per la formazione degli stessi genitori e forse anche far riprendere a qualcuno di loro un cammino di fede prima trascurato.
       Non vi è dubbio che fare catechesi con i ragazzi significa anche individuare modalità in grado di suscitare il loro interesse e la loro partecipazione attiva. Opportuno, pertanto, è il suggerimento di un più vivo coordinamento tra le proposte formative presenti nelle parrocchie, in modo da integrare la catechesi con alcune esperienze concrete da far vivere ai ragazzi.

     

      6. Per quanto riguarda l’ambito della carità esprimo vivo apprezzamento per la varietà e la ricchezza di iniziative in atto. Rivolgo il mio vivo ringraziamento ai volontari dei diversi gruppi (Caritas, San Vincenzo, MASCI, Mensa Solidale) che con generosità si mettono a servizio di chi ha bisogno di aiuto.
      Dalla Relazione sulla carità ho colto come costoro siano la “punta visibile” di una carità che, nelle parrocchie della Collaborazione e nella stessa città di San Donà, ha radici profonde. Credo che a ciò abbiano contribuito pure istituzioni create nel passato, quali l’Orfanatrofio, ora “Casa Saretta”, e quella che ancor oggi rimane una realtà a cui la città intera si sente legata: il “Piccolo Rifugio” fondato dalla Serva di Dio Lucia Schiavinato. Per queste pagine di Vangelo che a San Donà si continua a scrivere, e che ricordano a tutti che non si è pienamente discepoli di Gesù senza la cura per gli ultimi, ringrazio il Signore.
      Ho apprezzato anche il fatto che sul fronte della carità ci si impegni a collaborare tra soggetti diversi, compresi la realtà civile e gruppi di volontariato sociale. Coordinarsi rimane un obiettivo da perseguire costantemente, per rendere più intelligente ed efficace l’attività di aiuto ai bisognosi.
      Auspico, infine, che si abbia cura per la formazione degli operatori, indispensabile anche per tener vive in loro le motivazioni evangeliche del servizio ai più poveri. A ciò può contribuire il Collegamento con la Caritas diocesana e le sue proposte, e la programmazione di qualche appuntamento nell’ambito della Collaborazione dedicato a tutti gli operatori della carità, a quanti si impegnano nell’accoglienza degli stranieri, ai volontari ospedalieri e ai ministri straordinari della Comunione (pure essi preziosa espressione della carità della comunità cristiana verso gli anziani e i malati).

     

     7. Nell’ambito della pastorale giovanile, ho constatato con piacere il significativo coinvolgimento di adolescenti e giovani negli itinerari formativi offerti dalle parrocchie. Molti di loro sono aiutati dalle proposte associative dell’Azione Cattolica e degli Scout. Invito a sostenere tali associazioni con convinzione perché assicurano esperienze adeguate alla crescita umana e cristiana dei giovani; possono essere anche di aiuto alla Collaborazione grazie alla promozione di iniziative comuni.
       Un significativo apporto alla pastorale giovanile è offerto dall’Oratorio Salesiano “Don Bosco”, da anni presenza feconda a San Donà. All’Oratorio e ai Salesiani va riconosciuto il merito di aver formato tante generazioni e di continuare ad essere prezioso punto di riferimento per molti adolescenti e giovani. Il collegamento e la collaborazione tra parrocchie e Oratorio sono senza dubbio importanti.
      Devo dunque riconoscere che davvero la vostra realtà cittadina è ricca, come segnalato dalla Relazione sulla pastorale giovanile, di iniziative e proposte rivolte ai giovani. Di ciò va dato merito ai molti educatori, sia in ambito parrocchiale, sia in quelli associativo o legati a movimenti, sia ai Salesiani; a tutti va la mia personale gratitudine.
      Accanto a tanti aspetti positivi, ho colto però anche qualche preoccupazione. I molti impegni, anche sportivi, che coinvolgono adolescenti e giovani, ed un diminuito impegno delle famiglie nell’incoraggiare il cammino di fede dei figli, sono tra le cause del calo di presenze alle proposte destinate a loro. Tutto ciò merita un’attenta riflessione a livello di Collaborazione Pastorale; unendo le forze, e con vero spirito collaborativo, si potrà convergere su proposte di un cammino di fede per giovani condiviso e attuato mediante iniziative ed esperienze programmate assieme. Come Collaborazione, poi, invito ad individuare modi e forme per tener vivo il dialogo con il mondo della scuola, data la presenza a San Donà di molti Istituti superiori.
      A tutti gli educatori raccomando l’impegno per la formazione personale, in special modo quella spirituale. In ciò può essere utile qualche iniziativa, sempre di Collaborazione Pastorale, come pure la valorizzazione degli appuntamenti promossi dalle rispettive associazioni o segnalati dall’Ufficio diocesano di Pastorale giovanile.
      Chiedo, infine, a chi opera tra i giovani di avere cura per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, anche con il coraggio di inviti espliciti. Si tratta di un dovere importante: ne va della vivacità e della vitalità delle comunità cristiane. Chiedo a Voi sacerdoti di invitare a pregare perché questo dono, che Dio continua ad offrire alla sua Chiesa, trovi tra i ragazzi e i giovani delle vostre parrocchie risposte generose.

     

     8. La Relazione sulla Pastorale familiare e degli adulti merita di essere ripresa nel dopo-Visita, soprattutto là dove, unitamente alla puntuale descrizione della situazione, elenca alcuni progetti ed urgenze che auspico siano presi in considerazione dalla Collaborazione Pastorale. Detta relazione segnala pure tante iniziative messe in atto dalle vostre parrocchie per le coppie di sposi, per i genitori e per gli adulti in genere. Mentre ringrazio quanti operano con impegno in tali ambiti, oggi bisognosi di particolare cura, desidero invitare a portare avanti con cura tali iniziative, considerato anche il fatto che la formazione di cristiani dalla fede adulta è l’orizzonte entro cui si collocano in questi anni i cammini pastorali diocesani. La vita della comunità cristiana, il suo fondamentale impegno dell’evangelizzazione, la stessa “trasmissione della fede” richiedono dei “testimoni adulti della fede”.
      Esprimo vivo apprezzamento per l’attenzione data ai gruppi di sposi, per la partecipazione di alcune coppie all’itinerario diocesano per animatori di Pastorale familiare, per gli incontri per genitori del catechismo e delle Scuole dell’infanzia e per le diverse proposte per gli adulti, promosse anche dall’Azione Cattolica, dal MASCI e da movimenti di ispirazione cristiana. Tutto può essere prezioso per aiutare gli adulti a riflettere sulla fede e a rimanere in cammino nella comunità cristiana.
      Mi pare, infine, che anche in quest’ambito pastorale possa esserci un proficuo confronto come Collaborazione, per unificare alcune delle proposte già in atto o per promuoverne l’estensione ad altre parrocchie o, se lo si ritenesse opportuno, per avviarne di nuove destinate alle diverse condizioni di vita o di età.

 

      Concludo rinnovandovi il mio vivissimo grazie, unitamente al Vicario episcopale per il coordinamento della Pastorale. Chiedo che questa mia lettera sia portata a conoscenza della vostre comunità parrocchiali nella maniera che riterrete più opportuna. Invito quindi a vagliare, anche in sede di Consiglio della Collaborazione Pastorale, le indicazioni in essa contenute e a valutare il modo di collocarle dentro un quadro di priorità pastorali.

 

      A tutti i fratelli e le sorelle delle vostre sei comunità, con particolare attenzione a quanti attualmente stanno vivendo situazioni di dolore o di smarrimento, e a ciascuno di Voi personalmente, rivolgo il mio affettuoso saluto, invocando la benedizione del Signore. Amo pensare che anche questa mia Visita pastorale contribuisca a farvi crescere nella sequela di Gesù, nell’impegno apostolico, nella comunione, e nel cammino fraterno e fattivo della Collaborazione Pastorale.

     Maria, Madre del Signore, vi accompagni e interceda per voi.
     In comunione di preghiera


✠ Gianfranco Agostino Gardin

Treviso, 20 aprile 2016
 

 
 

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