Home Associazioni Gruppo Missionario Lettera di p. Siro Pellizzaro - Ecuador - gennaio 2005

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Lettera di p. Siro Pellizzaro - Ecuador - gennaio 2005 PDF Stampa E-mail Visite: 1818
Gruppo Missionario
Sabato 01 Gennaio 2005 15:19
carattereaumentadiminuisci
alcuni stralci della lettera da P. Siro Pellizzaro dall'Amazzonia Ecuadoriana


Sucua 1, Gennaio 2005.

Carissimo Gruppo Missionario, (...) le lettere arrivano e partono sempre in ritardo, perchè, come sapete già, non c'è la posta in questo paese.

Anche se il gruppo missionario non si rinnova con elementi giovani, non deve scoraggiarsi, ma illuminare sempre di più la chiesa locale con lo spirito missionario, affinchè non perda la sua identità. La chiesa è missionaria e se perde questa qualità, non è più la chiesa di Cristo.

Non dimenticate che lo Spirito missionario ha risvegliato tante vocazioni religiose e sacerdotali in Fiorentina, e che nella misura che si spegne questo spirito, non ci sono più vocazioni.

Questa mancanza di vocazioni va a scapito delle missioni, che non possono portare il messaggio di salvezza a tutti i popoli.

Io sono affannato a promuovere le vocazioni fra gli indigeni e faccio l'impossibile per formarli nei vari ministeri, sostenendo questo seminario, anche se sono solo.

Molti perseverano, però anche molti disertano. Si vede chiaro che dove c'è un ministro che lavora bene, il villaggio vive unito e non entrano i vizi e le sette. Però dove non c'è un ministro che lavora, il villaggio è diviso e i vizi e le sette lo disintegrano. Il missionario porta la vera salvezza, anche materiale, su questa terra.

E' molto difficile l'inculturazione del Vangelo nei popoli indigeni dominati dalla maggioranza bianca. Loro vogliono nascondere la loro identità, imitando in tutto i bianchi. Anche nella chiesa, respingono i ministri della loro cultura, insieme con la lingua e i loro riti tradizionali.
Imitano i bianchi più corrotti, vantandosi che così sono veri cristiani e disprezzano i valori evangelici della loro cultura, (...). Un cristianesimo inteso così è un mezzo di corruzione e non di santificazione. I bianchi per l'interesse di occupare le loro terre o avere gli indigeni come loro servi, fanno di tutto per entrare nella loro vita religiosa in qualità dii padrini. come nella pastorale indigena sono proibiti i padrini, i bianchi fanno credere che è nullo il battesimo senza padrini o amministrato per un ministro indigeno, che generalmente è un diacono.

La chiesa indigena ha urgente bisogni di missionari preparati per l'inculturazione del Vangelo, senza la quale l'indigeno non si fa imitatore di Cristo accettando il suo vangelo, ma imitatori dei bianchi più corrotti, pensando che così sono veri cristiani. Anche Gesù è visto come un bianco che deve essere onorato con la lingua e i riti dei bianchi e no il loro Dio incarnato, che purifica tutte le culture del mondo.

Quando i parroci dei bianchi non collaborano per l'inculturazione del vangelo nella cultura indigena, la chiesa si divide in vere sette e certi villaggi, disprezzano il loro ministro e chiedono il servizio in spagnolo ai parroci dei bianchi.
Per questo anche i parroci dei bianchi devono capacitarsi per l'inculturazione, per servire ai popoli indigeni nella loro lingua e nei loro riti. Non bastano la teologia generale e i titoli

accademici, ci vuole anche la teologia specifica, cosa alla quale si dà poca importanza e per questo gli indigeni cadono nella confusione, perchè non possono conciliare le loro sane tradizioni col Vangelo.

Come vedete, l'inculturazione è la condizione senza la quale l'indigena non arriva a Cristo. Però è molto difficile realizzarla dove vivono insieme persone di differenti culture. I sacerdoti devono capacitarsi in tutte le culture locali, o come minimo, che il prete che si specializza con una cultura, abbia la collaborazione degli altri preti, perchè il popolo capisca che la stessa religione si incarna in tutte le culture con lingua, riti e ministri propri.

Credo che questo problema comincia a sentirsi anche in Italia.
Pregate perchè la chiesa si organizzi nel rispetto di tutte le culture e che capaciti agenti che possono dialogare con le varie culture locali.

saluti cari a tutti e tanti auguri e benedizioni per l'anno nuovo.
P. Siro Maria Pellizzaro S.D.B.

 

 

 
 

Vite da raccontare

Storia e Persone - Vite da raccontare
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Giovedì 26 Giugno 2014
Giovedì 26 giugno, nel giorno della memoria del Beato Vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin, nella Messa vespertina in Duomo è stato ricordato il missionario sandonatese p. Sergio Teker, scomparso lo scorso 16 giugno ad Achao (Cile).
Ha presieduto l'Eucarestia don Emilio e hanno concelebrato quattro padri salesiani. Tra questi c'era anche don Alberto Trevisan, già direttore dell'Oratorio (1976-82), che fu uno dei 40 sacerdoti che (dopo il Vescovo emerito di Belluno mons. G. Muccin) imposero le mani sul capo di don Sergio nel nostro Duomo il 16 dicembre 1978, per la sua Ordinazione sacerdotale.
I partecipati e commossi funerali del sacerdote si sono tenuti giovedì scorso 19 giugno ad Achao, isola di Chiloè, dove p. Sergio ha fondato nel 1986 una Casa Famiglia per bambini e ragazzi abbandonati.

Ripercorriamo alcune tappe ...continua
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Francesco nacque ad Assisi nel 1181. Suo padre era il commerciante di tessuti Pietro Bernardone. Da ragazzo, allegro e malinconico, si abbandonava volentieri a sogni cavallereschi. Partecipò anche alla guerra tra Assisi e Perugia, che gli costò un anno di prigionia pieno di ripensamenti.
La luce gli venne da un ardente incontro con Cristo. Dapprima Francesco lo "riconobbe" quando riuscì a superare l'orrore che provava per i lebbrosi, al punto da abbracciarne e baciarne uno per amore Suo. In seguito, ne udì la voce mentre pregava nella chiesetta diroccata di San Damiano: "Francesco, ricostruisci la mia casa".
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Giuseppe Dossetti. Centenario di un politico cristiano.
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fonte: Vita Pastorale

di Enrico Galavotti

Fin da giovane svolse attività di animatore e catechista. Frequentò l'Università cattolica e allacciò rapporti con Agostino Gemelli, Lazzati, De Gasperi, La Pira... Tramite i suoi contatti con vescovi e teologi influenzò i lavori del Vaticano II.

Era nato il 13 febbraio 1913 a Genova, città in cui il padre faceva il farmacista. La famiglia si era trasferita subito dopo a Cavriago (Re) e qui Giuseppe aveva frequentato le scuole elementari e ricevuto la prima istruzione religiosa. Era cresciuto in un clima segnato dal forte contrasto tra i ceti liberali e cattolici e il Partito socialista, che nel reggiano stava conquistando il consenso e il governo di molti comuni. Il piccolo Giuseppe, ispirato dall'esempio della madre, attiva nella Conferenza di San Vincenzo, aveva iniziato ...continua

Orari

Orario Messe
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Festivo:
7.30,  9.30,  11.30,  18.00

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Venerdì: 4 e 5 elem.
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