Il Duomo attuale, consacrato il 19 settembre 1925 dal beato mons. Andrea Giacinto Longhin, vescovo di Treviso, è stato progettato dall’architetto Giuseppe Torres. Fu costruito tra il 1919 e il 1923 sulle rovine del tempio precedente del 1841 (opera del Meduna in stile palladiano ispirata alla chiesa del Redentore di Venezia), distrutto durante la I guerra mondiale. Torres progettò l’edificio sacro mantenendo lo stile neoclassico della precedente chiesa.
La chiesa ed il campanile furono ricostruiti a spese del Commissariato per le Terre Liberate. Il parroco mons. Luigi Saretta si prodigò nella raccolta dei fondi per gli altari interni, rivolgendosi ai vari benefattori ricordati nelle lapidi delle cappelle laterali. Antistante la facciata c’è un pronao con otto colonne in stile corinzio che sorreggono il timpano inferiore. Al centro del timpano è presente il simbolo della SS. Trinità.
La scritta sul timpano: “Deo Optimo Maximo et B.ae V.i Mariae Gratiarum titulo dicatum” significa che il tempio è dedicato a Dio buonissimo e grandissimo e alla beata vergine Maria delle grazie. Sul timpano ci sono tre statue, rappresentanti le tre virtù teologali: la Fede, la Speranza e la Carità. Il timpano superiore del duomo è invece coronato da tre statue rappresentanti la Madonna, S. Pietro e S. Paolo.
(Nella descrizione i numeri fanno riferimento alla mappa del Duomo)
Il pronao (12) ha otto colonne scanalate a capitello in stile corinzio. A destra c’è il mezzobusto di marmo raffigurante il mons. Saretta (13), parroco dal 1915 al 1961.a sinistra c’è una nicchia (14) con il Crocifisso ligneo ritrovato tra le rovine della chiesa distrutta nella del 1915-1918.
L’interno della chiesa è ad una navata con colonne corinzie e soffitto a botte. Sei cappelle laterali pensili intercomunicanti ne dilatano lo spazio.
Dodici pannelli nei riquadri delle colonne raffigurano gli Apostoli: sono opera di Alberto Rava, pittore bresciano, donati dalla famiglia Ancillotto.
La lunetta (10) sopra il portone centrale raffigura la Madonna in trono tra i santi Liberale, patrono della diocesi, e Donato, che ha dato il nome al paese. San Liberale ha in mano il duomo di San Donà e lo porge all’arciprete, mons. Saretta, inginocchiato. L’opera è di Giuseppe Galletti, sandonatese.
A destra e sinistra del portone principale ci sono due lapidi: quella di sinistra (9) ricorda la consacrazione del duomo attuale fatta dal vescovo Giacinto Longhin il 19 settembre 1925. Quella di destra (11) ricorda la concessione del Giuspatronato sulla chiesa della Gastaldia di San Donà ai Trevisan, patrizi veneziani, fatta dal Papa Sisto IV il 6 febbraio 1476.
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Prima di salire nelle cappelle di destra, c’è un sacello (15) con una vetrata raffigurante Piergiorgio Frassati, che indica i suoi tre amori: la montagna, la Madonna e l’Eucarestia. E' opera del sandonatese Ruggero Costantin. La prima cappella di destra (16) è quella di S. Giuseppe. Sopra l’altare donato da Giuseppe De Faveri nel 1927 c’è un’opera di Duilio Corompai (1876-1952) raffigurante Giuseppe morente tra Maria e Gesù. La seconda cappella (18) conserva la venerata statua della S. Maria delle Grazie sopra l’altare donato da Francesco Velluti nel 1927. La vasta cappella, frequentato luogo di preghiera, ha sulla destra (17) una vetrata raffigurante S. Giovanni Bosco con il suo motto: “Da mihi animas” e, nella parte inferiore, il Duomo; sulla sinistra (19) una vetrata con S. Francesco e S. Caterina da Siena, patroni d’Italia. |
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Alla destra del presbiterio (21) c’è la cappella del Santissimo per la celebrazione delle messe in inverno. L’altare in legno di noce è stato ricavato dal vecchio pulpito. Ci sono tre vetrate: Gesù in agonia nell’orto degli ulivi, la Madonna del Rosario, S. Donato con S. Tiziano (vescovo di Cittanova, frazione a pochi chilometri dal centro cittadino). Questo spazio originariamente era diviso in due parti: anteriormente c’era la cappella con la statua della Madonna di Fatima, molto cara ai sandonatesi. Venne donata al popolo malgascio dopo il martirio del missionario Padre Sergio Sorgon, ucciso in Madagascar nel 1985. Fu portata in pellegrinaggio tra i villaggi del distretto missionario. Il 3-11-1985 a Moramanga (Madagascar) è stata inaugurata la nuova nicchia per la statua ora chiamata "Madonna di Padre Sergio". |
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Il presbiterio (1) ha sopra l’altare maggiore (opera di G. Torres, 1924), il crocifisso in bronzo, che fino al 1980 era collocato nell’attuale cappella delle Opere di Misericordia, e ai lati due statue in marmo di Carrara rappresentanti la Madonna del Rosario e S. Francesco d’Assisi. Non si conosce l’autore e provengono dalla chiesa precedente. L’ambone è opera di Dante Moro di Falcade (1990). Dietro l’altare maggiore c’è l’organo costruito nel 1934 dalla ditta Mascioni di Varese. |
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Ritornando verso l’ingesso principale, sulla sinistra si incontra la cappella del fonte battesimale (3). Vi è conservata una tela di Giuseppe Cherubini (Ancona 1867 - Venezia 1960) con la Madonna in trono, S. Liberale, S. Vincenzo Ferrer, S. Donato e S. Marco. L’altare di questa cappella, donato da Vincenzo Janna nel 1925 è ora l’altare rivolto al popolo nel presbiterio. Il mobile è stato disegnato dal Torres e scolpito dall’intagliatore Papa. |
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La terza cappella di sinistra (7) è la cappella di San Giovanni Battista. Nel sacello di sinistra (8), prima dell’uscita, c’è la vetrata con S. Giovanni Battista che battezza Gesù.
Guarda la galleria di quadri della Via Crucis
Qui puoi vedere il video con le immagini e il suono delle campane del Duomo.
Per approfondire la conoscenza delle vetrate, vedi il libro di Duilio e Marco Franzoi "Le vetrate del Duomo di San Donà di Piave", Profilo storico-artistico, con foto di Marco Talon, edito dalla Parrocchia del Duomo.
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