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Il sì di don Filippo sulle orme di San Giovanni Bosco PDF Stampa E-mail Visite: 2354
Vite da raccontare
Mercoledì 01 Luglio 2009 17:34
carattereaumentadiminuisci
Prima messa in Duomo di don Filippo GorghettoFilippo Gorghetto ha partecipato a una veglia di preghiera fatta in duomo nella sera di martedì 16 giugno.
Sabato 20, con altri due giovani salesiani, è stato ordinato prete nel nostro duomo dall’arcivescovo A. Amato, venuto da Roma, dove presiede la Congregazione dei Santi. Il numero dei confratelli salesiani venuti ad imporre le mani era grande (circa 70), e affollata è stata l’assemblea dei parenti e amici.
E’ stata seguita la buona tradizione secondo la quale i giovani sandonatesi che si fanno salesiani ricevono l’ordinazione sacerdotale nella loro parrocchia. Così è stato per don Alberto Maschio e don Alberto Poles, per citare solo gli ultimi. E’ un segno che la vita e l’opera dell’oratorio, come è stata fin dall’inizio, continua anche oggi ad essere bene intrecciata con la comunità parrocchiale, nell’impegno educativo di condurre i giovani e le giovani alla maturazione della varietà delle loro vocazioni. Don Filippo ha celebrato la sua prima messa solenne, il giorno dopo, domenica 21 giugno.

don Filippo racconta la sua vocazione “Sono nato - dice - nel 1980, quindi ho 29 anni. Dopo aver frequentato il liceo scientifico, mi sono iscritto alla facoltà di economia a Trieste. Ma dopo un anno ho smesso perché è arrivata la chiamata cui bisognava rispondere (anche se in realtà era arrivata un po’ prima!).
Il mio cammino di formazione è iniziato con il noviziato a Pinerolo, vicino a Torino, poi sono andato a Nave (Bs), per due anni di studio filosofico. Quindi a Mestre, per due anni di tirocinio, in cui si sta in mezzo ai ragazzi per provarsi sul campo e infine, ultima tappa, a Torino, per quattro anni di studio teologico”.

Sei cresciuto e ti sei formato umanamente e nella fede vivendo l’oratorio salesiano e frequentando l’Azione cattolica: cosa ci puoi dire di questo periodo di formazione e di crescita?
La cosa che più mi stupisce del periodo passato in oratorio e nell’Azione cattolica è che non c’è stato nulla di particolare, nulla di straordinario. Ho dei ricordi bellissimi di quegli anni, di vita di gruppo, di gioco, di riflessioni, di condivisioni, di ritiri, di messe domenicali... tante cose vissute nella quotidianità. Certo, mi ha caratterizzato molto la vita in oratorio: era per me facile e bello andarci, perchè si respirava aria buona e c’era sempre qualche salesiano pronto ad accoglierti.

Quando hai iniziato una seria riflessione sulla tua vocazione?
Devo dire che non è mai stato un mio pallino quello di diventare salesiano sacerdote, ma quella che ho approfondito negli anni è stata sicuramente la risposta ad una chiamata. A diventare salesiano ho cominciato a pensare più o meno in quinta superiore. I motivi sono fondamentalmente tre: in oratorio percepivo davvero un bel clima di famiglia; sempre in oratorio, c’erano dei salesiani che vedevo felici, contenti della loro vocazione e che mi facevano pensare “quasi quasi vorrei essere come loro”. Terzo, c’è stato un salesiano che mi ha concretamente proposto di provare la vita salesiana, perché vedeva che io potevo rendere piena, abbondante la mia vita seguendo le orme di don Bosco. E così ho deciso di provare. Lungo gli anni poi la vocazione è maturata: il “venite e vedrete” di Gesù non è mai una conquista fatta una volta per tutte ma una decisione da rinnovare ogni giorno.

Ricevere l’ordinazione sacerdotale nella tua chiesa e nella tua parrocchia: quali i sentimenti e le emozioni?

Devo confessare che mi fa più impressione celebrare la prima messa da prete in duomo, che non l’essere ordinato nella propria chiesa. Certamente ho vissuto molte celebrazioni in duomo e pensarmi prima sui banchi e adesso sull’altare fa un certo effetto. Allargando un po’ l’orizzonte, però, mi accorgo davvero che venire ordinato sacerdote nella propria parrocchia, davanti agli occhi del proprio parroco e alla presenza della comunità è molto significativo: perché non è solo questione di cittadinanza, ma proprio di fede. Quella stessa fede che, proprio in duomo, mi è stata donata nel battesimo, e che adesso ho la possibilità di vivere in quella modalità particolare che è il sacerdozio. E poi sono convinto che sempre più, anche dopo l’ordinazione, crescerà in me un vivo sentimento di riconoscenza per una comunità parrocchiale che mi ha accompagnato nella crescita della fede.
Ringrazio infine il parroco don Gino, che tanto si è dato da fare per farmi vivere uno dei momenti più importanti della mia vita in un luogo così significativo per la mia vita di fede.

Renzo Rossetto
 
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