Intervento di don Paolo all’incontro di formazione per i genitori della scuola dell’Infanzia San Luigi

formazione genitoriPubblichiamo l’intervento di mons. Paolo Carnio al primo incontro di formazione per i genitori dei bambini che frequentano la Scuola dell’Infanzia Parrocchiale “San Luigi” sul tema: “Coinvolti da Dio nel dare la vita

La seconda parte sarà tenuta da don Matteo Volpato giovedì 28 novembre 2013 presso il salone della scuola parrocchiale dalle 20.30 alle 22.00.


 

COINVOLTI DA DIO NEL DARE LA VITA

Incontro formativo con i genitori della Scuola dell’Infanzia

formazione genitoriIntroduzione

Per chi di voi era presente l’anno scorso ricordo che don Matteo e don Guerrino, vi hanno aiutato a porvi di fronte al mistero della creazione, per comprendere cosa significa per noi cristiani credere a Dio creatore del cielo e della terra, delle piante e dei fiori, degli animali e, infine, dell’uomo. Don Guerrino ha cercato di offrirvi anche delle applicazioni educative e pedagogiche per aiutarvi ad introdurre i vostri bambini a questa visione di fede.

Quest’anno, pur rimanendo nel grande quadro della creazione, vi proponiamo di approfondire un aspetto dell’opera creatrice di Dio, che coinvolge direttamente anche l’uomo: l’opera ineffabile di DARE LA VITA!

Quando usiamo questa espressione la intendiamo comunemente con due sfumature: “dare la vita” nel senso di generare alla vita e “dare la vita” nel senso di morire per la vita dell’altro, che può essere un figlio, il marito, la moglie o un’altra persona.

Stasera cercheremo di soffermarci sulla prima sfumatura: dare la vita inteso come generare alla vita; la prossima settimana, don Matteo, approfondirà la seconda sfumatura.
Si tratta di due aspetti inseparabili sia dell’amore divino che dell’amore umano, la cui continuità però se è scontata per l’amore divino non lo è altrettanto per quello umano.
Non dobbiamo, infatti, mai dimenticare che insieme all’amore convive nel nostro cuore anche l’egoismo, il peccato.

Dovrei cominciare mettendo in luce l’opera divina del “dare la vita”, perché all’origine del nostro amore e della capacità di generare alla vita c’è Dio, secondo la fede cristiana. Ma ho pensato di iniziare partendo dalla nostra esperienza umana, quella che coinvolge in particolare voi, cari genitori, perché è più immediata. Poi cercheremo di dare fondamento a ciò che sperimentiamo, ricorrendo alla Sacra Scrittura, la Bibbia, e ciò che questo libro ci rivela intorno all’amore e alla vita, ma soprattutto facendo riferimento a Gesù Cristo.

1. Il mistero dell’amore e della vita

Già introducendoci su questo tema abbiamo collegato il verbo “dare” con “amare”. Il mistero della vita è, infatti, legato intimamente all’amore, dipende dall’amore, è il frutto dell’amore. La vita nasce dall’amore e permane nell’amore. Senza amore la vita dell’uomo cade in balia della morte! Dobbiamo perciò sostare necessariamente su questo sentimen-to straordinario e misterioso se vogliamo comprendere o intuire un po’ di più il mistero della vita.

Dovreste parlare anche voi questa sera non solo io, perché anche voi siete protagonisti del grande mistero della vita che scaturisce dall’amore. Dico “anche voi”, e spero senza presunzione, perché io non mi escludo dal prodigio del generare la vita. Certo io, in quanto celibe, non genero nella carne, ma, nello Spirito, anche il mio amore genera la vita (vedi l’esperienza di paternità vissuta in Seminario).

Il sentimento dell’amore voi lo avete sperimentato nella vostra vicenda di coppia: un giorno vi siete incontrati ed è accaduto qualcosa, “si è accesa una fiamma” siamo soliti dire, che non si è più spenta. Questa fiamma vi ha portato a cercarvi, avvicinarvi, frequentarvi, conoscervi sempre più, cominciare a sognare un futuro insieme, decidere di fare alleanza sponsale, disposti ad abbandonare o semplicemente lasciare la famiglia di origine, per edificarne una di nuova. Lo stesso amore vi ha ispirato di voler generare un figlio che avete sognato, immaginato, atteso e finalmente accolto e contemplato nel suo mistero insondabile, che ha superato ogni vostra immaginazione. Oppure siete stati sorpresi dall’amore che vi ha donato un figlio senza lasciarvi il tempo di sceglierlo, ma che poi avete certamente accolto e amato.

Il vostro amore aveva misteriosamente generato qualcuno, un’altra persona, a vostra im-magine e somiglianza, carne della vostra carne, eppure altro, diverso da voi, distinto da voi, con una identità propria, un proprio carattere, una propria sensibilità, una personale capacità di scegliere, di decidere … un mistero insondabile, di fronte al quale si può e si deve stare solo in silenzio, come di fronte ad ogni persona umana. E questo nonostante tutto. Nonostante i limiti, i difetti, i peccati che possiamo riscontrare in ogni uomo e donna del mondo. Si, nonostante tutto, ogni persona umana rimane un mistero che stupisce e intimorisce.

Questo senso di smarrimento noi tutti lo viviamo quando ci troviamo di fronte al volto di una persona e, in particolare, quando guardiamo i suoi occhi, le finestre che aprono al suo mistero. Ma è assai impegnativo, difficile guardarsi negli occhi. Ci smarriamo di fronte allo sguardo di una persona, il suo mistero ci affascina e ci turba insieme. Chi sei tu che mi stai di fronte e mi guardi? Dove sei, cosa vivi in te? Quali pensieri abitano la tua mente e quali sentimenti il tuo cuore? Da dove provieni? Sono tante le domande che nascono in noi, appena superiamo quella superficialità più quotidiana dettata dalla fretta e, a volte, anche dalla paura di affrontare il mistero dell’altro.

Sicuramente vi è capitato più di qualche volta di guardarvi negli occhi tra coniugi, o di guardare negli occhi vostro figlio, vostra figlia e sentire nascere in voi queste domande. Certo, oggi, di fronte a tante domande sulla vita umana noi possiamo dare tante risposte scientifiche. La scienza ci dice molto sulla persona umana, ma non ci dice tutto. Anche la psicologia, che pur essendo una scienza giovane, ha compiuto passi enormi, ci aiuta ad affrontare e a descrivere molti aspetti dell’animo umano, ma non riesce a comprendere e spiegarci tutto. La personalità umana rimane un mistero e molte domande rimangono senza risposta!

Da dove proviene quel sentimento straordinario che si chiama amore e che ha il potere di generare alla vita e di accompagnarla finchè non matura e diventa autonoma? È un sentimento che conosco, che ho sperimentato, che mi ha coinvolto fino allo stordimento, fino a volermi perdere nell’altro, ma come è nato in me? Perché è nato con quella persona e non con un’altra? E quella vita che è nata dal nostro rapporto, venuta alla luce in forza del nostro atto d’amore da dove proviene? Certo, l’abbiamo voluta anche noi, è carne della nostra carne, per molti tratti assomiglia al papà e alla mamma, ma quel di più e diverso che emerge dalla sua personalità da dove viene? Siamo noi gli autori di tutto o dobbiamo aprirci ad altro? Siamo noi l’origine, la fonte dell’amore e della vita o questi misteri ci precedono?

2. La necessità di dare fondamento alla nostra capacità di amare e di generare alla vita

Siamo partiti dalla nostra esperienza, ma noi cristiani siamo convinti che non riusciremo mai a dare risposta alle domande che nascono di fronte al mistero dell’amore e della vita dell’uomo se non ricorriamo a Dio e a ciò che lui ha voluto rivelarci nella Sacra Scrittura (la Bibbia), ma soprattutto in Gesù Cristo. È grazie a lui che noi possiamo comprendere tutta la Scrittura. Lui, infatti, per noi, è il Verbo di Dio, la Parola di Dio fatta carne umana, contemporaneamente Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo e, proprio per questo, in grado di svelarci sia il mistero di Dio che quello dell’uomo. Solo il Verbo di Dio ci introduce nella conoscenza del mistero che ci coinvolge così profondamente. Senza la sua luce la nostra conoscenza rimane imperfetta.

Nella Bibbia la creazione dell’uomo è collocata al termine di tutta la creazione ed è espressa con queste parole: “In principio … ( quando ancora non esisteva nulla, dopo aver creato il cielo, la terra, le piante, gli animali) … Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela … ». Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.” (Gen. 1, 26-31).

Di seguito a questo testo ne leggo un altro, che probabilmente ricordiamo, perché lo leg-giamo a Natale, e che inizia sempre con “In principio”: ” In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio presso Dio; tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; … Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”.

Non sono testi scientifici, ma di fede. Ciò non significa che non dicano la verità. Anzi, hanno proprio questa pretesa. Il genere letterario del racconto, con il quale si esprime il primo testo, rende accessibile la comprensione anche ai bambini, che in genere sanno stupirsi e comprendere più di quanto noi pensiamo. Anche noi, per poter gustare queste parole piene di semplicità e poesia, dobbiamo ricuperare quel bambino che è in noi. Il regista Ermanno Olmi, in una recente intervista diceva che «nell’infanzia ascoltiamo la Parola di Dio con la mente pura dei piccoli, come dovrebbe essere sempre, senza il conformismo e le difese dell’età adulta». Ed è molto vero. Tra l’altro Olmi ha fatto un film bellissimo sulla creazione, intitolato “Genesi”.

Il secondo testo è certamente meno semplice. Si tratta di un testo teologico molto denso. Vuole rivelarci che in principio, all’inizio, quando Dio con la potenza del suo Verbo, cioè della sua Parola, iniziò a creare, quel Verbo, quella Parola potente che poneva tutto nell’esistenza e faceva vivere, era la stessa che un giorno prese corpo umano nel grembo di una giovane di Nazareth, Maria. Quella Parola presente fin dal principio era Gesù, colui che nella fede riconosciamo Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo. È lui che ci dona la grazia di vivere e ci offre la verità dell’esistenza umana, per poterla realizzare in pienezza. E’ Gesù che ci rivela che Dio è Amore paterno che crea la Vita e che per sottrarla al potere della morte, dona il Figlio fino alla morte.

3. Dio Relazione d’amore dei Tre fonda la nostra capacità di amare e dare la vita

All’inizio della nostra capacità di amare e dare la vita c’è dunque Dio Amore che crea la Vita quasi per necessità. L’Amore ama la vita e la compagnia e non sopporta vivere da solo. In se stesso Dio è relazione di un Padre che ama intensamente il Figlio e ne è pienamente ricambiato, tanto che l’amore tra i due assume la consistenza di una personalità, che Gesù chiama Spirito Santo. Questo Dio ama la vita e gode di tutte le forme con la quale si esprime. Tutto è buono e bello per il Creatore. Ma in modo speciale Dio ama la vita dell’uomo e della donna, che crea a sua immagine e somiglianza. Instaura con essi una relazione particolare, concedendo dei poteri particolari e affidando la missione di amare e di generare alla vita, oltre a quella di amministrare tutte le altre creature.

Dio, oggi, continua ad amare e a dare la vita attraverso la missione affidata agli uomini.
Fin dall’inizio, afferma S. Giovanni nel suo vangelo, c’è anche un progetto per portare a compimento l’opera iniziata. Possiamo dire che con la venuta di Gesù, con l’incarnazione del Verbo divino, la creazione ha raggiunto il suo apice, il compimento. Come a dire: ecco finalmente l’uomo ad immagine e somiglianza di Dio, così come il Creatore lo aveva sognato. Ecco la verità dell’uomo. Ecco l’uomo figlio di Dio che sa realizzare pienamente la missione affidata dal Padre. Ecco il vero Adamo che può finalmente riscattarci dalle schiavitù del vecchio Adamo. Nel vangelo di S. Giovanni Gesù dice: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
La passione di Dio per la creazione e, in particolare, per l’uomo è davvero straordinaria!

La parola definitiva sul mistero dell’uomo ce l’ha dunque donata Gesù. Lui ci ha rivelato che l’uomo (maschio e femmina) è figlio di Dio e proprio per questo ha il potere di genera-re la vita con la potenza del suo amore. Ce lo ha rivelato con molte parole che troviamo nel Vangelo, ma soprattutto con la sua stessa vita di Figlio del Padre. Obbediente alla missione del Padre, ha vissuto nell’amore fino alla fine, dice S. Giovanni, fino al dono su-premo di sé sulla croce. Lo ha fatto per raggiungere un fine ben preciso: donare l’amore e la vita divini che dimoravano nel suo cuore all’umanità, perché finalmente emancipata dalla schiavitù dell’egoismo e della morte potesse realizzare in pienezza la sua identità di figlio di Dio. In altre parole possiamo dire che Gesù, con il suo sacrificio sulla croce ha co-me ricreato l’uomo, lo ha rigenerato alla vita. E questo dono ineffabile ci ha raggiunto il giorno del nostro Battesimo.

Se tutta la creazione merita la nostra ammirazione, anzi, la nostra contemplazione, perché ogni forma di vita ci parla dell’amore di Dio e per questo ci affascina, la vita dell’uomo raggiunge l’apice di questa rivelazione dell’amore divino. Non è confondibile con le altre creature. Anche il salmista di fronte al prodigio dell’uomo esclama con stupore: «O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! … Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? Davvero lo hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi … O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!» (Salmo 8).

4. Un dono che continua nella libertà

Ecco, carissimi, in quale opera divina siamo stati coinvolti!
Nell’amare e nel dare la vita si racchiude tutto il senso della nostra esistenza umana. Al di fuori di quest’opera la nostra vita perde di significato e non è più autenticamente umana. Un’opera che non si conclude con il “mettere al mondo” un figlio, ma che continua giorno dopo giorno, con grande dedizione, affinchè quella persona generata possa crescere, maturare come figlio di Dio e raggiungere la realizzazione piena, che per noi cristiani coincide con la volontà di Dio Padre. Qui si comprendono tutti gli atti d’amore che seguono alla nascita: certamente la cura per l’alimentazione, per la salute, per l’istruzione e l’apprendimento, ecc. Ma anche la cura perché a quella creatura sia donata la vita eterna in Gesù Cristo e quindi il Battesimo, la conoscenza di Gesù, l’insegnamento della preghiera, la preparazione ai vari sacramenti, ecc. Per continuare a “dare la Vita”.

Ma qui si aprono dei capitoli delicati. Per continuare a dare la vita nell’amore, dobbiamo preoccuparci di non perdere mai la consapevolezza che la fonte dell’amore e della vita è Dio. In principio c’è lui, non ci siamo noi. Noi siamo solo (e non è poco!) dei collaboratori, degli strumenti del suo amore e del dono della vita. Non è però facile, perché le tentazioni di dimenticare l’origine di quell’amore e di quella vita donata e di possedere il figlio come una proprietà, sono sempre molto forti. Ma l’amore autentico è legato indissolubilmente alla libertà. Senza libertà noi abbiamo solo un surrogato di amore. Dobbiamo imparare da Dio: Egli ci ama, ci dona la vita, ma ci lascia sempre liberi. Noi possiamo anche non rico-noscerlo, non fare la sua volontà, ribellarci e lui continua ad amarci e a sostenerci nell’esistenza.

Si, dobbiamo davvero imparare da Dio e chiedere a lui tutto il necessario per continuare ad amare e generare alla vita quei figli che il Signore ci ha affidato. Nella preghiera costante dobbiamo chiedere il dono della libertà, per non possedere mai quelle persone messe al mondo. Anzi, per cercare e indicare sempre e solo la volontà di Dio come riferimento fondamentale. Quella volontà sulla vita umana resa manifesta in Gesù Cristo. Dobbiamo imparare a chiedere a Dio anche come educare all’amore quelle creature, perché a loro volta sappiano “dare la vita” ad altri. In altre parole, dobbiamo aiutarli a cercare e scoprire la loro vocazione, cioè in quale via d’amore Dio li chiama a diventare suoi collaboratori. Se nella via dell’amore di coppia o nella via della consacrazione come sacerdoti o come religiosi o religiose. Il segreto di una vita felice sta proprio in questa ricerca della volontà di Dio e nella sua realizzazione.

Per noi cristiani “dare la vita” a un uomo che “viene alla luce”, significa soprattutto, come già accennavo, donargli Gesù Cristo. Lui, infatti, è la luce della vita umana, Colui che mi svela il senso di questo grande dono e che mi permette non solo di viverlo bene sulla terra, ma anche di orientarlo alla sua grande meta naturale che è il cielo.
È Gesù Cristo che dona senso alla gioia che viviamo, ma anche al dolore, ai momenti di prova che incontriamo nel nostro cammino. È lui che ci dona l’amore quotidiano per darci agli altri generosamente e liberamente. È con lui che noi, con la forza dell’amore, possiamo sconfiggere la morte e vivere in eterno.
Ecco, cari genitori, questo mi sembrava importante dirvi, come contributo al vostro grande e prezioso compito di collaboratori di Dio nel “dare la vita”.

Don Paolo Carnio

 

a cura di C.D.