Intervista a mons. Paolo Carnio

Mons Paolo Carnio

Fonte: “La Vita del Popolo”

Mons. Paolo Carnio, per otto anni rettore del seminario diocesano, ora si appresta a fare il suo ingresso come arciprete di San Donà di Piave il 21 settembre. Queste settimane, per mons. Paolo Carnio, sono quindi un periodo fatto di valigie, di saluti, e anche di bilanci, inevitabili quando ci si appresta a lasciare una realtà come il Seminario diocesano, dove si sono trascorsi ben 31 anni di ministero, gli ultimi otto come Rettore.

Mons. Carnio, che lettura sente di poter fare di questa esperienza?
Posso dire con tranquillità che per me, per la mia vita – sottolineo per la mia vita, perché per la vita del Seminario non sta a me esprimere valutazioni – il bilancio è molto positivo. In questi 31 anni, come nei 5 precedenti vissuti in parrocchia, a San Martino di Lupari, ho sperimentato che l’esercizio concreto del ministero, là dove il Vescovo ti invia, realizza quella promessa di salvezza che il Signore ti fa percepire con la chiamata al sacerdozio. Una salvezza molto concreta che coinvolge la tua persona nella totalità.
In questi anni Dio ha valorizzato la mia esistenza oltre ogni mia immaginazione, ma soprattutto, attraverso il quotidiano servizio nei vari incarichi affidati, ha messo in atto un processo di purificazione e di configurazione a suo Figlio Gesù, che certamente continuerà anche nel prossimo ministero in parrocchia, se io continuerò a collaborare con la sua grazia. Sono perciò abitato da un profondo sentimento di gratitudine nei confronti del Signore e della mia Chiesa diocesana. Posso affermare d’essere un prete molto felice. Questo non significa che siano mancati i momenti di sofferenza, di prova e di sconforto, ma vissuti in comunione con il Signore hanno poi rivelato una sorprendente fecondità nella mia vita. D’altra parte solo attraverso la sofferenza si impara ad amare il Signore e la Chiesa. Se uno non è disposto a patire, non imparerà mai ad amare. Un altro aspetto del bilancio positivo  riguarda la possibilità, o meglio, la grazia di condividere la vita e il ministero con molti altri sacerdoti in questi 31 anni. Sacerdoti con sensibilità e competenze diverse che ci permettevano di offrire, tutti insieme, ai seminaristi, una ripresentazione esistenziale di Gesù Cristo un po’ meno lontana dalla realtà. D’altra parte, come assumere una responsabilità tanto grande, come quella della formazione al sacerdozio, senza il conforto della comunione e della collaborazione con altri? Anche a questo livello il bilancio è molto positivo. Per me è stata una grazia inestimabile. La collaborazione fraterna nel servizio, pur con le difficoltà che si possono incontrare, esprime un valore altissimo. Durante il servizio di rettore, in particolare, ho ricevuto dagli educatori e dagli insegnanti, senza dimenticare il diacono Lucio Zampieri e tutti i laici che lavorano in Seminario, una collaborazione generosa, intelligente e leale da parte di tutti. Naturalmente gli aspetti da mettere in luce sarebbero ancora molti, ma mi fermo qui. […]
Con quale animo ha accolto la nomina a parroco di San Donà di Piave e come si appresta a “rientrare” in parrocchia, in pastorale ordinaria?
Con animo colmo di riconoscenza al Signore e al Vescovo. Inoltre  pieno di gioia. Si, sono molto sincero, fin dal momento in cui il Vescovo mi ha espresso la sua volontà ho risposto subito «sì». Da quando sono prete, in ogni richiesta del Vescovo ho percepito la volontà del Signore e, pur con qualche apprensione, ho risposto positivamente. Non mi sono mai pentito di questi atti di obbedienza, perché il Signore è stato sempre molto generoso con me e, ogni volta, ho potuto godere di una grande libertà interiore. Sono consapevole che ritornare in parrocchia dopo 31 anni non sarà facile, ma confido nel Signore e anche nell’aiuto dei confratelli che con me condivideranno il ministero, oltre che nei religiosi, le religiose e i laici che operano in parrocchia. Sono molto sereno e fiducioso. E poi, dobbiamo dirlo, la nostra vocazione fondamentale è quella d’essere pastori in una parrocchia. Perciò “rientro” molto volentieri nella pastorale ordinaria.

Alessandra Cecchin


Fonte: “La Vita del Popolo” del 25/07/2013(Link all’articolo completo)