Ivano De Biasio membro del CPD

Consiglio pastoraleIl nostro vescovo, su segnalazione dei preti del vicariato, ha chiamato a far parte del Consiglio Pastorale diocesano, due laici, uno della nostra comunità e una donna di S. Giuseppe, in rappresentanza dei laici del vicariato di S. Donà.

Ivano De Biasio è conosciuto per aver a lungo lavorato all’interno dell’associazione degli scout come responsabile ed educatore, anche a livello nazionale. Il vescovo intende  attivare il servizio del Consiglio pastorale diocesano, organismo previsto dal Concilio, come luogo di “progettazione del cammino pastorale, in reale comunione con il vescovo, per affrontare soprattutto le questioni che riguardano la relazione chiesa-mondo e individuare le linee operative e gli impegni missionari conseguenti”. Auguriamo buon lavoro.

Riguardo i consigli pastorali, ecco una interessante riflessione di Marco Vergottini, biblista

“La sinodalità: grammatica e…. pratica

Parlando dei frutti immediati del Vaticano II, si è portati immediatamente a riferirsi alla diffusione dei consigli pastorali – luoghi deputati alla partecipazione attiva e al discernimento ecclesiale da parte dei battezzati in ordine alla vita delle diocesi e delle parrocchie.

La correlazione fra Concilio e consigli è obiettiva, non fosse altro per la singolare assonanza linguistica (concilium/consilium): in breve, all’indomani dell’assise vaticana le comunità cristiane hanno riscoperto che ad essere attori sulla scena ecclesiale non possono esserci soltanto il vescovo e i pastori. C’è invece bisogno del concorso di tutti: i credenti sono “pietre vive” dell’edificio-Chiesa.

In verità, dopo qualche anno di esperienza, gli organismi di partecipazione hanno perduto non di rado l’entusiasmo iniziale, così da trascinarsi appesantiti nel ritmo e logorati dalle rigide procedure. Proprio sulla scorta della stessa esperienza dell’ultimo Concilio, è da auspicare che oggi i consigli pastorali non si limitino a declamare astrattamente, sul piano dei principi, l’istanza della comunione e della partecipazione. Per non scadere in una celebrazione astratta e finanche retorica del “consigliare”, occorre prestare attenzione ai dettagli e prendersi cura delle forme concrete di questi organismi, adottando ritmi e dinamiche di lavoro capaci propiziare l’esercizio di un dialogo franco e di un discernimento sapiente, realista e creativo del vissuto ecclesiale.

Il Concilio è nato per l’ispirazione di papa Giovanni, ma i padri conciliari hanno dovuto imparare a mettere in pratica quell’intuizione. Questo dev’essere di monito per noi oggi e per le nostre stesse esperienze di sinodalità: “synodos” significa “cammino insieme”, alla ricerca e nella sperimentazione di vie nuove che consentano alla Chiesa di ritrovare se stessa e di rispondere alla sua missione.”