La casa della Parola: la Chiesa

La preghiera
9. Il terzo pilastro dell’edificio spirituale della Chiesa, casa della Parola, è costituito dalle preghiere, intessute – come ricordava san Paolo – da «salmi, inni, cantici spirituali» (Col 3, 16). Un posto privilegiato è occupato naturalmente dalla Liturgia delle Ore, la preghiera della Chiesa per eccellenza, destinata a ritmare i giorni e i tempi dell’anno cristiano, offrendo, soprattutto col Salterio, il cibo quotidiano spirituale del fedele. Accanto ad essa e alle celebrazioni comunitarie della Parola, la tradizione ha introdotto la prassi della Lectio divina, lettura orante nello Spirito Santo, capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l’incontro col Cristo, parola divina vivente.
Essa si apre con la lettura (lectio) del testo che provoca una domanda di conoscenza autentica del suo contenuto reale: che cosa dice il testo biblico in sé? Segue la meditazione (meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Si giunge, così, alla preghiera (oratio) che suppone quest’altra domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua parola? E si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?
Di fronte al lettore orante della Parola di Dio si erge idealmente il profilo di Maria, la madre del Signore, che «custodisce tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19; cf. 2, 51), cioè – come dice l’originale greco – trovando il nodo profondo che unisce eventi, atti e cose, apparentemente disgiunti, nel grande disegno divino. O anche si può presentare agli occhi del fedele che legge la Bibbia l’atteggiamento di Maria, sorella di Marta, che si asside ai piedi del Signore in ascolto della sua parola, impedendo che le agitazioni esteriori assorbano totalmente l’anima, occupando anche lo spazio libero per «la parte migliore» che non ci dev’essere tolta (cf. Lc 10, 38-42).