La casa della Parola: la Chiesa

La comunione fraterna
10. Eccoci, infine, davanti all’ultima colonna che sorregge la Chiesa, casa della parola: la koinonía, la comunione fraterna, altro nome dell’agápe, cioè dell’amore cristiano. Come ricordava Gesù, per diventare suoi fratelli e sue sorelle bisogna essere «coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8, 21). L’ascoltare autentico è obbedire e operare, è far sbocciare nella vita la giustizia e l’amore, è offrire nell’esistenza e nella società una testimonianza nella linea dell’appello dei profeti, che costantemente univa Parola di Dio e vita, fede e rettitudine, culto e impegno sociale. È ciò che ribadiva a più riprese Gesù, a partire dal celebre monito del Discorso della montagna: «Non chi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7, 21). In questa frase sembra echeggiare la parola divina proposta da Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi invoca con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me» (29, 13). Questi ammonimenti riguardano anche le Chiese quando non sono fedeli all’ascolto obbediente della Parola di Dio.
Essa, quindi, dev’essere visibile e leggibile già sul volto stesso e nelle mani del credente, come suggeriva san Gregorio Magno che vedeva in san Benedetto, e negli altri grandi uomini di Dio, testimoni di comunione con Dio e coi fratelli, la Parola di Dio fatta vita. L’uomo giusto e fedele non solo “spiega” le Scritture, ma le “dispiega” davanti a tutti come realtà viva e praticata. È per questo che viva lectio, vita bonorum, la vita dei buoni è una lettura/lezione vivente della parola divina. Era già stato san Giovanni Crisostomo a osservare che gli apostoli scesero dal monte di Galilea, ove avevano incontrato il Risorto, senza nessuna tavola di pietra scritta come era accaduto a Mosè: la loro stessa vita sarebbe divenuta da quel momento il Vangelo vivente.
Nella casa della Parola divina incontriamo anche i fratelli e le sorelle delle altre Chiese e comunità ecclesiali che, pur nelle separazioni ancora esistenti, si ritrovano con noi nella venerazione e nell’amore per la Parola di Dio, principio e sorgente di una prima e reale unità, anche se non piena. Questo vincolo dev’essere sempre rafforzato attraverso le traduzioni bibliche comuni, la diffusione del testo sacro, la preghiera biblica ecumenica, il dialogo esegetico, lo studio e il confronto tra le varie interpretazioni delle Sacre Scritture, lo scambio dei valori insiti nelle diverse tradizioni spirituali, l’annuncio e la testimonianza comune della Parola di Dio in un mondo secolarizzato.
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