La devozione a San Donato (7 agosto)

La reliquia di S. Donato d'Arezzo Vescovo e martire conservata in DuomoÈ assodato che la devozione a San Donato, nel nostro territorio, ha origini molto antiche. In un passato non troppo lontano sorse però una discussione sull’identità di Donato, perché di Santi con questo nome ce ne sono ben dodici, anche se le ricerche più precise indirizzano verso i due Vescovi rispettivamente di Arezzo e dell’Epiro.

In particolare, i due studiosi Plateo e Agnoletti avanzavano la tesi che si trattasse di San Donato Vescovo dell’Epiro, le cui reliquie – secondo il primo – agli inizi del XII secolo furono trasportate e quindi conservate nella chiesa di S. Maria a Murano (Diocesi di Torcello), che fu poi (1140) intitolata appunto a San Donato.

La fama e quindi la devozione del Vecovo dell’Epiro – sempre secondo Plateo (1907) – si diffuse rapidamente in queste terre, tanto da “indurre i Vescovi di Torcello, Treviso, Eraclea e Jesolo a costruire una cappella presso la Torre del Caligo dedicata a S. Donato (…) La cappella fu consacrata dopo il 1186”.[1]

Secondo mons. Agnoletti (1897) il corpo del Vescovo dell’Epiro fu invece trasportato da Cefalonia a Murano già nel 980, per opera dell’imperatore Ottone.

Quest’ultimo studioso scriveva: “non istarò poi a decidere sulla confusione di quel S. Donato confessore col martire Donato Vescovo Aretino della persecuzione di Giuliano Apostata, celebrandosi anche di quello la traslazione nel medesimo giorno 7 agosto“.[2]

Nel 1916 la disputa sull’identità di San Donato venerato in questo territorio fu risolta, se non storicamente, almeno liturgicamente. Un documento di quell’anno, presente nell’archivio vescovile, infatti riporta:

Mons. Agnoletti e il dott. Plateo hanno cercato dimostrare che il Santo Donato Vescovo, venerato sempre il 7 agosto in S. Donà di Piave, come patrono, è quello stesso che ha le reliquie poste in venerazione in Murano (…)

Gli atti delle visite pastorali, che si possono addurre, del confessore Vescovo S. Donato (quello dell’Epiro, ndr), niente dicono, e la tradizione sta per il martire S. Donato di Arezzo. Questo Santo Martire, potè, in occasione del sinodo e delle visite, senza opposizione di decreti vescovili, essere determinato come Vescovo di Arezzo e martire, con la sua officiatura liturgica, anche perché il culto del santo confessore (cioè del Vescovo dell’Epiro, ndr) è più tardivo assai del culto prestato al Vescovo martire (che a S. Donà si festeggiava già nel secolo VIII, al tempo di Paoluccio Anafesto) e il protettore titolare della Plebs Sancti Donati, a. 740 rimase invariato, né si ritiene debba subire mutazione“.[3]

Quindi già verso la metà dell’VIII secolo, Donato d’Arezzo era il Protettore Titolare della “Plebs Sancti Donati”, come si legge in un documento presente nella sacrestia del Duomo.

Di lì a breve, dopo questi ragionamenti storici, il 16 maggio 1916 fu emanato il decreto di mons. Longhin con il quale si sancì che il San Donato patrono dell’antica pieve e della Contea o Gastaldia di S. Donà è appunto il Vescovo martire di Arezzo, smentendo così le tesi di Plateo ed Agnoletti.

Quasi vent’anni dopo, nel 1935, il parroco mons. Saretta scrisse un articolo nel foglietto parrocchiale, ricordando il decreto vescovile ed auspicando una degna celebrazione della festa liturgica del Santo aretino, patrono della nostra città:

È giusto pertanto che la festa di S. Donato si celebri nella nostra Parrocchia con la massima solennità dal Clero, come stabilisce il decreto. Ma perché anche il popolo fedele non ricorderà il suo Santo Patrono? Perché non si raccoglierà intorno alla venerata immagine di Colui, che ha dato il nome a questa terra, e che fu invocato con fede, per tanti secoli, da tutti gli antenati, nelle liete e nelle tristi vicende?

Crediamo di riparare a una grave omissione ripristinando, come votiva, la festa di S. Donato. Quest’anno per la prima volta il 7 agosto, le S. Messe saranno celebrate con l’orario festivo. La Messa solenne sarà cantata in Onore del Santo. Nel pomeriggio, ai Vesperi, sarà tenuto il discorso panegirico e si chiuderà con la benedizione e col bacio della reliquia. Anche nelle frazioni sarà osservato l’orario festivo.”[4]

Ecco la breve relazione del parroco, trascorse le celebrazioni:

Per la prima volta abbiamo festeggiato quest’anno il nostro Santo, che ha dato il nome a questa terra e che è stato invocato per tanti secoli dai nostri padri.

Abbastanza numeroso è stato il concorso alle SS. Messe e al Vespero. Devota è riuscita la processione con la Reliquia del Santo intorno alla Chiesa.

Bello e appropriato il discorso del nostro D. Pietro, che per la prima volta tessè l’elogio e narrò la vita del glorioso Vescovo e Martire.

L’anno venturo, ne siamo certi, la festa riuscirà anche più solenne e così sarà riparata per sempre e degnamente una mancanza che era inesplicabile e dolorosa.”[5]

San Donato martire, patrono della città del Basso Piave e compatrono della parrocchia del Duomo, visse nel IV sec. e fu il secondo Vescovo di Arezzo. Episodi della sua vita sono raffigurati nel monumentale altare maggiore della Cattedrale aretina. Egli compì molti miracoli, tra i quali è interessante ricordare quello legato alla pioggia:

Da tanto tempo non cade la pioggia, le campagne sono riarse e i raccolti in pericolo. I sacerdoti pagani dicono che la colpa è di Donato perché gli dei offesi dalla sua predicazione sono adirati e hanno deciso di non mandare più la pioggia.

Donato chiamato in giudizio, per dimostrare quanto gli dei pagani siano falsi e bugiardi, invoca la pioggia e questa improvvisamente cade abbondante su giudici e accusatori, lasciando però completamente asciutto il santo“.[6]

Per questo suo potere sulle forze della natura è invocato come protettore dalle alluvioni, che sono una minaccia sempre incombente anche nel territorio in cui si trova San Donà, di cui è significativamente patrono.

Pur non comparendo più nel titolo della chiesa, San Donato viene ritratto in tre opere dell’attuale Duomo: la tela di Galletti, nella lunetta sopra l’entrata principale; la pala dell’altare di Cherubini, nella cappella del fonte battesimale; una delle tre vetrate artistiche della cappella feriale.[7]

Pellegrinaggio: tappa ad ArezzoIl 1 maggio 2009 un centinaio di parrocchiani in pellegrinaggio verso Roma hanno fatto tappa ad Arezzo, nel cui Duomo hanno incontrato il parroco don Alvaro Bardelli, che ha consegnato in dono un calice di vetro, in ricordo di San Donato, Vescovo di Arezzo e compatrono della città del Basso Piave cui dà il nome.

Marco Franzoi


[1] T. Plateo, op. cit., in C. Chimenton, op. cit., pag. 67.

[2] Agnoletti, “Treviso e le sue Pievi” (1897), in C.Chimenton, op. cit., pag. 69.

[3] Busta S. Donà di Piave dell’Archivio Vescovile di Treviso, in C. Chimenton, op. cit., pag. 69.

[4] L. Saretta, Foglietto Parrocchiale di domenica 4 agosto 1935.

[5] L. Saretta, Foglietto Parrocchiale di domenica 18 agosto 1935.

[6] A. Bardelli, “S. Donato di Arezzo”, 2003, pag. 11.

[7] D. e M. Franzoi, “Le vetrate del Duomo di San Donà di Piave”, 2008.