La fede come profezia

2. APPLICARE IL METODO DEL DISCERNIMENTO PASTORALE.

Chiarito che i problemi dell’umanità interessano la chiesa perché essa ha la missione di orientarne la soluzione ai valori del Regno, occorre cercare il modo, o meglio i modi con i quali la chiesa li deve accostare e farli propri. La comunità cristiana, per obbedire alla sua missione, deve aprire gli occhi, acuire l’intelletto e capire le reali attese delle persone, dei gruppi, delle categorie, della società organizzata. Solo l’ascolto paziente e lo studio competente illuminano la complessità, aiutano a distinguere, collocano gli accenti e i rilievi sui punti nodali delle situazioni, colgono le urgenze, fanno scoprire i meccanismi nascosti dei fenomeni.

A questo servono le scienze umane, offrendo analisi che rendono intelligibile la complessa realtà umana e mettendo a disposizione interpretazioni che ne indicano la rilevanza, i valori e i limiti. Ne abbiamo un esempio nella ricerca sulla Grande Trasformazione del nostro Nord-Est, riportata sopra.

E’ compito della comunità cristiana scoprire i collegamenti con il progetto di Dio sull’uomo e sulla storia, mediante il discernimento sugli avvenimenti e sui fenomeni sottoposti a osservazione. Dopo il Concilio Vaticano II, è in atto una seria e sincera ricerca di nuove vie, nuovi metodi, nuove reimpostazioni delle strategie, nuovi tipi di presenza e di azione. La ricerca si esprime in abbozzi di nuove progettualità pastorali, frutto non di improvvisazioni ma di un metodo.

Il metodo che va affermandosi sempre più, è quello della famosa trilogia del vedere-giudicare-agire. La successione dei tre passaggi è conosciuta da tempo: è stata sperimentata a lungo dalla JOC francese, è stata autorevolmente proposta dal papa Giovanni XXIII nella Mater et Magistra (1961, nn. 236-237). Da allora la sua applicazione è stata progressivamente estesa dall’ambito dell’azione sociale a tutta l’attività pastorale. Così avviene che il metodo sia usato nei lavori del Sinodo dei Vescovi, nei convegni ecclesiali, nei corsi di studio, nella programmazione pastorale. Schematicamente ne possiamo richiamare i passaggi.

a) STUDIO DELLA REALTA’ . Lettura e analisi della situazione, individuazione dei fatti e dei problemi presenti nel gruppo sociale sotto osservazione. Qui viene in primo piano la capacità di avvalersi della strumentazione delle scienze umane, antropologia, psicologia, sociologia, storia, economia, politica. Una penetrante descrizione dei fenomeni, mettendone in rilievo le varie dimensioni, facendo emergere le interdipendenze e le connessioni, identificando le linee di tendenza e le conseguenze sul piano dei comportamenti individuali e collettivi, è la premessa indispensabile per ogni riflessione seria di carattere pastorale.

b) DISCERNIMENTO CRISTIANO. Il secondo passo consiste nell’operare un confronto fra le realtà esaminate e la Parola di Dio nella viva tradizione della Chiesa. Vagliare criticamente il senso degli avvenimenti socioculturali, compresi i fatti ecclesiali, alla luce del disegno di Dio sulla storia. Operare il discernimento significa distinguere e separare, accogliere e respingere, assumere e purificare, contrastare e valorizzare, in una parola giudicare. I criteri in base ai quali si opera questo discernimento sono evidentemente i valori del Regno contenuti nella Sacra Scrittura e mediati dalla Tradizione ecclesiale attraverso il magistero, la testimonianza dei santi, le esperienze del popolo di Dio, la riflessione dei teologi.

c) CONTRIBUTO ECCLESIALE. E’ il momento operativo, dove vengono individuate e precisate le azioni concrete che la chiesa è chiamata a compiere per svolgere la sua missione in quel determinato contesto socioculturale. Nel documento ‘Comunione e Comunità’ del 1981, parlando della parrocchia, i vescovi italiani avevano già individuato con lucidità questo orientamento. “Inserita di regola nella popolazione di un territorio, la parrocchia è la comunità cristiana che ne assume la responsabilità. Ha il compito di portare l’annuncio della fede a coloro che vi risiedono e sono lontani da essa, e deve farsi carico di tutti i problemi umani che accompagnano la vita di un popolo, per assicurare il contributo che la chiesa può e deve portare” (n.44). Occorre dunque cercare e individuare le nuove vie attraverso le quali diventa possibile quell’interazione che consente alla chiesa di promuovere nel mondo i valori del Regno, come suo contributo originale e necessario.