La festa del Battesimo di Gesù

La vetrata del Battesimo di Gesù al Giordano
“In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Ma Gesù gli disse: Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia” (Mt. 3,13-15).

Il Signore, nel Battesimo di Cristo al Giordano, ha operato segni prodigiosi: dal cielo ha fatto udire la sua voce, perché il mondo credesse che il suo Verbo era in mezzo a noi; con lo Spirito che si posava su di lui come colomba ha consacrato il suo Servo con unzione sacerdotale, profetica e regale, perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio (tratto dalla Preghiera Eucaristica III, Prefazio del Battesimo del Signore).

La vetrata del Battesimo di Gesù nel Duomo

La vetrata è collocata nel vano finestra del sacello presso l’entrata laterale sinistra del Duomo.
Così scriveva il parroco mons. L. Saretta nel Foglietto Parrocchiale del 17 novembre del 1940: “In questi giorni è stata posta in opera la nuova, l’ultima, vetrata, quella dietro il Battistero (quest’ultimo ora non più lì, ndr). Essa rappresenta il Battesimo di Gesù Cristo, ed è riuscita un vero gioiello, come le altre. Così da tutte le parti l’occhio dei fedeli, che entrano nella nostra chiesa, si riposa sopra una soave armonia di colori e si eleva nella rappresentazione dei misteri e dei Santi più cari alla nostra tradizione religiosa”.
Il maestro vetraio ha rappresentato la scena descritta nel Vangelo di San Marco (1, 9-10): “In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba”.
Il clima creato dall’artista è decisamente suggestivo. L’iconografia è sviluppata sull’intera superficie, sino alla lunetta, su cui si sprigiona una luce vivace e calda, “soprannaturale”, che costruisce a raggera una simbolica architettura absidale, caratterizzando vertici luminosi tali da animare lo scenario “a tutto schermo” della vetrata.
La composizione definisce un impianto solido, con una singolare apertura paesaggistica in profondità, raccordando la disposizione diagonale delle due immagini. Nell’ordine gestuale delle figure, il Battista fa scendere l’acqua che scorre sul capo di Gesù, sul cui volto si legge la delicatissima armonia interiore, in un’osmosi tra natura e spirito. San Giovanni ha le membra pallide, il volto scavato e un’aureola di colore rosso-cupo, simboleggiante la sofferenza nel sangue dell’imminente martirio che dovrà patire. L’artista sembra volesse alludere alla contemporaneità dei minacciosi eventi di guerra, che si andavano profilando nel momento storico di produzione della vetrata.
Nella formella inferiore, racchiuso in una cornice del tutto simile a quella della vetrata di Piergiorgio Frassati (di fronte), è dipinto il “Tempietto“, particolare dell’opera raffaellesca “Sposalizio della Vergine” (1504). Il piccolo edificio è infatti immaginato come simbolo della Chiesa, che si espande nel mondo, quando Gesù dopo il Battesimo consegna le “chiavi” all’apostolo Pietro, a sancire la Nuova Alleanza tra Dio Padre e l’uomo.
(tratto da “Le vetrate del Duomo di San Donà di Piave” – Duilio Franzoi, Marco Franzoi)
M.F.