La Festa della Madonna del Rosario

La vetrata della La celebrazione della Beata Maria Vergine del Rosario fu istituita da san Pio V nell’anniversario della vittoria navale dei cristiani a Lepanto e attribuita all’aiuto della santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario nel 1571.

Abbiamo notizia che la pur piccola e modesta chiesa parrocchiale di San Donà esistente nel 1601 aveva l’altare del Rosario.

Fu quello il secolo in cui questa preghiera devozionale ebbe diffusione grazie alle Confraternite del Santo Rosario, una delle quali era presente a San Donà alla fine del XVIII secolo.

Tra le opere artistiche presenti nell’antica chiesa parrocchiale vi era anche una tela del XV sec. raffigurante la Madonna del Rosario, che il popolo considerava come quadro della Madonna delle Grazie.

Tale dipinto oggetto di culto era ancora presente nella chiesa fatta costruire per volontà di mons. Rizzi nel 1837-1841, decorato con numerosi ex voto; rimase poi distrutto nell’anno di guerra 1917-18.
Nel nostro attuale Duomo troviamo dedicata alla “Madonna del Rosario” la statua in marmo di Carrara (di autore ignoto), presente su un lato dell’altare maggiore: è tra le poche opere recuperate dalla chiesa distrutta dalle granate italiane del 1917-18.
Vi è poi la vetrata centrale della cappella feriale. In quest’ultima la Vergine Maria è raffigurata assieme a Gesù Bambino, entrambi con la corona del rosario nella mano destra. Gesù tiene la corona alzata e la indica a chi guarda la vetrata come per esortare alla preghiera.
La vetrata fu ricostruita in seguito al ciclone del luglio 1965, a causa del quale rimase illesa solo la cornice originaria, della Ditta Corvaja-Bazzi di Milano.

A San Donà è festivo il giorno civilmente dedicato alla tradizionale Fiera regionale, ossia il lunedì successivo alla prima domenica di ottobre, che può anche cadere – come quest’anno – prima della Festa liturgica del 7 ottobre.

L’impegno dei sandonatesi per il Rosario negli anni della seconda guerra mondiale

Il giorno della festa patronale della Madonna del Colera del 24 settembre 1943 i fedeli di San Donà erano radunati nel cortile dell’Oratorio assieme al loro parroco Saretta e al loro vescovo Mantiero.
In quell’occasione si supplicò la Vergine di liberare la città e la popolazione dalla guerra, le cui distruzioni sino ad allora non avevano ancora riguardato San Donà di Piave e il territorio italiano in generale, ma i suoi echi si facevano ormai vicini. Così scriveva mons. Saretta nel Foglietto:

San Donà di Piave ha fatto il suo voto alla Madonna; per la bocca del Vescovo, nella solennità del 24 Settembre; tutto un popolo immenso, rinnovato nello spirito della fede e dell’amore, ha presentato con umiltà e confidenza la sua promessa alla Celeste Regina. Lei, che è Madre e che tutto può sul Cuore del Figlio, siamo sicuri che non ci lascerà senza protezione e
senza conforto. In tutte le case sarà recitato ogni sera il S. Rosario (…)
L’anno successivo (1944) venne rinnovato il voto e il parroco ammoniva: “Sì, la Madonna ci salverà. Ma ad un patto. Bisogna che tutti siamo fedeli alle promesse, bisogna continuare nella preghiera, specialmente nella recita del S. Rosario ogni sera in famiglia.”

La preghiera del Rosario

Il nome di “Rosario” deriva da “corona di rose“, con riferimento al fiore mariano per eccellenza, simbolo della stessa Ave Maria.
La recita delle cinque serie di dieci Ave Maria si unisce alla meditazione dei Misteri (Gaudiosi, Dolorosi, Gloriosi e – dal 2002 – Luminosi) della vita di Cristo e di Maria.

Nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 2002, di Giovanni Paolo II è scritto:
Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero.
Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s’inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a «prendere il largo» («duc in altum!») per ridire, anzi ‘gridare’ Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come «la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6), come «traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà».
E ancora il Papa: “Invito tutti a prendere in mano la Corona per invocare l’intercessione della Vergine Santissima: non si può recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace“.

Nella sua semplicità e profondità, il Rosario rimane una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti si santità. (fonte: http://it.cathopedia.org)

A cura di Marco Franzoi