La nostra parrocchia, oggi

Da parecchio tempo si continua a dire che tutto cambia, che oggi le cose non sono più come una volta, che cambiano non solo i giovani ma anche i loro genitori e gli anziani. Da quarant’anni, e precisamente dal Concilio vaticano secondo, ci siamo abituati a pensare e a vedere che anche la chiesa va cambiando, ha cambiato tante cose, continua a cambiare.

Come sarà la parrocchia del 2000?

si domandava mons. Bruno Gumiero in un articolo del “foglietto” del 14.09.1997, qualche mese prima di lasciare il suo compito di parroco. Partendo dalla constatazione che la parrocchia vive tempi difficili, dal momento che il vecchio non è ancora passato e il nuovo non è ancora arrivato, prevedeva tuttavia che “la parrocchia del futuro sarà formata da battezzati che professano con coraggio la fede cristiana, che rendono la testimonianza con una vita che non accetta compromessi sul Vangelo e che la manifestano anche comunitariamente in modi e forme che sono segno di speranza e salvezza per tutti”.

In effetti la nostra parrocchia viene da lontano, affonda salde radici nel passato, ed è segnata dalla cultura prima della campagna e poi della società industriale e terziaria. Dal punto di vista religioso è stata scossa dal vento del Concilio Vaticano II. Ha evoluto, soprattutto nel metodo con il quale affrontare i problemi. Purtroppo sta correndo il rischio di dare troppo credito al valore riscoperto come fondamentale anche per la fede, che è la libertà. Non è facile mettere tutto l’apparato istituzionale e organizzativo al servizio prioritario della persona, privilegiando la coscienza e la vocazione personale. All’interno della comunità cristiana, molte cose sono ancora regolate secondo le esigenze della legge o della tradizione ed è assai difficile andare semplicemente e direttamente all’essenziale. Tuttavia ciò che modifica la parrocchia non sono solo i programmi dei pastori più o meno intraprendenti, ma anche, e talvolta soprattutto, i comportamenti della gente.

Dagli anni settanta in poi i “fedeli” italiani hanno cominciato a pensare che si può essere buoni cristiani anche se non si va alla messa ogni domenica. Più recentemente i giovani hanno cominciato a premettere al matrimonio, come tempo di prova e adattamento, un periodo più o meno lungo di libera convivenza senza provare il minimo disagio morale. Anche i ragazzi hanno imparato a prendere le distanze dalla religione cattolica, abbandonando la parrocchia dopo la celebrazione della cresima. Numerosi sondaggi, ripetuti a intervalli di qualche anno nel territorio del Nordest, documentano che quasi i due terzi dei ‘socializzati’ nella pratica tradizionale, si regolano secondo il detto: la Chiesa fa bene a insegnare quello che insegna, ma ognuno poi vive la fede a modo suo.

Che senso ha allora continuare ad erogare i servizi religiosi, un tempo tanto apprezzati e oggi sempre meno cercati? I cambiamenti da chi sono suggeriti o imposti? E’ un buon criterio quello di seguire o adattarsi ai nuovi orientamenti della gente? Forse no. E allora, che cosa lasciare di meno utile e importante, e che cosa invece rinnovare e continuare a proporre?

E’ chiaro che bisogna mettere a fuoco le finalità della comunità cristiana, la sua funzione irrinun-ciabile di fronte a qualsiasi cambiamento. Bisogna richiamare la sua vocazione originaria per continuare a renderla attiva nell’oggi del mondo che cambia. La nostra parrocchia in questi anni ha camminato molto e ha ritoccato molte cose, alcune sono state lasciate, altre sono state inserite. Possiamo dire che l’elenco dei servizi e delle iniziative che brevemente presentiamo, risponde a un progetto di comunità che vorrebbe continuare a muoversi sulle tracce del rinnovamento conciliare.
Nel libro che raccoglie le leggi principali che regolano la vita della Chiesa (Codice di Diritto canonico, ed. 1983), la parrocchia è così definita:

“E’ una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare,e la cui cura pastorale è affidata sotto l’autorità del vescovo diocesano, ad un parroco come suo pastore proprio” (can. 515).“Come regola generale, la parrocchia sia territoriale, tale cioè che comprenda tutti i fedeli di un determinato territorio” (can. 518). “Il parroco… è chiamato a partecipare al ministero di Cristo per compiere al servizio della comunità le funzioni di insegnare, santificare e governare, anche con la collaborazione di altri presbiteri o diaconi e con l’apporto dei fedeli laici, a norma del diritto” (can. 519)
Possiamo riassumere le caratteristiche della nostra parrocchia, che cerca di darsi una fisionomia secondo gli orientamenti conciliari, in quattro aspetti fondamentali, che esprimono le linee portanti e le grandi finalità della chiesa come popolo di Dio:
la parrocchia è

  • una comunità educante,
  • una comunità celebrante
  • una comunità fraterna
  • una comunità in dialogo