La Parola di Dio cammina anche nella nostra parrocchia: testimonianze

La tua parola mi fa vivere (salmo 119,93)
 
Il mio rapporto con la Parola ha preso le mosse da lontano.
Ricordo i racconti della Storia sacra che il mio parroco di Fanzolo faceva a puntate ogni domenica pomeriggio, prima dei vesperi, a tutti i bambini delle elementari, dopo la mezz’oretta di catechismo per classe.  Erano circa venti minuti attesi e vissuti con attenzione e interesse.
Con il suo linguaggio semplice ma incisivo, il parroco trasmetteva immagini e parole non più dimenticate in seguito, come la moglie di Lot trasformata in statua di sale perché ha voluto voltarsi per vedere la pioggia di zolfo su Sodoma, oppure il gesto di Giobbe che si raschiava la testa con un coccio di coppo trovato nel mucchio di spazzatura dove lo aveva buttato la moglie quando, nonostante la ripugnante malattia, continuava a lodare il Signore.
Forse ero in quarta elementare quando trovai in casa un libretto appartenente a una mia zia, e aprendolo lessi il miracolo della “mano secca” guarita da Gesù. Guardando bene vidi il titolo ‘il santo vangelo’. Più tardi, ricordando la pagina letta, scoprii che era all’inizio del vangelo di Marco.
Un po’ alla volta imparai a collegare il modo con cui facevo le cose quotidiane con gli insegnamenti che apprendevo dai racconti che sentivo al catechismo. Entrato in seminario cominciai, a leggere dei libretti di meditazione che commentavano qualche frase della Bibbia o del Vangelo ogni giorno.
Durante gli studi di teologia, ricordo che il professore di S. Scrittura, mons. Gioacchino Scattolon, di santa memoria, veniva a scuola tenendo sempre i testo della Bibbia sopra la pila dei libri che portava, intendendo così ricordare anche a noi il rispetto che si deve al testo sacro. Per alcuni anni faceva anche una piccola cerimonia in classe per ‘intronizzare’ la Sacra Scrittura.
Anch’io mi sono iscritto al gruppo biblico interno al seminario, con l’impegno di leggere ogni giorno qualche versetto del vecchio o del nuovo Testamento.
Diventato prete, mi trovai subito impegnato a preparare le prediche per spiegare il testo del Vangelo della domenica.  Venni a contatto con un movimento di spiritualità che insegnava “la revisione di vita”, attraverso l’interpretazione dei fatti di ogni giorno alla luce della Parola di Dio. Venne poi il Concilio, approvò il documento “Dei Verbum” e dispose che nella messa venisse posta in grande valore la liturgia della Parola. Anche il catechismo fu ripensato, presentando il Vangelo come libro della fede e suggerendo di mandare a memoria le frasi evangeliche oltre che alcune formule catechistiche essenziali.
Finito il servizio come educatore in Seminario, pur avendo scelto lo studio delle scienze umane in funzione dell’attività pastorale, ho coltivato l’interesse per l’aggiornamento dello studio della Parola di Dio, partecipando a settimane bibliche diocesane e nazionali, promovendo gruppi di ascolto della Parola, la scuola della Parola per genitori del catechismo, cercando in questo di dar il primato al Vangelo, secondo le indicazioni del primo piano pastorale nazionale riguardante gli anni settanta, dal titolo “Evangelizzazione e Sacramenti”.
Da quando sono entrato in servizio pastorale in parrocchia, con amici preti ho partecipato a incontri di Lectio divina quasi settimanali.  Durante il periodo della malattia ricordo di aver trovato luce e conforto dalla meditazione dei salmi e del nuovo Testamento, in particolare della risposta che Gesù ha dato a S. Paolo quando chiedeva con insistenza di esser liberato da una spina al fianco (forse una malattia): “Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta in tutta la sua forza proprio quando uno è debole” (2 Cor 12,9).
Al punto in cui sono, mi interessano sempre di più gli scritti che aiutano a capire più a fondo la Bibbia, e posso testimoniare che la riflessione e la meditazione sulla Sacra Scrittura mi sostengono nella fede e mi aiutano molto nel ministero pastorale ad accompagnare la fede degli altri. Spero che “la cappella della Parola”, che verrà allestita in duomo, serva a ricordare a tutti quelli che lo frequentano o lo visitano, che la Parola del Signore è vicina al nostro cuore e alimenta il nostro spirito e la nostra vita.
 
Digi