La parrocchia educativa e il “cortile educativo”

cortile educativoPiù chiaramente che in passato, l’ambiente delle parrocchie oggi si qualifica soprattutto per le iniziative di carattere educativo, non solo come centro di diffusione di valori ma anche come luogo di promozione di esperienze di vita.
Di solito si apprezzano le iniziative di aggregazione nel tempo libero, soprattutto là dove la parrocchia può disporre di un ambiente attrezzato come un oratorio. Ma la forza educativa più profonda e incidente viene usata dalla parrocchia quando prepara celebra e approfondisce l’esperienza dei sacramenti.
Il catechismo è un’attività volta a fornire una visione di vita e criteri di giudizio che orientano le scelte su binari di verità giustizia e carità. Gli incontri settimanali, condotti a forma di dialogo, sviluppano lo spirito critico e il confronto con le piccole grandi esperienze del viver quotidiano.
I contatti con i genitori offrono possibilità di ricupero delle relazioni familiari in termini di accoglienza, stima e solidarietà. Le celebrazioni poi dei sacramenti allargano i legami con le diverse generazioni presenti nella comunità e arricchiscono la memoria anche di vibrazioni emotive, che facilitano la continuazione dei rapporti nella varietà delle situazioni che la vita procura. Questo avviene quando si prepara e si celebra il battesimo dei piccoli, quando si prepara e si celebra la festa della prima confessione, della prima comunione, e della cresima, quando poi si frequenta la celebrazione eucaristica settimanale. Anche la celebrazione del matrimonio nella propria parrocchia, dovrebbe dare stabilità alla rete di buoni rapporti intessuti negli anni del cammino formativo.
In un certo senso la parrocchia potrebbe rappresentare il sostituto aggiornato del ‘cortile educativo’.
don Gino
Il ‘cortile educativo’

Un tempo nella società contadina i bambini giocavano assieme nel cortile della fattoria, provenienti da famiglie diverse e tutti custoditi, osservati, guardati persona, generalmente lo zio o il nonno o la nonna di uno di questi bambini. E così i genitori erano sicuri e tranquilli. Nessuno temeva per la loro sorte. I loro figli erano ben custoditi crescevano assieme e trascorrevano assieme molte ore dello loro giornate. Vivendo assieme nel cortile di una società omogenea, quella contadina appunto, ove i valori erano immediatamente e unanimemente condivisi e vissuti.

Oggi questa situazione è totalmente trasformata e improponibile. Il pluralismo culturale e religioso, la mobilità sociale, la complessità del vivere quotidiano e la molteplicità dei vissuti personali sono alcuni dei molteplici aspetti di una situazione totalmente diversa in un mondo totalmente inedito.

Tuttavia ci chiediamo: cosa è bene oggi per i nostri bambini? Dove i bambini oggi possono giocare e vivere serenamente alcune ore della giornata assieme ai coetanei, in maniera gratuita libera e spensierata, in un ambiente protetto, custodito, sorvegliato? A chi affidare il bambino, il “cucciolo d’uomo”? Con chi può trascorrere serenamente le ore della giornata senza rischi e pericoli? Da chi impara a vivere? Che cosa impara? Quali valori assume? E quello che impara, corrisponde a quello che i genitori desiderano e si aspettano?

In sintesi la domanda centrale può essere così formulata: è possibile oggi educare, prescindendo dall’azione educativa di un habitat costituito da tutti coloro che nel territorio convergono, su un progetto educativo condiviso, e superando la frammentazione, lo spontaneismo, l’episodicità, la delega, la supplenza?

don Edmondo Lanciarotta (in Credere Oggi, n. 172, 4/2009)