La terza riflessione in preparazione alla festa patronale

Commento alla terza parte dell’Ave Maria di giovedì 20 settembre 2012

Anche io come Francesca e Luca nei giorni scorsi sono stato contattato da don Gino per proporre all’assemblea una riflessione sulla preghiera dell’Ave Maria, nello spirito del Concilio Vaticano Secondo, di cui l’11 ottobre ricorre il 50° anniversario dell’apertura. Il Concilio auspicava una sempre maggior partecipazione dei laici alla vita della Chiesa, non solo nelle attività caritative ma anche nella diffusione del messaggio evangelico. Con questo spirito ho accettato la proposta ed ho così colto l’occasione per studiare un po’ meglio questa preghiera, consapevole del fatto che si è spinti ad un miglior lavoro di comprensione quando si ha l’impegno di insegnare o spiegare qualcosa agli altri.

Tutti noi siamo abituati, fin da bambini a recitare la preghiera dell’Ave Maria e non è facile parlare di qualcosa che tutti conoscono o credono di conoscere. Ad esempio diamo forse per scontato che questa preghiera sia molto antica anche se in realtà, nella sua versione completa e attuale non è tanto antica quanto possiamo immaginare, almeno in confronto con la vita della Chiesa.
Ave, Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne

e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.

Amen.

L’uso liturgico della prima parte dell’Ave Maria, il saluto dell’angelo nell’annunciazione e quello della cugina di Maria, Elisabetta, è attestato dal IV secolo. La seconda parte con l’invocazione, in varie forme, è attestata a partire dal XIV e XV secolo in Italia e solo nel cinquecento la ritroviamo nella forma attuale; il Catechismo del Concilio di Trento dice che questa parte è stata composta dalla Chiesa stessa. È un prodotto della meditazione della chiesa attraverso i secoli.

A chi è diretta questa preghiera? A Maria, certo. Sono numerose le ipotesi riguardanti l’etimologia del nome Maria e il suo significato. La teoria più accreditata propone un’origine egizia, basata su mry o mr (rispettivamente “amata” e “amore”). Mi sembra bello pensare che la madre di Cristo, cioè del più grande gesto d’amore di Dio per gli uomini possa avere già nel nome questo riferimento alla grandezza dell’opera di Dio che si compie in Lei grazie anche al suo assenso.

Santa Maria

Chiamiamo Maria Santa e dobbiamo capire il significato di questo attributo. Santo è, nella Bibbia, uno dei tanti attributi di Dio. «Dio Santo» è Colui che trascende l’uomo e il mondo; che «abita una luce inaccessibile» ed è distinto dall’uomo. Più che una qualità morale, il termine santo indica l’essenza di Dio e la sua autorità: Dio è totalmente diverso, superiore, distinto… Il Signore, che è il solo Santo, può tuttavia partecipare, e di fatto partecipa, la sua santità. Noi vediamo infatti che sono detti santi: il popolo di Israele, i Profeti, gli Apostoli, Giovanni Battista; santa è la Chiesa e santi tutti i Cristiani, partecipi della vita e della missione di Cristo. Quindi Maria è santa anche perché lo Spirito Santo abita in lei e l’ha assunta come strumento e luogo della sua attività divina.

Madre di Dio

Theotokos (“Madre di Dio”): titolo dato nel 431 dal concilio di Efeso: è un’affermazione volta a sottolineare l’unicità della persona di Cristo nelle due nature, umana e divina.

A tal proposito, si ricordi anche la visione di Maria contenuta nella Divina Commedia, dove Dante riporta la straordinaria preghiera del doctor marianus Bernardo di Chiaravalle affinché Dante stesso possa ottenere -per grazia- la visione della Trinità divina:

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,

termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura. (Paradiso XXXIII, 1-6 )

Maria genera una Persona che è Dio dall’eternità: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio…” (dal prologo del vangelo di Giovanni). Maria è quindi «Theotòkos», madre di Dio, perché il Figlio eterno di Dio si fa uomo da lei e per mezzo di lei. Ora, dicendo che Maria è madre di Dio noi riconosciamo: 1) che Gesù è veramente Dio; 2) che è veramente uomo (altrimenti Maria non sarebbe sua madre); 3) che in Lui c’è la sola Persona divina (altrimenti Maria sarebbe madre della persona umana di Gesù, e quindi non più madre di Dio). In breve, Gesù è vero Dio e vero uomo: – dicendo che Maria è madre di Dio, noi affermiamo la divinità di Gesù; – dicendo che è madre di Dio, noi affermiamo la umanità di Gesù. Nessuna creatura umana è stata pensata, «progettata», assunta, elevata a così alta dignità. Ma questo non è solo un dono, un regalo di Dio a Maria. Dio ha voluto il SI di Maria. «Dio volle che l’accettazione della predestinata Madre precedesse l’Incarnazione, perché, così come una donna aveva contribuito a dare la morte, così una donna contribuisse a dare la vita. Ciò vale in modo straordinario per la Madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la Vita stessa che tutto rinnova» (Lumen Gentium).

“Prega per noi peccatori, adesso”

Prega per noi peccatori

Ecco allora l’invocazione: prega! Maria, prega, fa qualcosa per noi! Dì una parola in nostro favore! Intercedi presso Dio! Intercedere significa intervenire a vantaggio di qualcuno; “strappare” una grazìa. È quello che Maria ha fatto fin dall’inizio dell’attività pubblica di Gesù, quando alle nozze di Cana intercede a favore degli sposi dicendo “Non hanno più vino”. Gesù le risponde “Donna, non è ancora giunta la mia ora” ma poi accondiscende al desiderio di sua madre e muta l’acqua in vino. Maria può intercedere, vuole intercedere, perché è dalla parte di Dio e dalla parte nostra. Solo Dio è onnipotente, ma la potenza di Maria consiste nell’ottenere da Dio ciò che è bene per quei figli bisognosi che Dio stesso le ha affidato. Quando ci affidiamo a lei, la nostra causa, anche se disperata, è in buone mani. Ci rivolgiamo a lei consapevoli del nostro stato di «poveri peccatorì». Non abbiamo meriti da rivendicare, se non quello di essere «iscritti nella lista dei poveri». È questa la condizione che ci dà garanzia di essere esauditi: riconoscere che siamo bisognosi di tutto.

Adesso

Prega per noi, adesso… Troppo spesso viviamo con lo sguardo rivolto al passato, o proiettato verso il futuro… e così perdiamo gli appuntamenti decisivi, quelli dell’oggi. Viviamo di ricordi, di rimpianti, di nostalgie… Oppure di sogni vaghi o di attese illusorie. In tal modo non sappiamo afferrare l’adesso, il momento favorevole, il messaggio di oggi, la grazia di oggi. Ma l’uomo maturo e illuminato non è distratto nei confronti del presente: lo alimenta con la memoria del passato e con l’attesa del futuro, ma lo vive intensamente, responsabilmente, nella certezza che è proprio il presente ciò che conta, e che… questo presente non tornerà mai più. Non esistono solo le rare grandi occasioni della vita; esistono invece le minuscole, modeste, normali, occasioni quotidiane… E sono tutte preziose. In questo prezioso attimo presente imploriamo l’aiuto di Maria: una presenza quindi costante, abituale, lungo il filo dei giorni feriali, nell’ambito del quotidiano. Non solo nei momenti di emergenza, quando le cose si mettono male e siamo nella disperazione. Non esistono giorni ordinari: ogni giorno è straordinario, insolito, «mai visto», ed è carico di novità e imprevedibilità. Per questo chiediamo aiuto a Maria e lo chiediamo adesso.

Ma nella preghiera diciamo anche

” e nell’ora della nostra morte “

L’ora della morte è l’ora più temuta e il più possibile allontanata. Ma è un’ora che inesorabilmente verrà… e per tutti. Siamo sicuri che, nella successione degli adesso, verrà un «adesso» che segnerà la fine, e, con essa, la partenza da questo mondo. A questa realtà costantemente ci richiama l’Ave Maria, anche se la recitiamo distrattamente e quasi scivolando sulla parola che non vorremmo mai pronunciare: la morte. Nulla ci angoscia più del pensiero della morte. Essa si presenta come una realtà assurda e scandalosa, da evitare accuratamente, da non far entrare nei discorsi abituali fra persone «normali». Ci fa paura anche se abbiamo fede in Cristo che, morendo, ha distrutto la nostra morte, e, risorgendo, ha ridato a noi la vita. Tentiamo di persuaderci che la morte, sul piano fisico, è un evento biologico normale, e, sul piano cristiano, il momento più prezioso che dà senso e coronamento alla nostra esistenza.. Anche Gesù, sulla Croce, accolse la morte con terrore gridando al Padre tutta la sua angoscia. Che cosa possiamo fare? Possiamo continuare così ad allontanare, a minimizzare, a sottovalutare l’evento più importante e decisivo della nostra esistenza? Evidentemente no! Meglio accettare la realtà delle cose: accettare fin d’ora, per allora, quello che accadrà, e, fin d’ora prepararlo con responsabilità ed equilibrio. E proprio… con l’aiuto di Maria. Con Maria, la vita illumina la morte e la morte illumina la vita Maria, invocata con fiducia, rende tutto più semplice, più comprensibile, più accettabile, più sereno. Essa ci garantisce per l’adesso una presenza materna dolce e insostituibile. Ma mentre ci sostiene nel presente, ci prepara con serenità al futuro e a quell’ora suprema. Ci prepara alla morte, insegnandoci a vivere. Nel momento nel quale avverrà il nostro personale incontro col suo Figlio, Giudice e Salvatore, sarà lei a parlare per noi, come madre, come amica, come avvocata potente. Entreremo nella vita eterna con l’aiuto e la protezione di questa mamma.

Infine la preghiera si chiude con un

“Amen “

Con questo Amen esprimiamo il nostro assenso al contenuto della preghiera e diciamo il nostro piccolo SI. Così sia.

A. Culatti Zilli