La testimonianza di Diana S. nell’accoglienza dei profughi dalla Libia

VolontariatoVolontariato con i profughi dalla Libia. “Cuori e volti che si incontrano”

Pochi sanno che tra maggio-giugno la Caritas Tarvisina della Diocesi di Treviso ha accolto 32 profughi della Libia di cui una famiglia con una bambina di pochi mesi.

Perciò mi piacerebbe raccontarvi un po’ la mia esperienza di volontariato con questi nuovi Fratelli.

Tra le attività che svolgono c’è il corso di italiano (tre volte a settimana diviso in due turni), ogni giovedì sera la comunità sant’Egidio propone delle attività e in alcune occasioni sono venuti gli Africa Chiossan con i loro djembè a portare un po’ di allegria con la loro musica!

Durante la giornata noi volontari (divisi per turni alla mattina, al pomeriggio, alla sera e alla notte) viviamo il quotidiano con loro, ascoltiamo le loro storie, raccontiamo del nostro paese, giochiamo, studiamo, mangiamo con loro… cerchiamo di rendere accogliente il più possibile ciò che non viene accolto da tutti!

Il mio servizio ha inizio a maggio, era un mercoledì mattina.

Le emozioni che balzavano in me erano tante, non tanto per la preoccupazione di incontrare questi ragazzi, ma più per come dovevo comportarmi e come dovevo esprimermi. Subito mi presentai con un po’ di imbarazzo, ma durante la giornata quell’imbarazzo svanì nel nulla e ritrovai la mia voglia di mettermi in gioco senza timori. La giornata non fu delle più allegre perché la passammo tutto il giorno in questura, più di tanto non si poteva fare se non che approfittare per fare due chiacchere con ognuno di loro. E così è stato. Mentre ritornavo a casa nella mia mente passavano diversi pensieri, dal come occupare il tempo con loro a come farmi capire da tutti. Così un giorno parlando anche con loro mi è venuto in mente di utilizzare la musica. La musica è un mezzo di comunicazione, attraverso la forza di questa meravigliosa arte del cuore (è così che possiamo definirla) si possono abbattere tutte le barriere fisiche e mentali di “diversità”!

Infatti, la mia idea della musica è andata a buon fine, ogni tanto cantiamo qualcosa e suoniamo… soprattutto suoniamo perché suonando ho potuto cogliere in loro un senso di libertà, si perché suonando questi ragazzi possono esprimersi, possono trovare le parole per raccontarsi, ma soprattutto possono esprimere la loro dignità!

Con questi ragazzi si è instaurato un buon rapporto di amicizia, fiducia e di condivisione. Quando si torna a casa, si torna sempre felici e spesso è difficile spiegare il perché, bisognerebbe essere lì con loro per capire tutta questa gioia.

L’accoglienza che diamo noi volontari è “compensata” attraverso i loro sorrisi silenziosi, quei sorrisi che cercano solo un po’ di ascolto e in cui si intravede una piccola speranza per un futuro migliore.

Da questa esperienza sto riconfermando che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, perché nel tuo dare ricevi molto di più, è come se fossimo quel sale che da sapore ad ogni cosa. E sono convinta che tutti abbiamo dentro un po’ di questo sale: desiderio di fare della nostra vita un “segno” di un amore più grande! Sta a noi avere il coraggio (agire con il cuore) di abbattere le barriere e dare un po’ di speranza a chi non ne ha.

Diana Sorrentino