La testimonianza evangelica negli ambienti di vita

◊ 1. Gruppo: FAMIGLIA

1) DIFFICOLTÀ

Molte persone sono andate nei gruppi di discussione degli altri ambiti e ci siamo detti: se la testimonianza della fede non passa attraverso la famiglia e non si fa qualcosa per sostenere la famiglia, che senso ha parlare degli altri ambiti? I partecipanti di questo gruppo erano per lo più nonne e catechiste.
È emerso che la fede si testimonia innanzitutto con il perdono, la pazienza all’interno della coppia. Con i figli bisogna parlare, magari proprio la domenica, giorno del Signore. Bisogna fermarci, commentare la Parola sentita in Chiesa, commentare i fatti accaduti durante la settimana alla luce del Vangelo. Tutto va vissuto in un clima di serenità. Prima di questo incontro, si credeva che trasmettere la fede avesse solo una direzione: noi genitori verso i figli. Ci siamo invece accorti che ci sono famiglie in cui, spesso, la moglie vorrebbe trasmettere la fede al proprio marito, che invece non è su questa frequenza, per altri interessi. Da parte di questi mariti non c’è il netto rifiuto di Dio, ma neppure un coinvolgimento vero, eppure non si può costringere nessuno a credere a tutti i costi. Si è colto in queste donne molta frustrazione, senso di impotenza, eppure molta sopportazione allo stesso tempo. La difficoltà di testimoniare la fede dipende anche dai ritmi della nostra giornata: il lavoro, la TV, il poco tempo per riflettere sulla Parola, per orientare la propria esistenza.
Ciò che è importante non è a quante Messe andiamo, ma la qualità delle relazioni, saper rispettare l’altro, ascoltarlo, far posto a chi ti è vicino. Altre difficoltà possono essere gli impegni, le pressioni esterne che non aiutano le relazioni primarie. Scarseggiano le relazioni tra coetanei, tra le famiglie. Sarebbe utile che le famiglie si rendessero veramente conto delle priorità da seguire: pulire la casa, leggere il giornale, andare a Messa insieme, pregare, svaghi, relazioni… Che ordine di importanza assegnare?
Anche il principio della sobrietà potrebbe essere un faro in mezzo a questa nebbia. Fare posto alle cose veramente essenziali e tralasciare quelle inutili.

2) AIUTI

Potrebbe essere utile ricreare le “piccole comunità”. Villa Letizia a Valle di Cadore può funzionare per famiglie che già sono avanti nel loro cammino; che cosa fare per chi ha una fede “tiepida”?
Si potrebbero fare anche incontri di preghiera comunitaria o di catechesi per gli adulti. Non si tratta di aggiungere impegni ad agende già troppo piene… si potrebbe pensare a delle giornate vissute in comunità, ad esempio in una colonia marina o in un oratorio ma tutti insieme genitori, figli, nipoti, in un clima di festa e di condivisione, magari in certe occasioni particolari: il battesimo, la prima confessione, oppure in Avvento o durante la Quaresima.