La veglia dei giovani col vescovo

C’era molta attesa nell’aria la sera di sabato 27 marzo nella chiesa di San Nicolò a Treviso in occasione della veglia dei giovani per la Pasqua: era il primo vero incontro dei giovani con il nuovo vescovo, mons. Gianfranco Agostino Gardin.
L’appuntamento è ormai tradizionale, da qualche tempo, alla vigilia della Giornata Mondiale della Gioventù diocesana, la XXV celebrata quest’anno, ma questa volta i giovani avevano qualche motivo in più per parteciparvi: conoscere, soppesare un po’ il nuovo pastore, capire se avrebbe soddisfatto la loro esigenza di mettersi ogni giorno di più in relazione con Gesù, aiutati da chi è un po’ più avanti nel cammino di fede.

E la prima parola che il nuovo vescovo ha rivolto ai giovani è stata un “grazie“: grazie per la loro presenza lì il sabato sera in cui molti avrebbero potuto essere altrove e invece si sono presentati, fedeli, all’appuntamento di fine Quaresima, per “un momento di preghiera sotto la croce con Maria” ha detto il vescovo, “che sarà prezioso, importante, buono per voi, per me, per tutti; un momento in cui Gesù si fa presente nella nostra vita”.

Il tema della serata, infatti, era “Stare sotto la croce con Maria“, in continuità con l’incontro dei giovani svoltosi in Avvento e con l’anno mariano per tutta la Diocesi. Un tema non facile da consegnare ai giovani, quasi “scandaloso” come ha fatto notare mons. Gardin nel suo intervento, perché “la croce è lo scandalo al cuore della nostra fede”. Al tempo stesso, però, il dolore è un tema che spesso tocca i giovani in prima persona, come hanno dimostrato le “lamentazioni” presentate all’inizio della veglia, situazioni, cioè, di infelicità e sofferenza, come, ad esempio, il dolore per la separazione dei genitori, per la fine di una storia d’amore, per la perdita del lavoro, ma anche la sofferenza per un figlio che si droga o per il mancato rinnovo del permesso di soggiorno ad un immigrato. Suggestivo è stato il segno che ha accompagnato queste “lamentazioni”: nella chiesa buia, alcuni giovani con maschere bianche e lanterne giravano alla ricerca di una consolazione, una risposta ai perché rivolti a Dio per la propria “croce”.

L’intervento del vescovo, quindi, ha preso avvio dalla figura di Maria sotto la croce, la Madre che “sta”, è presente con dignità, ma anche con dolore e, forse, con alcune domande sul senso di questo dolore, nel cuore trafitto dalla spada. Questa spada può trafiggere ciascuno di noi, ma, ha messo in guardia il vescovo, “dobbiamo diffidare dalle facili risposte alle difficili domande della vita, dall’idea di Dio che pretende di spazzare via ogni dubbio e dolore”, ricordando che anche Gesù, dalla croce, ha levato il suo “perché?” al Padre: “non c’è una risposta pronta ad ogni lamentazione da parte di Dio”. E tuttavia, lo stare di Maria sotto la croce è ricco di attesa e di speranza, è ricco di fiducia, nutrito dalla fede che non si presenta solo nei momenti difficili, ma investe la vita di tutti i giorni: “Maria si attendeva la risurrezione, per questo stava sotto la croce”. Questa è la risposta: la fede incarnata nella vita permette di accogliere la vita stessa, di amarla, di protendersi verso il futuro, nella speranza “che Dio può riscattarci, che c’è un’alba dopo la notte”. L’intervento del vescovo si è infine concluso con una preghiera a Maria e con l’invito ad attingere alla ricchezza della liturgia della Settimana Santa ormai vicina.
Il momento di adorazione, poi, è stato occasione per presentare a Gesù Eucaristia le proprie “croci” e rinnovare la propria fede. A ciascuno, al termine della veglia, è stato consegnato un crocifisso missionario e molti si sono messi in fila per riceverlo proprio dal Vescovo.

Positivi i commenti dei giovani presenti: “È stata una veglia ben curata e molto interessante”, dice Diana, impegnata nella nostra parrocchia come educatrice ACR, “ho apprezzato l’inizio «alternativo» con le maschere!”. “Ho trovato il vescovo semplicemente fantastico”, aggiunge Santo, anche lui impegnato in AC per la parrocchia di Mussetta, “è andato dritto all’essenziale, ci ha detto le cose in modo schietto, ma semplice”.

Ecco il commento di don Massimo Gallina, responsabile della Pastorale Giovanile sulla serata: “Ho percepito attesa nei confronti del nuovo vescovo e desiderio di ascoltare una parola nuova. La meditazione che ha rivolto ai giovani è stata davvero profonda, ricca di spunti e, per certi aspetti, inedita. Penso che S. Nicolò si riempia ancora di molti giovani dopo anni proprio per sentirci in tanti a credere in Gesù e perché sono eventi che fanno percepire forte il senso di appartenenza alla Chiesa diocesana. Nei giovani impegnata in parrocchia è vivo il desiderio di accogliere una proposta significativa per la propria vita”.

Marilisa Orlando