L’acqua resti ‘bene comune’

Acqua Il problema dell’acqua è oggi centrale per il futuro dell’umanità.

L’acqua non può essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico. “L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato…

Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile(Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 2004, n. 485).

Nel l’affrontare questo problema bisogna partire dall’idea che l’acqua non è una mera merce tra le altre. È – come l’aria e la terra – un dono del Creatore appartenente a tutti (cf Caritas in Veritate, n. 51) e, quindi, un «bene comune». Ad esso corrisponde un diritto fondamentale, individuale e comunitario. Il diritto all’acqua promana dal diritto primario alla vita. L’acqua ha una tale rilevanza sociale per cui gli Stati non possono demandarne la gestione ai soli privati. La gestione dell’acqua, bene pubblico, ha bisogno di un controllo democratico, partecipato. Ciò che alle volte gli Stati non riescono a fare va promosso tramite una cittadinanza attiva, in un confronto serrato con le stesse istituzioni pubbliche.

(da un intervento di mons . Mario Toso segretario del pont. cons. Justitia et Pax)