L’amore dei nemici

“Tra le inaudite parole di Gesù eluse, che il Concilio ha saputo riprendere, la seconda è quella dell’amore dei nemici.

Sia nei testi del Concilio, sia nella Pacem in terris (1963) di Giovanni XXIII, l’orientamento di fondo conduce a vedere in chi è altro, diverso o lontano, un fratello. Pertanto si delinea la coscienza del fatto che non si tratta tanto di essere benevoli con i nemici, quanto di dissolvere la relazione di ostilità, perché la Chiesa e i cristiani non hanno, per quel che li riguarda, nemici, avversari da umiliare e da eliminare.

E così il tema della cosiddetta “guerra giusta” viene lasciato in ombra, benché non senza esitazioni e residui del passato, per mettere in luce quella vocazione alla pace che è nel cuore della speranza umana. La pace stessa è presentata appunto come la vocazione della storia e non più come se fosse nient’altro che la sua appendice ultraterrena”. (d. U. Ceroni)