L’educazione alla fede in famiglia: è ancora possibile?

Educazione alla fede in famigliaNonostante la bella giornata di sole che domenica ha spinto molti a recarsi al mare per il primo affollamento delle spiagge, non sono mancati anche coloro che hanno scelto di dedicare una giornata alla propria formazione.

E siccome si parla di famiglie, è intuibile la soddisfazione degli organizzatori e del parroco, don Gino Perin, al termine dell’incontro.

Si trattava di una iniziativa dei catechisti battesimali della parrocchia Duomo di San Donà di Piave, che alle famiglie che hanno battezzato negli ultimi anni hanno proposto, come l’anno scorso, una mattinata da vivere assieme, partecipando alla messa in comunità e poi ascoltando un esperto su un tema di interesse e attualità.

Per poi concludere il tutto con un pranzo condiviso tutta la famiglia con tutte le famiglie.

Partiamo dall’inizio

: la messa è stata molto semplice, animata dalle famiglie presenti con la lettura delle preghiere dei fedeli e l’offerta dei doni all’offertorio. Ma la cosa bella, sottolineata anche da don Gino Perin, è stata la vivacità portata dai bimbi, che scorazzavano per la chiesa, senza disturbare eccessivamente, che hanno appunto ravvivato una messa generalmente più “compassata”.

Dopo la messa, il trasferimento a Casa Saretta per l’incontro con Federico Mucelli, professore all’Università di Trieste e direttore della Casa del Girasole, centro per la riabilitazione e il reinserimento socio-lavorativo di persone disabili di San Donà di Piave. Ma soprattutto marito e padre di tre figli, che ha parlato sul tema attualissimo: “L’educazione alla fede in famiglia: è ancora possibile?”.

Circa una trentina le famiglie presenti, una sessantina di persone che gremivano la sala, tra cui anche tre famiglie “inviate speciali” del gruppo di catechisti battesimali della vicina parrocchia di Noventa di Piave.

Nel suo intervento un po’ “costretto” dal poco tempo a disposizione, partendo dall’emergenza educativa dell’oggi, Mucelli ha condotto i partecipanti a riflettere sul ruolo della famiglia come soggetto primario nella relazione educativa, anche nella fede. Ruolo che le spetta, e che ogni genitore si è assunto, fin dal matrimonio ma prima ancora, per non escludere qualche caso di convivenza, con il battesimo del figlio. Tra strumenti a disposizione e atteggiamenti da assumere, il messaggio che il relatore ha lasciato alle famiglie è stato di “fare come Gesù nella parabola del seminatore: si tratta di seminare, mettere in conto anche lunghi periodi di latenza ed entrare nell’ordine di idee che forse si raccoglierà qualcosa dopo l’adolescenza”. E che un magro raccolto “non è un fallimento educativo, perché anche in questo caso, volendo imitare l’amore di Gesù, va lasciata ai figli la libertà delle scelte e quindi anche di sbagliare”.

Dalle molte domande e dall’applauso caloroso e sentito rivolto al relatore alla fine dell’incontro, la percezione è che sia stato un intervento interessante e apprezzato.

Quasi tutte le famiglie si sono poi fermate al pranzo condiviso, che con gli oltre quaranta bambini ha visto un centinaio di “coperti” serviti dagli animatori dell’Azione Cattolica della parrocchia, che hanno anche svolto un ben organizzato servizio di baby-sitting.

“Siamo molto contenti – ci dice Francesco Pavan, uno dei catechisti battesimali della parrocchia: l’incontro è stato un successo! Basti pensare che abbiamo quasi raddoppiato le presenze dell’anno scorso, sia all’incontro che soprattutto durante il pranzo”.

“Segno che oltre all’interesse formativo, che può spingere a partecipare ad un incontro per sentire parlare qualcuno, c’era proprio forte il desiderio di condividere, di fare comunità tra famiglie” – ci dice un altro catechista battesimale.

Grande soddisfazione dunque e la sensazione che questo appuntamento “spot” potrebbe avere anche un seguito.

“Sarebbe davvero molto bello – commenta Francesco Pavan – e da parte di qualche famiglia ci è anche arrivata una richiesta in tal senso (del tipo “Bello l’incontro, e dopo?”). Ma il problema, o la difficoltà, sono le forze in campo: ci vorrebbe che altre famiglie si rendessero disponibili per questo servizio che a volte è “faticoso”, certo, ma anche davvero così ricco di soddisfazioni!”.

Renzo Rossetto