Lettera del Card. Tettamanzi agli sposi in situazione di separazione, di divorzio o di nuovo matrimonio

II. C’È POSTO PER VOI NELLA CHIESA?

“Che spazio c’è, nella Chiesa, per sposi che vivono la separazione, il divorzio, una nuova unione? È vero che la Chiesa li esclude per sempre dalla sua vita? Anche se l’insegnamento del Papa e dei Vescovi in questo ambito è chiaro ed è stato riproposto molte volte, ancora capita di sentire questo giudizio: “la Chiesa ha scomunicato i divorziati! La Chiesa mette alla porta gli sposi che sono separati!”. Questo giudizio è tanto radicato che spesso gli stessi sposi in crisi si allontanano dalla vita della comunità cristiana, per timore di essere rifiutati o comunque giudicati.

La parola del Signore sul matrimonio Voglio restare fedele al mio proposito di parlarvi con semplicità fraterna e senza dilungarmi troppo, e così vi ripropongo il punto decisivo di questa riflessione che è la parola di Gesù, alla quale, come cristiani, dobbiamo restare fedeli. In questa parola troviamo la risposta alla nostra domanda Gesù ha parlato anche del matrimonio, e ne ha parlato con una radicalità tale da sorprendere gli stessi primi discepoli, molti dei quali probabilmente erano sposati.

Gesù afferma che il legame sponsale tra un uomo e una donna è indissolubile (cfr. Matteo 19,1-12), perché nel legame del matrimonio si mostra tutto il disegno originario di Dio sull’umanità, e cioè il desiderio di Dio che l’uomo non sia solo, che l’uomo viva una vita di comunione duratura e fedele. Questa è la vita stessa di Dio che è Amore, un amore fedele, incancellabile e fecondo di vita, che viene mostrato, come in un segno luminoso, nell’amore reciproco tra un uomo e una donna.

E così, afferma Gesù, “non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (v. 6). Da quel giorno la parola di Gesù non cessa di provocarci e anche di inquietarci. Già in quel momento i discepoli rimasero scandalizzati dalla prospettiva di Gesù, quasi protestando che, se il matrimonio è una chiamata così alta ed esigente, forse “non conviene sposarsi” (v. 10). Ma Gesù ci incalza e ci dà fiducia: “Chi può capire, capisca” (cfr. v. 11), capisca che questa esigenza non è fatta per spaventare, ma piuttosto per dire la grandezza cui l’uomo è chiamato secondo il disegno di Dio creatore.

Questa grandezza è esaltata poi quando il patto coniugale viene celebrato nella Chiesa come sacramento, segno efficace dell’amore sponsale che unisce Cristo alla sua Chiesa. Gesù non ci chiede l’impossibile, ci offre se stesso come via, verità, vita dell’amore. Le parole di Gesù e la testimonianza di come egli ha vissuto il suo amore per noi sono il riferimento unico e costante per la Chiesa di tutti i tempi, che mai si è sentita autorizzata a sciogliere un legame matrimoniale sacramentale celebrato validamente ed espresso nella piena unione, anche intima, degli sposi, divenuti appunto “una carne sola”.

Ed è in questa obbedienza alla parola di Gesù la ragione per cui la Chiesa ritiene impossibile la celebrazione sacramentale di un secondo matrimonio dopo che è stato interrotto il primo legame sponsale.