Lettera del Card. Tettamanzi agli sposi in situazione di separazione, di divorzio o di nuovo matrimonio

IV. AL CUORE DELLA VITA DI FEDE NEL SEGNO DELL’ATTESA

La vita cristiana ha certo il suo vertice nella partecipazione piena all’Eucarestia, ma non è riducibile soltanto al suo vertice. Come in una piramide, anche se privata del suo vertice, la massa solida non cade, ma rimane. Potersi comunicare nella Messa è certamente per i cristiani di singolare importanza e di grande significato, ma la ricchezza della vita della comunità ecclesiale, che è fatta di moltissime cose condivisibili da tutti, resta a disposizione e alla portata anche di chi non può accostarsi alla santa comunione….

Vi chiedo perciò di partecipare con fede alla celebrazione eucaristica, anche se non potete accostarvi alla comunione: sarà per voi uno stimolo a intensificare nei vostri cuori l’attesa del Signore che verrà e il desiderio di incontrarlo di persona con tutta la ricchezza e la povertà della nostra vita. Non dimentichiamolo mai: la Messa comporta sempre per sua natura una “comunione spirituale” che ci unisce al Signore e, in lui, ci unisce ai nostri fratelli e sorelle che si stanno accostando alla sua mensa…

Chiedo dunque a voi, sposi divorziati risposati, di non allontanarvi dalla vita di fede e dalla vita di Chiesa. Chiedo di partecipare alla celebrazione eucaristica nel Giorno del Signore. Anche a voi è rivolta la chiamata alla novità di vita che ci è donata nello Spirito. Anche a vostra disposizione sono i molti mezzi della Grazia di Dio. Anche da voi la Chiesa attende una presenza attiva e una disponibilità a servire quanti hanno bisogno del vostro aiuto. E penso anzitutto al grande compito educativo che come genitori molti di voi sono chiamati a svolgere e alla cura di relazioni positive da realizzare con le famiglie di origine. Penso poi alla testimonianza semplice, se pur sofferta, di una vita cristiana fedele alla preghiera e alla carità.

E ancora penso anche a come voi stessi, a partire dalla vostra concreta esperienza, potrete essere di aiuto ad altri fratelli e sorelle che attraversano momenti e situazioni simili o vicine alle vostre. In particolare per la situazione di alcuni di voi ripeto quanto ha scritto Giovanni Paolo II: “E’ doveroso anche riconoscere il valore della testimonianza di quei coniugi che, pur essendo stati abbandonati dal partner, con la forza della fede e della speranza cristiana non sono passati ad una nuova unione: anche questi coniugi danno un’autentica testimonianza di fedeltà, di cui il mondo oggi ha grande bisogno. Per tale motivo devono essere incoraggiati e aiutati dai pastori e dai fedeli della Chiesa” (Familiaris consortio, n. 20)…