L’evangelizzazione nel nostro territorio

Scavi archeologici a NoventaSarà partita da Noventa di Piave l’evangelizzazione nel nostro territorio? Potrebbe essere questa la suggestiva conclusione della nuova campagna di scavi archeologici che interessano il complesso archeologico di San Mauro, inaugurato lo scorso mercoledì 23 giugno alla presenza del Soprintendente per i Beni archeologici del Veneto, dott. Vincenzo Tinè.
La nuova campagna di scavi vede protagonisti, oltre alla Soprintendenza regionale (direttore scientifico degli scavi è l’ispettore dott. Francesco Cozza), il Comune di Noventa, l’associazione culturale Noventa Arte e Storia e il Veneto designer outlet in qualità di finanziatore.
L’attività di scavo si colloca e prende avvio nell’ambito del progetto turistico-culturale “Noventa arte e storia”, attivo dall’ottobre dello scorso anno con diverse manifestazioni ed iniziative che stanno richiamando l’attenzione di molti visitatori.
Direttore del cantiere di scavo è il dott. Vincenzo Gobbo, a cui ci siamo rivolti per comprendere a che stadio sono arrivate le operazioni di scavo e la reale portata dei ritrovamenti.
Dott. Gobbo, perché questa campagna di scavi archeologici?

La prima campagna di scavi fu eseguita tra il 1979 e il 1981 sotto la direzione dell’allora Ispettore della Soprintendenza, dott. Michele Tombolani. La cosa incredibile è che a segnalare il ritrovamento di possibili reperti archeologici furono gli stessi cittadini di Noventa nel 1976, che ne videro traccia tra il materiale di scavo dello sbancamento meccanico in corso finalizzato alla costruzione di un condominio all’incrocio tra via Borgo e via Lampol. Quelle operazioni causarono una profonda distruzione dell’area archeologica, tuttavia i ritrovamenti presentarono una serie di evidenze di particolare interesse archeologico.

Cosa si scoprì con gli scavi del 1979?
Gli scavi portarono alla luce, nel sito che fino al primo conflitto mondiale vedeva la presenza della chiesa arcipretale dedicata a S. Mauro e distrutta dai bombardamenti del 1917, i resti delle fondazioni di una piccola chiesa di epoca medievale, che secondo Tombolani poteva essere la primitiva pieve dedicata a San Mauro e ricordata già nel 1152, in una bolla dell’allora vescovo di Treviso a papa Eugenio III. Al di sotto di uno spesso strato di sabbia furono scoperti i ritrovamenti più preziosi: una villa romana databile alla seconda metà del I secolo a.C. sopra la quale era stato edificato un nuovo impianto insediativi risalente all’epoca tardo-antica (IV secolo d.C.).

Come mai, a distanza di trent’anni si torna a scavare?
Perché gli scavi di Tombolani avevano si mostrato la valenza del sito archeologico, ma anche lasciato aperti molti quesiti non approfonditi. La nuova fase investigativa è finalizzata non solo alla migliore comprensione di quanto precedentemente emerso, ma anche all’ampliamento delle aree di indagine in settori prima non scavati. Le metodologie e le tecniche di scavo in uso negli anni Settanta e il fatto che le operazioni di scavo fossero state eseguite con maestranze non specializzate, non avevano permesso agli archeologi di documentare scientificamente quanto portato alla luce. Ciò ha sempre condizionato la comprensione delle dinamiche evolutive dell’area in epoca antica. Le nuove ricerche sono quindi finalizzate al recupero di tutti quei dati scientifici fino ad oggi documentati solo da poche immagini fotografiche e dal sommario rilievo delle strutture emerse. Le indagini in corso vedono quindi gli archeologi indirizzarsi verso l’analisi approfondita di quanto precedentemente rinvenuto, cui si aggiunge la nuova ricerca di carattere antropologico sulla popolazione medievale di Noventa, basata sullo scavo di una porzione dell’area cimiteriale messa per la prima volta in luce.

Che cosa vi aspettate di ritrovare?
Il ritrovamento più significativo della precedente campagna di scavi fu quello di tre tappeti musivi decorati più riccamente da motivi geometrici e attualmente conservati all’interno della sede municipale di Noventa di Piave. Ebbene, dalla lettura dei mosaici pertinenti a quella che fino ad oggi era stata considerata una struttura abitativa del IV secolo d. C., potrebbe essere verificata una nuova ipotesi sulla nascita del cristianesimo a Noventa (e poi di conseguenza nel resto del territorio sandonatese e trevigiano). Questi infatti trovano una straordinaria somiglianza, nella tecnica di esecuzione e nei motivi decorativi, con quelli coevi presenti nel complesso della Basilica apostolorum di Concordia Sagittaria. Forse questo non è un caso. Forse, la stessa committenza o il medesimo ambiente religioso possono aver fatto realizzare tappeti musivi simili per importanti ambienti aventi la medesima destinazione d’uso. Se così fosse, l’edificio identificato da Tombolani come villa ad uso residenziale, potrebbe essere in realtà un impianto ad uso religioso annesso ad una chiesa se non una chiesa stessa. La presenza cristiana a Noventa potrebbe quindi risalire alla seconda metà del IV secolo, venendo così a costituire insieme alle chiese dei maggiori centri del territorio uno dei primi esempi di cristianesimo “pagano” (da pagus, che significa luogo di campagna, ndr.).

Lei mi sta dicendo che con Aquileia e Concordia, Noventa sarebbe stata uno dei primi centri di sviluppo del cristianesimo nel territorio del Veneto orientale e del Friuli?
Solo il completamento degli scavi potrebbe fare maggiore e definitiva luce su questo: finora sono state scavate le parti più danneggiate dallo sbancamento del 1976 per la costruzione del condominio, poi non realizzato. Gli scavi proseguirebbero sul cortile di un edificio privato e su una proprietà ecclesiale (il cortile dell’oratorio della parrocchia). Ma ci sono anche altre suggestive ipotesi da verificare: particolare attenzione si sta anche dedicando all’analisi della chiesa che Tombolani definiva “romanica”. Ma la presenza di un capitello inserito nelle strutture di fondazione e riconducibile alle forme del decoro architettonico dell’arte “ottoniana” e il particolare sviluppo planimetrico del settore absidale, testimonia che essa fu probabilmente costruita in un’epoca più antica e successivamente rimaneggiata. Ciò confermerebbe che Noventa era uno tra i più importanti centri religiosi del territorio. Questo dato sarebbe supportato anche dal fatto che a poche centinaia di metri dal complesso di S. Mauro trovò sede in epoca basso-medievale la prima chiesa in Italia dedicata al culto mariano del Rosario.
Non ci resta che attendere il proseguimento degli scavi, ma i primi ritrovamenti fanno davvero intuire che possa essere scoperto qualcosa di eccezionale…
Assolutamente sì. Noventa, che si trova proprio all’incrocio tra la via Calnova, l’asse meridionale della centuriazione di Oderzo, e il fiume Piave, possa essere stata davvero un centro del commercio e motore dell’economia locale. Il quadro che emerge rivela quindi che il territorio sandonatese, da sempre poco considerato, abbia invece una grande valenza scientifica, storica e archeologica!

Renzo Rossetto