L‘oratorio accoglie i giovani immigrati

Segnaliamo un’interessante intervista rilasciata da don Alberto Maschio, direttore dell’Oratorio, al Gazzettino il 24 aprile 2008.

L’oratorio accoglie i giovani immigrati

Il sacerdote annota come siano aumentate le presenze di ragazzi fra i 16 e i 20 anni, soprattutto albanesi, romeni e marocchini

(D.D.B.) “Accogliere i giovani stranieri è possibile”.

È la riflessione di don Alberto Maschio, da settembre nuovo direttore dell’oratorio Don Bosco. 48 anni, don Alberto di esperienza con i giovani ne ha parecchia. Nell’oratorio sandonatese è cresciuto, qui ha mosso i primi passi nella vocazione, ha avuto i primi scontri con spacciatori e delinquenti della zona perché estromessi dalla struttura salesiana.

“Ritorno dopo 7 anni – spiega il nuovo direttore – e la prima cosa che balza agli occhi è la presenza quotidiana di giovani immigrati, la maggior parte albanesi, romeni o marocchini. Ad essere cambiato, infatti, è l’oratorio nel quotidiano, quello che fa da ponte tra la chiesa e la strada, l’usufruire degli ambienti per giocare e stare insieme”. Il sacerdote offre una fotografia del mondo giovanile: “Non è più luogo di ritrovo durante la settimana per i ragazzi di elementari e medie. I giovani italiani sono straimpegnati: il genitore deve far spola tra attività sportive, catechismo, doposcuola, rientri. Ma il momento ludico e tranquillo quasi non esiste più o è vissuto solo a casa”.

Sono aumentate, invece, le presenze degli stranieri: “L’età va dai 16 ai 20 anni. Forse sono poco impegnati dal punto di vista scolastico e quelli che lavorano hanno più tempo libero. Le differenze rispetto ai sandonatesi sono sul lato comportamentale. Sono chiassosi, sigaretta in bocca, giocano con veemenza. Gli italiani non giocano neanche più a calcio, a meno che non abbiano delle belle maglie da indossare”.

L’impegno della struttura salesiana nei confronti degli stranieri consiste principalmente nel presentare dei valori, senza alcuna chiusura, anche religiosa, morale o etica.

“I primi forse sono arrivati scappando – continua don Alberto – ma ora cercano di integrarsi. Sono convinto che la prevenzione, prima che la repressione, sia un investimento importante, pensando anche all’opera di don Bosco.

Forse questo i politici fanno fatica a capirlo. Sapevano che sarebbero arrivati gli immigrati ma non erano pronti ad accoglierli, non hanno creato le strutture. L’oratorio è al centro della città, oltre ai giovani ogni giorno sono una decina gli stranieri che bussano alla porta chiedendo un sostegno. Soldi, bollette, un lavoro, tanti dormono ancora in auto o nei furgoni” e mentre dice questo una giovane polacca con un piccolo in carrozzina si presenta chiedendo l’elemosina.

“Il concetto di prevenzione – continua il sacerdote – non è legato solo agli immigrati ma a tutti i giovani. Un’opera che va fatta in rete con scuola, associazioni sportive, Sert, mondo del volontariato. Non è semplice ma potenziare questo tipo di lavoro è possibile, anche diversificando le proposte. Non a tutti interessa l’oratorio, sentiamo comunque una grande responsabilità per tutti i ragazzi e le famiglie che lo frequentano”.