Malati di gioco. Chi paga il conto?

Slot machineFonte: Italia Caritas

di Francesco Chiavarini 

Il gioco d’azzardo può diventare una malattia. Chi ne è vittima deve ricevere le cure del caso; il principio, difeso da medici, operatori, volontari impegnati a sanare gli effetti collaterali della passione italiana per la dea bendata, è stato alla fine riconosciuto anche dallo stato, grazie al ministro della salute nell’esecutivo Monti, Renato Balduzzi, che con il decreto che porta il suo nome ha introdotto, alla fin di settembre, le ludopatie della LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Riconoscendo dunque la dipendenza da gioco tra le quali deve farsi carico il Sistema sanitario Nazionale, quindi la collettività. Il decreto è stato presto convertito in legge e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 10 novembre 2012: da allora chi soffre di gioco compulsivo ha gli stessi diritti a essere curato e assistito, ad esempio, di un tossicodipendente.

L’introduzione delle ludopatie tra i LEA è una decisione forte. Tuttavia, rischia di rimanere una semplice dichiarazione di principio. Infatti, il provvedimento Balduzzi, per diventare operativo deve ancora ricevere il via libera del Ministero dell’economia, della Conferenza stato-regioni e delle Commissioni parlamentari sanità di camera e senato. Una relazione tecnica del Dipartimento della programmazione e dell’ordinamento del servizio sanitario nazionale stima infatti tra i 10 e i 15 milioni di euro l’impatto economico dell’introduzione delle nuove malattie. Anche nel caso in cui le buone intenzioni dovessero essere raggelate dalla dura ragione di bilancio, le ludopatie potrebbero essere introdotte lo stesso tra le malattie risarcibili dallo stato. I tecnici del Ministero della sanità, ribadiscono “il principio che le persone con ludopatia hanno diritto ad accedere ai servizi territoriali per le dipendenze già attivi nell’ambito del Sistema sanitario nazionale, per ricevere le prestazioni di cui hanno bisogno, al pari dei soggetti con altre forme di dipendenze patologiche”. Le regioni non saranno tenute a istituire servizi ad hoc basterebbe aumentare il numero di utenze dei Sert (Servizi per le Tossicodipendenze), il che non comporterebbe un aumento dei servizi, quindi un non-incremento di spesa. Riassumendo, i cosiddetti “ludopatici” potranno essere curati dai medici già in servizio nei Sert.

Nella realtà le cose stanno diversamente: medici e terapisti hanno già lanciato l’allarme. Dall’inizio dell’anno, per effetto del decreto Balduzzi, nelle sale da gioco sono comparsi i cartelli con i numeri di telefono dei servizi a cui i giocatori possono rivolgersi quando si accorgono di non riuscire più a tenere a bada la frenesia da azzardo. Maurizio Fea, psichiatra, rivela che in un solo mese nei 52 servizi monitorati, si sono registrati 150 nuovi utenti: se si proietta questo dato su oltre 500 Sert presenti in Italia estendendolo all’intero anno, si può stimare un aumento di circa 15 mila nuovi pazienti. Il numero è assolutamente significativo, senza contare che solo la metà dei Sert annovera già professionisti che si sono preparati ad affrontare la nuova patologia.

Affermare che i giocatori patologici sono ammalati di cui si deve far carico il Servizio Sanitario nazionale e non mettere a bilancio nemmeno un euro, pare quantomeno contraddittorio. In altri Paesi i costi sanitari delle ludopatie sono stati calcolati, eccome, e si è anche trovato il modo di coprirli: è il caso della Svizzera, paese tradizionalmente liberale nei confronti del gioco d’azzardo. I costi medici diretti dei 34.900 giocatori patologici accertati nel paese dei cantoni ammontano a 8,5 milioni di franchi (6,8 milioni di euro); in tal caso sono compresi l’acquisto di farmaci, ricorso alle cure psichiatriche, ricoveri nei centri specializzati. Per ripagare queste spese, il governo elvetico ha battuto cassa presso chi ha prodotto i costi, da tempo in Svizzera lo 0,5% delle entrate del gioco d’azzardo sono destinate alle attività di cura, prevenzione e ricerca sul gioco d’azzardo.

In Italia sarebbe sufficiente destinare l’1% degli introiti del gioco per finanziare almeno le cure. L’idea di vincolare il fatturato annuo del gioco al finanziamento di azioni di prevenzione, assistenza e cura era stata presentata nella fase di discussione del decreto Balduzzi: nelle versioni successive del testo il punto è sparito. Rimaniamo in attesa delle strategie del nuovo governo.