Meditazione del Vescovo per i ministri della comunione e gli operatori della salute

Il vescovo Mazzocato alla processioneMeditazione del Vescovo in occasione del convegno del 1 marzo 2008.

“Mi sono fatto debole con i deboli per guadagnare i deboli, mi sono fatto tutto a tutti per guadagnare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro”.
Con queste parole si concludeva la lettura biblica che abbiamo appena ascoltato. In esse palpita tutta la passione che spingeva l’apostolo Paolo verso tutti per portare ad ogni costo e in ogni occasione la parola di luce e di speranza del Vangelo.

Per lui ogni persona che si apriva alla fede in Gesù e nel suo Vangelo, era una persona guadagnata, una persona che aveva scoperto quella salvezza e quella speranza che aveva cambiato tutta la sua vita. Veramente per Paolo, come scrivo nella lettera pastorale dl quest’anno, il più grande gesto d’amore era quello di condividere con altri il suo incontro personale can Gesù: “Tutto io faccio per il Vangelo, per diventame partecipe con loro”.

Le parole che S. Paolo scrive ai Corinzi non sono riservate solo a lui, che era stato chiamato ad essere apostolo e predicatore del Vangelo, o ai Vescovi e ai sacerdoti, che nella Chiesa continuano la missione degli apostoli.
Farsi tutto a tutti per guadagnare ad ogni costo qualcuno alla fede nel Signore Gesù, è compito di ogni cristiano ed è il gesto squisito di amore che ogni cristiano può e deve donare alle persone che incontra.
“Noi siamo, dinanzi a Dio, il profumo di Cristo”: questa è la missione di tutta la Chiesa e di ogni battezzato parche se la nostra persona, il nostro modo di parlare e di agire è intriso del profumo del Vangelo di Gesù, non possiamo che diffonderlo a quanti entrano In rapporto con noi.
Quale profumo i cristiani diffondono nel mondo? Ce lo ricorda con tanta efficacia il Santo Padre nella sua profonda enciclica ”Spe salvi”: chi si accosta ad un battezzato dovrebbe sentire subito il profumo della speranza.

Voi, care sorelle e fratelli che, per un’ispirazione dello Spirito Santo, vi siete resi disponibili a un servizio alle persone malate e sofferenti, avete un’occasione privilegiata per essere profumo di Cristo nella case, negli ospedali, nelle case di risposo. Potete diffondere il profumo della speranza che Gesù ha portato.
In quale momento della vita infatti, un uomo ha maggiormente bisogno della speranza se non quando si trova nella condizione di debolezza fisica e morale a causa della malattia o della vecchiaia?
Dove cerca questa speranza? Non può cercarla in se stesso perché gli sono venute meno le forze e il male ha il sopravvento su di lui.
Cerca allora la speranza fuori di sè, in chi può dargli la guarigione dalla malattia e lenire il suo dolore. Ed è una una grande missione quella dei medici e deghi operatori sanitari che mettono i talenti ricevuti e la scienza a servizio dei malati per lodare con loro contro il male.

Ma questa speranza non basta per risollevare l’animo del malato. Non basta perché la malattia del corpo fa fare esperienza della debolezza che accompagna ogni uomo sulla terra e che prima o poi lo sconfiggerà. Contro questa debolezza ognuno di noi cerca una speranza che non illuda e deluda.
La speranza che viene dai medici e dalla medicina non basta, poi, a quelle persone che hanno un male ormai incurabile o hanno imboccato il sentiero della vecchiaia dal quale non è possibile risalire.
Hanno bisogno di speranza loro e i loro familiari spesso provati dall’assistenza al congiunto al quale non possono che stare vicini; ed è già una grande carità.
Oggi ci si sta attrezzando per accompagnare le persone nell’ultimo periodo che porta alla morte. Penso alle case di riposo, agli hospice per malati terminali, alle assistenze domiciliari. La medicina cerca di lenire i dolori con le cure palliative e si cerca di portare ad una morte dignitosa.
Sono tue attenzioni che rivelano spesso una delicata pietà umana. C’é, però, il rischio che non siano illuminate dalla speranza. La mia espressione può sembrare un po’ forte e mi spiego.

C’è il rischio che si diffonda un senso di rassegnazione di fronte alla morte che segna la fine di tutto. Contro di essa non è possibile lottare per cui non resta altra strada che una rassegnazione che faccia soffrire il meno possibile.
Questo atteggiamento manifesta pietà umana verso chi ormai ha finito le sue possibilità di vivere; però è una pietà pagana, non poù illuminata dalla fede e dalla speranza, non più illuminata dalla speranza della vittoria sulla morte che Gesù ha aperto con la sua risurrezione.
Quanto preziosa, allora, è la presenza di cristiani che portino il profumo della speranza nei luoghi della sofferenza, vicino ai letti dei malati e anziani e tra i loro familiari.
Paolo dice: “Mi sono fado debole con i deboli per guadagnare i deboli”. Voi, sorelle e fratelli, che vi dedicate agli anziani e agli infermi, vi fate deboli con i deboli per guadagnarli alla fede e alla speranza in Gesù nel momento in cui non hanno più speranze umane nel loro orizzonte.
Portando loro la comunione con il Corpo del Signore offrite Colui che la Chiesa chiama “farmaco di immortalità”. Quella comunione con il Corpo del Signore Gesù non si rompe neppure con la morte perché è comunione di vita eterna.
Aiutando i malati gravi e gli anziarti a pregare e ad affidare al Signore risorto le loro sofferenze e speranze, siete autentici annunciatori del Vangelo di Gesù perché diventi speranza per il cuore di un fratello.

Come dice l’apostolo: “Avete guadagnato qualcuno”. Lo avelte guadagnato alla speranza e all’unica salvezza che l’uomo può trovare contro il male del peccato e della morte che rovina l’esistenza.
In questo modo voi date il vostro prezioso contributo perché la nostra Chiesa diocesana sia missionaria, missionaria fra i deboli e i sofferenti.
Il Signore Gesù vi sostenga e vi benedica.