Mons. Angelo Dal Bo a cent’anni dalla nascita (parte 1)

mons. Angelo Dal BoIl 15 ottobre 2010 ricorre il centesimo anniversario della nascita di mons. Angelo Dal Bo. Ne ripercorriamo la vita con un primo articolo a cura di Marco Franzoi.

Il 28 maggio 1974, dopo lunga malattia moriva mons. Angelo Dal Bo. Fu arciprete della Parrocchia Santa Maria delle Grazie (Duomo) per tredici anni, essendo giunto a San Donà il 3 settembre 1961, subentrando a padre Virginio Quaggiotto, che amministrò per alcuni mesi la Parrocchia dopo le dimissioni per raggiunti limiti di età di mons. Luigi Saretta.
Al suo arrivo, la Parrocchia del Duomo contava 18.000 abitanti ed era ancora l’unica del centro cittadino. Fu appunto compito di mons. Dal Bo avviare il suo frazionamento con la creazione delle nuove parrocchie cittadine: Mussetta (1963), San Pio X (1966), San Giuseppe Lavoratore (1971).

Egli guidò la progressiva introduzione nella chiesa sandonatese delle novità del Concilio Vaticano II, nella liturgia e nel coinvolgimento dei laici: il primo consiglio Pastorale Parrocchiale fu istituito nel 1968.
Nato nel 1910 a San Trovaso (Treviso), don Angelo Dal Bo fu consacrato sacerdote nel 1935. Per un anno fu cappellano a Paese e poi sacrista nella Cattedrale di Treviso.

Così si scriveva nel Foglietto Parrocchiale del 20 agosto 1961 per farlo conoscere ai sandonatesi: “Confessionale, Catechismo, Azione Cattolica: ecco i tre punti del programma apostolico che Don Angelo sviluppò prodigando le sue migliori energie per la sua realizzazione, sempre apprezzato e seguito dai fedeli, che ancora lo ricordano con riconoscenza.”

Mostrando una particolare predilezione per l’apostolato tra i giovani, per dodici anni operò poi al Collegio S. Pio X, quale Vicerettore. In seguito, quale parroco a Loreggia, fece costruire la Casa del Giovane, con aule per il catechismo, teatro, sale gioco, campi sportivi.
Arrivando a San Donà, nel programma pastorale ricordava il suo unico scopo di lavorare “perché le anime vivano la vita divina e la vivano in abbondanza”. In questo impegnativo compito di far “vivere le anime in grazia” vedeva un fondamentale strumento nei Ritiri ed Esercizi spirituali, nella Settimana Liturgica ed in una grande Missione cittadina. Riteneva, poi, certa la collaborazione di tutte le forze pastorali della Parrocchia.

“Mi farò vostro esempio di bontà, di gentilezza e di carità verso tutti, perché anche il vostro cuore sappia compatire, perdonare ed aiutare i fratelli… Dammi o Signore le anime e tieniti tutto il resto” (cfr. F.P. 10 settembre 1961).
Come confidò don Marcello Cecchetto, suo collaboratore, già colpito da tempo da una malattia incurabile del sangue, in una sera dell’ultimo inverno della sua vita, mons. Dal Bo radunò i suoi cappellani per confidare loro il desiderio di rinunciare alla Parrocchia. Allora don Attilio Sacco, a nome anche di tutti gli altri, lo invitò a restare, perché potesse guidarli con la sua preghiera e sofferenza. A quelle parole il Parroco si tenne il volto con le mani e in lacrime rispose che sapeva che gli volevano bene…
Mons. Angelo Dal Bo muore assistito in canonica alle 18.30 del 28 maggio: come da suo volere, l’annuncio a tutta la cittadinanza viene dato dalle campane suonate a festa.
Il giorno seguente, la salma viene trasportata dalla casa canonica in Duomo. Si ha così un continuo passaggio di fedeli che pregano per l’amato pastore.
Giovedì 30 maggio, alle 18 si tiene il partecipato funerale nel Duomo stracolmo di fedeli (molti non riusciranno ad entrare e staranno all’esterno). Concelebrano un centinaio di sacerdoti delle diocesi di Treviso, Venezia, Vittorio Veneto e Concordia, nonché vari religiosi, tra cui i salesiani. Presiede la cerimonia Mons. Mistrorigo, Vescovo di Treviso che lo definisce “uomo di Dio, zelante pastore, il vero amico dei poveri, degli afflitti, dei traviati, che voleva ritornati all’ovile di Cristo. Terminato il sacro rito, moltissimi seguono la salma sino al Cimitero di San Donà.

Suo cappellano per dieci anni, don Marcello Cecchetto lo ricordava così:
“Mi ha colpito in modo particolare la figura di mons. Dal Bo, instancabile nelle varie attività pastorali. Era vicino e presente soprattutto nel catechismo dei ragazzi, presente sempre con i malati, con gli anziani, con i poveri. Nel 1972, se non erro, fu colpito dalla malattia, che durerà due anni e mezzo. Fu un lungo Calvario, tra cure in famiglia-canonica e con vari ricoveri negli ospedali a S. Donà e Udine.
Nonostante la sua salute malferma, era sempre sereno, sapeva portare la sua croce quotidiana con pazienza, coraggio, accettazione della volontà di Dio. Ed era per noi cappellani un grande esempio (…) Fu una figura di pastore che lasciò un segno incancellabile.”
Il suo testamento spirituale

Del Pastore ci rimane il testamento spirituale, scritto quattro anni prima della morte:
“Io sacerdote don Angelo Dal Bo, dichiaro che intendo vivere e morire nel grembo della Santa Madre Chiesa Cattolica e in completa unione di volontà col Vicario di Cristo, al Romano Pontefice.
Faccio volentieri il sacrificio della mia vita, quale atto di sudditanza alla suprema Autorità e infinita Maestà di Dio, mio Creatore, Signore e salvatore; ed esprimo la seguente oblazione con la formula indulgenziata:
«Signore Iddio, fin d’ora spontaneamente e volentieri, io accetto dalla vostra mano, qualsiasi genere di morte con cui vi piacerà di chiamarmi a voi, con tutti i dolori, le pene e gli affanni che l’accompagneranno».
Imploro perdono dall’infinita misericordia di Dio , degli innumerevoli scandali, peccati, offese e negligenze e infedeltà nel divino servizio e nell’esercizio del ministero, durante tutta la mia vita che per sua bontà si è compiaciuto di concedermi, e prego ora per allora: «Padre nelle tue mani raccomando il mio spirito».
Mi affido per quell’istante all’assistenza della mia dolcissima madre, Maria SS. che sempre in vita ho tanto amato e mi sono sempre adoperato per farla amare anche dagli altri; mi affido a S. Giuseppe Patrono dei moribondi; al mio Angelo Custode e a S. Angelo Martire, mio protettore, affinché «muoia l’anima mia della morte dei giusti».
Chiedo perdono a quanti, per colpa mia, avessero avuto a soffrire, assicurando che da parte mia, ben di cuore perdono quanti mi avessero fatto soffrire.
Dimentichino i miei buoni parrocchiani di Loreggia e di San Donà, e quanti mi hanno avvicinato nella mia vita, i cattivi esempi che posso loro aver dato, e ricordino solo i pochi buoni esempi che ho lasciato.
Posso sinceramente assicurare che ho sempre amato tutti nel Signore e che ho cercato solo il loro bene anche quando ho usato maniere un po’ forti, preoccupato sempre e solo della salvezza delle loro anime.
Il Signore mi ha dato la gioia di vedere e amare Cristo nei poveri e nei sofferenti.
Raccomando ai miei parrocchiani ancora due cose: di accogliere con fede e con riconoscenza al Signore, quale nuovo Padre delle loro anime, l’Arciprete che mi succederà e di seguirlo, aiutarlo e marlo come hanno fatto con me, negli anni in cui ho avuto la fortuna di vivere in mezzo a loro.
Raccomando infine alla loro preghiera la mia anima, assicurando di ricambiare dal Cielo con il ricordo, la preghiera, quanti si saranno ricordati di me.
Arrivederci in Cielo!”

Sac. Angelo Dal Bo     S. Donà di Piave 15-2-1970