Mons. Paolo Carnio: Affidiamo a Maria le nostre famiglie e la crisi economica

Un momento della processione del 2013Il mio arrivo a S. Donà, il 21 settembre 2013, ha coinciso con la festa della Madonna del Colera. Ho potuto perciò rendermi subito conto della devozione dei sandonatesi nei confronti della Beata Vergine delle Grazie. La partecipazione alla Messa di domenica pomeriggio e, soprattutto, alla processione è stata davvero impressionante! Mi hanno colpito le parole che mons. Luigi Saretta scriveva il 24 settembre 1928: Non è sandonatese, non appartiene all’anima di questo popolo laborioso e cattolico chi non sente e non rispetta la festa della Madonna del Colera. Un’espressione forte, ma comprensibile se pensiamo a ciò che ha dato origine a questa forte devozione mariana.

Nel 1855 fu l’improvviso arresto dell’epidemia del colera, che aveva già mietuto parecchie vittime, a motivare l’inizio di questa festa. Novant’anni dopo, mons. Saretta aggiunse a questa prima motivazione quella della conclusione della seconda guerra mondiale senza aver lasciato particolari segni di distruzione. Nel 1943, infatti, l’Arciprete aveva invocato la Vergine delle Grazie perché la città fosse risparmiata dalle bombe e da tutte le insidie della guerra e aveva impegnato i fedeli a recitare il rosario ogni giorno. Mons. Saretta avrebbe voluto anche cambiare il nome di questa festa. Scriveva infatti il 23 settembre 1945: Questa festa del 24 settembre sarà celebrata per sempre dal popolo di S. Donà di Piave, come la festa della pace e della salvezza della Patria. Con questo nome, più che con quello del Colera, noi la tramanderemo ai nostri nipoti. Ma, a quanto pare, il desiderio del Parroco non trovò accoglienza nei sandonatesi perché la festa continuò ad essere chiamata Madonna del Colera.

Al di là del nome della festa, cosa potremmo chiedere, oggi, alla Vergine delle Grazie? Per quali intenzioni potremmo impegnarci a invocare più intensamente l’intercessione della Madre di Gesù?
I motivi per pregare non mancano nemmeno oggi. Anzi, aumentano di giorno in giorno, appena il nostro cuore si lascia toccare non solo dai propri problemi personali, ma anche da quelli che riguardano la Città, la Nazione, l’Europa, il Mondo, la Chiesa locale e universale.

Io suggerisco di pregare anzitutto per la famiglia. Lo sappiamo: è un’istituzione minacciata dall’esterno e dall’interno. C’è un’epidemia che si sta diffondendo e sta dividendo e distruggendo molte famiglie: la mancanza di amore! Il Sinodo, voluto da Papa Francesco, ci farà sostare per due anni su questa realtà indispensabile, sacra e così in pericolo. Facciamola oggetto della nostra preghiera perseverante. Recitiamo spesso il rosario con questa intenzione.

In secondo luogo non possiamo dimenticare la crisi economica in atto, sfuggita di mano anche ai nostri politici, che pensavano si risolvesse più in fretta. Le famiglie che, a causa di essa, stanno vivendo gravi difficoltà, sono più di una. Preghiamo perché il Signore illumini gli economisti e sappiano indicare le scelte adeguate ai nostri politici, superando gli interessi personali o di casta e promuovendo la solidarietà. Senza dimenticare tutti gli altri problemi presenti nel mondo, concentriamoci in particolare su questi due aspetti nella nostra preghiera, fino alla prossima festa della Madonna del Colera.

Don Paolo Carnio