Monsignor Fulgenzio Pasini, vescovo in esilio

Ferdinando Pasini nacque nel 1897 a San Donà di Piave, nella cui parrocchia (allora era unica) ricevette i Sacramenti del Battesimo, Comunione e Cresima. Dopo le scuole di base, proseguì la formazione culturale con gli studi ginnasiali a Monselice (PD). A 15 anni fu ammesso al noviziato dell’Ordine dei Frati Minori, a San Pancrazio di Barbarano (VI), assumendo il nome di fra Fulgenzio.

Nel 1916 fu chiamato alle armi (siamo prima del Concordato!). Con queste parole un Cappellano Militare riferiva di lui in una lettera al suo padre provinciale: “Ottimo elemento di soldato come riferiscono i superiori e buon cristiano come a me consta. Serio, buono, sincero. Supplisce alla mancanza assoluta di comodità, per l’adempimento delle pratiche religiose, con il raccoglimento e la preghiera individuale e, mi consta, con buon frutto. I soldati lo rispettano e lo amano (…)”.
Fra (sottotenente) Fulgenzio Pasini così si esprimeva negli ultimi mesi trascorsi da militare in Albania: “Le condizioni si fanno sempre più difficili e disgustose. Il non poter assistere mai neanche alla santa Messa, è una cosa ben dura. Mi raccomando tanto alle preghiere dei confratelli nella speranza che quanto prima si muti quest’insopportabile modo di vivere. Fossero abbreviati i giorni del mio esilio fuori dal chiostro! Potessi quanto prima riprendere la conversazione con i confratelli e dimenticare quest’orribile mondo con tutte le sue miserie (…)”.

Finalmente nel 1920, quando venne congedato con il grado di tenente, rivestì il tanto desiderato abito francescano nel convento a San Francesco della Vigna (Venezia). Nel capoluogo lagunare s’immerse volentieri nello studio della teologia e si convinse che il Signore l’aveva predestinato sacerdote per essere “operaio, lavoratore, cesellatore d’anime sprovviste di preghiera, di fede”. Tra i ricordi più belli che gli restarono del periodo trascorso a Venezia fu certamente la sua ordinazione sacerdotale nella Basilica di San Marco per mano del patriarca La Fontaine: era il marzo del 1923.

Presentata la domanda per essere inviato missionario nella Prefettura di Sianfu, in Cina, il 23 agosto 1925 p. Fulgenzio ricevette il crocifisso missionario a Lonigo. Prima della partenza di fine agosto, il superiore provinciale volle che celebrasse la sua Messa di commiato nella Basilica di Motta di Livenza. Il 30 agosto fu trascorso dal frate in preghiera, in fervidi propositi d’apostolato e di opere da realizzare. Di lì a due settimane il Vescovo di Treviso consacrò il nuovo Duomo di San Donà.

Nel marzo 1926 si tenne nella nostra città il Congresso Missionario, in occasione del quale fu allestita una mostra anche con oggetti dalla Cina. In una lettera di qualche mese dopo al suo superiore provinciale, così si esprimeva p. Fulgenzio, in seguito all’uccisione di un suo confratello ed alla crescente ostilità verso gli stranieri: “L’unica speranza è nel Signore. La sola fiducia è nella Madre nostra Maria Santissima. Per questo nonostante tutto vivo con una certa calma di spirito… Avanti sempre nel Signore. Domani è l’anniversario della mia professione. Che differenza dall’agosto dell’anno scorso a quello di quest’anno. Però sono contento d’aver qualcosa da offrire al Signore, anche se si tratta, per me, finora, di piccoli sacrifici (…)”.
Le dure condizioni di vita si possono intuire anche in questo stralcio di lettera del nostro missionario sempre al padre provinciale: “Con una sua prossima occasione, la prego d’inviarmi un po’ di panno da frate per vestire questo povero frate. Così sarebbe veramente l’abito della Provincia di S. Antonio portato nel cuore della Cina! Pensi che ora con i rigori dell’inverno sarei senza mantello, se un buon missionario da fuori non m’avesse prestato il suo.”

Nel 1931 la regione di Sanyuan (nord della Cina) fu eretta Prefettura Apostolica e, l’anno successivo, p. Fulgenzio Pasini fu nominato Prefetto Apostolico. Nel 1944 divenne Vicario Apostolico e quindi vescovo. Mons. Pasini raccontava spesso che era stato eletto vescovo per mezzo di una cartolina postale, che arrivò… dopo due mesi!
Come vescovo di Sanyuan realizzò molte opere di carattere religioso e sociale. Nove anni più tardi, in piena persecuzione comunista, fu espulso con le menzognere accuse di: “imperialista, nemico del popolo cinese, spia delle potenze straniere”. Subì l’umiliazione del tribunale popolare, da cui furono prontamente allontanati i suoi numerosi fedeli. Pronunciata la sentenza che lo condannava all’espulsione perpetua dalla Cina, Mons. Pasini fu anche rinchiuso in carcere, assieme a galeotti. Poi, scortato da soldati fu accompagnato alla frontiera, giungendo a Hong-Kong il 24 novembre del 1953.
L’Osservatore Romano di allora diffuse la notizia: “Il Vescovo e il Delegato (p. Sinigaglia, ndr) sono gli ultimi missionari esteri che erano rimasti nello Shensi. Quando sono giunti a Hong Kong indossavano abiti civili cinesi e sono stati scortati al confine della colonia britannica da guardie comuniste armate”.

Di lì a pochi giorni, nel dicembre del 1953, Mons. Pasini scrisse da Hong-Kong al padre provinciale: “Confido nel Sacro Cuore di Gesù che quanto avvenne a me sia solo permissione di Lui e perciò sono calmo. Pure nel dolore per la lontananza dalle anime tanto amate, sia infinitamente ringraziato il Cuore di Gesù, tanto benigno verso di me! Laggiù tutto sommato, per un certo tempo ci sarà calma: e poi? Bisogna pregare e far pregare molto per i poveri rimasti nella bufera, contro la Chiesa, che non accenna a calmarsi”.
Così, dopo 29 anni di fedele missione in Cina, il vescovo rientrò in Italia sbarcando a Napoli il 23 gennaio del 1954. Ad accoglierlo con commovente abbraccio c’era, tra gli altri, anche Mons. Luigi Saretta. Il 9 marzo celebrò la S. Messa al Santuario di Motta di Livenza, dove ringraziò la Vergine Maria e chiese una preghiera per il suo gregge privo di pastore.

Finalmente, il 19 marzo del 1954, Mons. Pasini ritornò nella sua città natale, San Donà di Piave, dove ricevette festeggiamenti solenni ed affettuosi, la cui cronaca è riportata nel Foglietto Parrocchiale del 28 marzo. Il 20 giugno dello stesso anno concelebrò a Treviso l’Eucarestia in cui venne ordinato sacerdote il penitenziere del Duomo, don Francesco Santon.
Pio XII offrì a Mons. Pasini altre diocesi in Italia, ma egli delicatissimamente sempre rifiutò, perché laggiù in Cina c’erano la sua diocesi, i suoi confratelli e i suoi fedeli: nelle sue lettere continuerà a firmarsi “vescovo di Sanyuan”; il clero ed i fedeli di quella terra che amò, comprese, illuminò, rimasero sempre nel suo cuore.

Mons. Fulgenzio Pasini è padre conciliare a S. Pietro (30.10.63)

Nel settembre 1957 Mons. Pasini partì per la sua nuova missione, la Terra Santa, dove visse in umiltà, preghiera e sacrificio. Così scrisse al suo padre provinciale in Italia: “La lettera arriverà in ritardo, mi scusi, ma questi auguri li avrò già presentati a Gesù Bambino, proprio a Betlemme, particolarmente durante la Messa che, piacendo a Dio, celebrerò nella notte santa, alla Grotta della Natività”.
Continuò ad essere vicino spiritualmente anche alla sua città natale, San Donà di Piave. Scrisse al parroco don Antonio in occasione della posa della prima pietra della chiesa della Parrocchia di San Giuseppe (1980): “Con grande piacere e vera gioia dell’animo ricevo la notizia che la prima domenica di giugno verrà benedetta e posta la pietra angolare della chiesa (…). Da qualche anno, ogni giorno la raccomando (la nuova parrocchia di San Giuseppe, ndr) di cuore nelle preghiere: e ogni sera, verso le 9, rivolto verso la Patria amata e alla cara San Donà, domando al Signore di dare una grande efficace benedizione a codesti luoghi (…) ”.

Al termine di quasi trent’anni trascorsi a Gerusalemme in umiltà, modestia e silenzio, scrisse queste parole nella sua ultima lettera, tre mesi prima della morte, quando gli veniva comunicato dell’apertura delle chiese al culto, in Cina: “(…) Non facciamoci illusioni: la prova non è finita, e le astuzie usate contro la S.M. Chiesa Cattolica sono tanto subdole. Il Signore ci aiuti a continuare la parte nostra: fede assoluta in Lui, preghiera incessante, carità larga, effettiva verso quei nostri amatissimi fratelli (…)”.

Lapide della tomba di Mons. Pasini
Mons. Fulgenzio Pasini, sepolto nel conventino francescano del Getsemani a Gerusalemme, è ritratto alla base della vetrata sinistra presso l’altare di Sant’Antonio nel Duomo di San Donà. Un piccolo segno di ricordo per questo nostro insigne concittadino.

Marco Franzoi

 

Alcune lettere di Mons. Fulgenzio Pasini da Gerusalemme

Nel 1957, dopo l’espulsione dalla Cina a causa della persecuzione comunista, mons. Fulgenzio Pasini (S. Donà di Piave,1897-Gerusalemme, 1985), Vescovo di Sanyuan, prese dimora nel convento francescano del Getsemani in Gerusalemme, dove rimase sino alla morte.
Il legame con la diocesi cinese e con la terra natale di San Donà di Piave rimasero sempre vivi in lui, come testimoniato da varie lettere spedite da Gerusalemme. Si riporta qualche esempio di lettere scritte al Parroco del Duomo e a quello di San Giuseppe Lavoratore tra il 1965 ed il 1980.

Pubblicata nel Foglietto Parrocchiale del 9 maggio 1965, in occasione della Pasqua:

“BUONA PASQUA! A Lei, ai suoi Cooperatori, a tutti i miei Concittadini.
Possano i miei concittadini, nessuno escluso, godere, nelle Solennità Pasquali, della pace dell’anima e della gioia di N. Signore, e Lei avere la grande consolazione di vedere tutti accostarsi ai Santi Sacramenti.
In questa Basilica del Getsemani, ben ricordo, ogni giorno, presso la roccia dove Gesù fu in agonia e sudò sangue, Lei e tutti di S. Donà, ma lo farò con più insistenza, la Settimana Santa, nella Basilica del S. Sepolcro, durante le sacre funzioni che avrò la grazia di celebrare, perché il Signore realizzi Lui i miei auguri.
Domando qualche Memento per la povera Diocesi di Sancijuan (Cina) dalla quale è impossibile avere la più piccola notizia.
Alcuni giorni fa ho ricevuto quattro numeri di “Il Foglietto Parrocchiale”, mi fece molto piacere, ringrazio di cuore; naturalmente questo è un aiuto non piccolo, perché tenga presenti i bisogni spirituali, in primo luogo di S. Donà.
Felicissimo Alleluja Pasquale!
Saluto di cuore lei, sua mamma, i suoi cooperatori, don Marcello e quelli che conosco in particolare.
Dev.mo in Domino.

P. FULGENZIO PASINI O.F.M.”

Pubblicata nel Foglietto Parrocchiale dell’1 maggio 1966, in occasione della Pasqua:

“Gerusalemme, Giovedì Santo, 7 aprile 1966

Rev.mo Monsignore,
Buona Pasqua! Di tutto cuore a Lei, ai suoi Collaboratori, a tutti i miei cari Concittadini di S. Donà.
Augurio che, a parole, arriverà in ritardo, ma che è stato concretizzato a tempo, con forti ricordi presso la S. Roccia, ove Gesù fu in Agonia e sudò Sangue, perché largheggi di grazie e benedica tutti, per arrivare a conoscerLo a seguirLo, ad amarLo sempre meglio.
Un ricordo domando per la Missione di Sanyuan.
Grazie vivissime per il Foglietto Parrocchiale che ricevo regolarmente, ed ha buon effetto in me, per S. Donà.
Saluti devoti a Lei, ai Collaboratori, a tutti i Concittadini.
In Domino

FRA FULGENZIO PASINI, OFM”

Pubblicata nel Foglietto Parrocchiale del13 aprile 1969, in occasione della Pasqua:

“24 marzo 1969
Buona Pasqua di cuore a Lei, Cooperatori, Concittadini, da Nazareth, in occasione della Consacrazione della basilica dell’Annunciazione.
Ricordo tutti alla Madonna.

Fra FULGENZIO PASINI”

Pubblicata nel Foglietto Parrocchiale dell’11 gennaio 1970, in occasione del Natale:

“Rev.mo Monsignore,
ricordando con affetto S. Donà di Piave, i migliori auguri per il S. Natale e l’Anno Nuovo a Lei, Cooperatori, ai miei Concittadini.
C’è bisogno di pregare per questi luoghi, dove il Signore ha passato la sua vita terrena, ma dalle notizie che mi sanno dall’Italia, c’è bisogno di pregare molto anche per la Patria nostra e per molte ragioni, una in particolare ferisce gravemente un cuore cattolico: ma vogliono proprio la rovina della famiglia italiana?
Prego ed il Signore illumini chi si deve muovere.
Auguri e saluti

Dev.mo Fra Fulgenzio Pasini – o.f.m.”

Pubblicata nel Foglietto Parrocchiale del 9 gennaio 1972, in occasione del Natale e dell’invito di presenziare a S. Donà ad un’ordinazione sacerdotale:

“Gerusalemme, 13 dicembre 1971.
Monsignor Arciprete,
la Sua lettera, con gli auguri natalizi, mi fa grande piacere, ringrazio vivamente.
Ben di cuore ricambio e formulo l’augurio più fervido di buon Natale e felice anno 1972 a Lei in particolare, a ciascun Sacerdote, a tutti i miei Concittadini, domandando a Gesù Bambino che benignamente si degni soddisfare i desideri intimi, i bisogni, le aspirazioni di ognuno, Lui solo li conosce bene, perché sia un Natale di grazie, gioioso, sereno, un anno nuovo di pace e bene per tutti a S. Donà, ed il mondo intero possa alfine progredire un po’ più tranquillo.
Davanti alla roccia dove ha agonizzato e sudato Sangue, ogni giorno a Gesù presento S. Donà con il Clero e i Cittadini, perché tutti benedica largamente, conceda abbondanza di grazie al servizio pastorale dei Sacerdoti, conservi i Fedeli, specialmente i Giovani, sempre coerenti alla vera vita cristiana: quante gravi difficoltà presenta il nostro tempo per mantenere integra la Fede!
“Comunità Parrocchiale” del Duomo, mi arriva abbastanza regolarmente e mi tiene unito alla città natale, notavo così con piacere, nell’ultima Festa Giubilare di “Nozze d’oro di Matrimonio”, alcuni miei compagni nelle elementari 65 anni fa; tempo addietro ho veduto qualche altro passato da questa effimera alla vera vita, e lo raccomandavo al Signore.
Questa ultima Sua, Mons. Arciprete, ha una particolarità molto gradita: l’invito cordialissimo, pressante, ben motivato di venire a S. Donà per l’ordinazione del Diacono Fra Giambattista Casonato, e le ragioni che Lei adduce sono davvero attrenti: mio Concittadino, mio Confratello Francescano, il 1° degli aspiranti da Lei avviati, nel Suo servizio a S. Donà, che giunge al Sacerdozio; la Parrocchia poi penserebbe pure alle spese del viaggio.
Godo e ringrazio riconoscente il Signore della benevolenza alla mia Città, con l’aver scelto un altro Sandonatese a suo Sacerdote; fin da ora raccomando vivamente l’ordinando, perché nella vita porti a perfezione l’opera d’amore al Signore, alla Chiesa, alla Famiglia umana, chegli è data da compiere con il Sacerdozio;grazie e congratulazioni sentite anche a Lei, che raccoglie, dal Suo lavoro costà, un frutto molto utile alla Chiesa, al mondo, all’Ordine Francescano.
Con immensa intima riconoscenza, accetto l’invito; sono costretto però ad aggiungere che i miei anni, non pochi, fanno ben sentire e le loro naturali conseguenze ed altre della vita trascorsa lontano; mancano pure alcuni mesi alla cerimonia, con gli imprevisti del luogo e del mondo attuale; prima perciò di impegnarmi e dire l’ultima parola, devo aspettare una data più vicina all’ordinazione.
Attendo con fiduciosa speranza che il Signore conceda di poter realizzare il nostro desiderio di incontrarci per una circostanza tanto cara all’animo, rinnovo fervidi auguri, ripeto ringraziamenti profondi, saluto di tutto cuore Lei, i Sacerdoti, i Concittadini.

Dev.mo
Fulgenzio Pasini O.F.M.”

Lettera scritta in seguito a conoscenza della malattia di mons. Dal Bo (conservata nel faldone dell’archivio parrocchiale dal titolo “Storia di S. Donà”):

Lettera originale autografa di Mons. Pasini

“Gerusalemme, 30 aprile 1974
Mons. Arciprete,
il 21 corr., da Sacerdoti della Diocesi, venuti qui in pellegrinaggio, avevo sentito – e stamani la Signora Pavan – mi confermava che lo stato della Sua salute da un po’ di tempo lascia a desiderare. Mentre ne provo vivo dispiacere, Le sono vicino con animo di fratello e prego fervidamente il Signore di concederle che possa rimettersi bene quanto prima, per proseguire il ministero tra i miei Concittadini.
Frattanto Le è di grande conforto, senza dubbio, la certezza che l’apostolato della sofferenza, unito alla Passione del Signore, è il più efficace per le anime.
Grazie, Monsignore dilettissimo, dei Suoi dolori del Suo patire per il bene dei miei Concittadini: è una gemma preziosa che aggiunge al Suo lavoro alla Sua dedizione per loro: grazie!
Presso la roccia dell’Agonia di Gesù presento Lei, le Sue sofferenze, la Parrocchia.
Un tenero saluto fraterno, Suo dev.mo

Fr. Fulg. Pasini O.F.M.”

Lettera scritta al Parroco di San Giuseppe Lavoratore in occasione della costruzione della nuova ed attuale chiesa parrocchiale (in “Ricordi di Mons. Fulgenzio Pasini”- 1988):

“Gerusalemme, 28-4-1980
Carissimo P. Parroco P. Antonio,
con grande piacere e vera gioia dell’animo ricevo la notizia che la prima domenica di giugno – 1° giugno prossimo – verrà benedetta e posta la pietra angolare della chiesa da costruire per i fedeli di codesta Comunità parrocchiale di San Giuseppe Lavoratore in San Donà di Piave.
Formulo i voti più fervidi e presento alei e a tutti i concittadini della parrocchia gli auguri più graditi e cordiali, perché l’edificio sia condotto a termine nel minor tempo possibile e bene. Sia in tutto funzionale secondo il desiderio della santa madre Chiesa, per aiutare l’anima a elevarsi al Padre Celeste.
Da qualche anno – facilmente dal tempo dell’erezione ufficiale della parrocchia – ogni giorno la raccomando di cuore nelle preghiere: e ogni sera, verso le ore 9, rivolto verso la Patria amata e alla cara San Donà, domando al Signore di dare una grande efficace benedizione a codesti luoghi, e perché sia costruito presto l’edificio del culto, e perché in specialissimo modo si costruisca nei miei concittadini, si conservi e si consolidi la vera vita cristiana.
Prima di tutto ben s’intende, per il bene e la salute delle loro anime, ma anche – e non in forma minore – per il progresso della vita cristiana e umana, perché solo una vita cristiana autentica e umana dà il vero senso a tutta la vita dell’uomo, è vitale indirizzo per il benessere sicuro spirituale e materiale di ogni giorno, è garanzia di pace e gioia dell’animo senza delle quali ogni altro piacere rimane superficiale, non penetra nel cuore e si cambia spesso in amaro, e – più che tutto – qualche volta rende perfino insopportabile la convivenza in famiglia e con gli altri.
Il Patrono della parrocchia San Giuseppe è modello ideale, insuperabile al Quale guardare per ben vivere la vita cristiana. Il Vangelo ha, sì, ben poche notizie di Lui, ma sono sufficienti per farci vedere com’è vissuto di fede, di abbandono alla Parola di Dio Padre, di disponibilità al piano del Signore, di sacrificio per la missione affidataGli.
In particolare è appunto modello ai lavoratori, ai quali la santa madre Chiesa Lo addita, perché il lavoro sia loro di aiuto per avvicinarsi meglio a Dio, e così ne abbiano anche sollievo nella dura fatica, nelle sofferenze, nelle difficoltà di ogni giorno.
Mi piace molto che vicino alla pietra angolare della chiesa, venga posto il frammento staccato il 23 ottobre 1976 dalla roccia che si trova qui, al centro dell’abside principale di questa basilica del Getsemani, roccia sulla quale Gesù fu in agonia, pregò, sudò sangue nella notte in cui ebbe inizio la sua Passione, e questo secondo la tradizione dei primissimi tempi cristiani.
Di certo, materialmente, è solo un minuscolo legame, un piccolo legame, un piccolo collegamento con la vita terrena di Gesù. Mi conceda benigno, il Padre Celeste, e Lo prego per questo con tutto l’animo, che esso serva a suscitare sempre, in qualche anima di codesta parrocchia, un desiderio ardente di portarsi il giovedì verso sera, in codesta chiesa per ricordare e passare un’ora presso Gesù-Eucarestia (…)

Lei sa bene, carissimo Padre parroco, perché io mi trovo qui. Il cardinale Agagianian, Prefetto di Propaganda Fide, in un colloquio durante il Concilio, mi diceva: “Oh, sì: fa molto bene a ritornare presto al Getsemani. È proprio il luogo più adatto per un vescovo allontanato con la forza dalla diocesi e che deve sempre portare nel cuore tutte le anime fedeli e infedeli che gli sono state affidate: in modo particolare, i suoi sacerdoti, uno per uno” (…)

Come ho detto sopra raccomando ogni giorno la parrocchia al Cielo. Le chiedo di cuore di ricordare a codesti miei concittadini di pregare per la povera diocesi di Sanyuan. Il cuore di Gesù dal Cielo ricompenserà lei e tutti largamente.
Un caro saluto finale cordiale a lei, a ciascuno dei confratelli francescani di costì, ad ogni famiglia e a tutti i concittadini della parrocchia.

Suo confratello, fr. Fulgenzio Pasini”

 
ATTO DEL TRASFERIMENTO SEMPLICE DEL CORPO di Mons. FULGENZIO PASINI, O.F.M.
Vescovo di Sanyuan (Cina) DAL CIMITERO DEL MONTE SION ALLA BASILICA DEL GETSEMANI.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Trasferimento del corpo di Mons. Pasini dal cimitero del Monte Sion alla Basilica del Getsemani

Oggi, 13 Novembre 1991, anno tredicesimo del Pontificato del
papa GIOVANNI PAOLO II, davantI al Rev.mo Padre Fr. Justo ARTARAZ,
OFM, Vicario Custodiale di Terra Santa, Delegato del Rev.mo Padre
Fr. Carlo CECCHITELLI, OFM, Custode di Terra Santa; presenti i Rev.mi
Padri Fr. Castor GARCIA, OFM, Discreto di Terra Santa, Giuseppe NAZZARO,
OFM, Segretario della Custodia di Terra Santa, Paolo MASTRANGELI, OFM,
Guardiano del Convento .del Ssmo Salvatore in Gerusalemme, Maroun YOUNAN,
OFM, Parroco della Parrocchia del Ssmo Salvatore in Gerusalemme e Fr.
Raffaele BONANNO, OFM, Vice-Postulatore Custodiale per le cause dei
Santi, ed i Signori Cesar Dott. RAED, medico legale ed il Notaio il
signor Dott. A. MOGHRABI, avvocato custodiale; si fece il riconoscimento
dei resti mortali di

Mons. FULGENZIO PASINI, O.F.M.
Vescovo di Sanyuan (Cina)
nato il 2 aprile del 1897 a San Donà di Piave (Venezia) – Italia –
e morto il 17 aprile del 1985 a Gerusalemme.

Il motivo del trasferimento era per soddisfare la richiesta
del Rev.mo Padre Fr. Giulio BICEGO, OFM, Vice-Postulatore della
Provincia Veneta di Sant’Antonio di Padova in Italia e per dare a
Mons. Pasini una sepoltura più degna nella Basilica dell’Agonia al
Getsemani, dove egli è vissuto per vent’otto anni in preghiera per
il popolo della sua diocesi in Cina. Tale richiesta era stata approvata
dal Discretorio di Terra Santa il 29 novembre 1989 e da Sua
Beatitudine, Mons. Michel SABBAH, Patriarca Latino, il 12 novembre
1991.

Rappresentava il Padre Fr. Giulio BICEGO, OFM, il Rev.mo
Padre Fr. Claudio BARATTO, OFM, Discreto di Terra Santa.
I testimoni dichiarano che il sepolcro non era mai stato aperto
prima di quest’oggi, nel cimitero del Monte Sion in GeruRalemme.
Lo stato originale dell’urna di legno è di m.1.80 loculo 34.
Lo stato del corpo è stato esaminato dal Dr. Cesar RAED ed era
in via di decomposizione normale.
I predetti resti mortali sono stati lasciati nell’urna originale di legno
e trasportati in modo semplice alla Basilica dell’Agonia al Getsemani (Gerusalemme).

Dato in Gerusalemme il 13 novembre 1991.