Nonna centenaria: cento anni di lavoro, preghiera e … Provvidenza

Quando la incontriamo, sta leggendo le Massime Eterne, un libricino regalatole dalla nipote, perché quello che aveva in precedenza era ormai tutto consumato. Questa lettura è abituale nella sua giornata in cui, lei dice, non è mai stanca di pregare.
La signora Angela Pavan Ferrarese ha compiuto 100 anni il 16 marzo scorso, essendo nata nel 1907.

Ora ha problemi di deambulazione ed è cinque anni che non esce da casa. Vive accudita amorevolmente dal genero e da Luciana, la figlia più giovane (l’ultima di sette figli, cinque maschi e due femmine) la quale, fin da piccola, era considerata il “sostegno della vecchiaia” dei genitori. 

“Non pensavo di arrivare a questa età, in cui si ha bisogno di tutto… Ma devo ringraziare la famiglia, che mi vuol tanto bene e mi rispetta”. Questo è il segreto della lunga vita di Angela. La figlia confida che sua mamma dice sempre grazie e chiede sempre per favore, scusandosi continuamente, per il timore di disturbare…
Con la prima guerra mondiale, la Angela sfollò a piedi a Caorle, assieme alla mamma (il papà era sul fronte), ai nonni ed alle cinque sorelle più giovani (i fratelli sono nati dopo la guerra). Nelle condizioni precarie in cui trovarono alloggio, le sorelline di due e quattro anni morirono per le malattie contratte dai ratti… Dopo il conflitto, essendo distrutta la loro casa presso Caposile, teatro di aspre battaglie, andarono ad abitare in una baracca offerta dal Comune e quindi in una casa migliore, quando tornò il padre.
Finita la guerra, con la sola seconda elementare, essendo già grande, cominciò a lavorare e, con suo rammarico, non ebbe più la possibilità di continuare gli studi: evidentemente, la sapienza va oltre l’istruzione…
Nonostante le condizioni di non ricchezza della famiglia, vivendo in campagna non mancò mai il cibo, nemmeno per i più bisognosi. Il papà faceva molta elemosina e spesso ospitava nella stalla i numerosi poveri che venivano a chiedere aiuto.
Nel maggio 1931, di domenica, Angela si sposò a Chiesanuova, per mano del parroco don Giovanni Contò. La chiesa era affollata di parenti (giunti in corriera) e dalle numerose persone che conoscevano in paese.
Col marito si trasferì quindi a San Donà nella zona Sabbioni, attuale vicolo Storto. Egli (morto negli anni ’70, a 68 anni) – che la chiamava affettuosamente “Angela, Angelo mio” – le confidava spesso che la fortuna più grande della sua vita era quella di averla conosciuta e sposata. Ebbene, nella divisione dei beni familiari, a lui spettò un cavallo che… morì 24 ore dopo! Un giorno, la sig. Angela trovò il marito in lacrime, appoggiato alla porta di casa. Il secondo cavallo era morto durante il viaggio e ciò significava una pesante ipoteca per il sostegno familiare. Scoppiò a piangere pure lei, invocando: “Signore, aiutaci che abbiamo tanto bisogno”. La Provvidenza non tardò. Di lì a breve, una persona si avvicinò e prestò loro i soldi per l’acquisto di un altro cavallo.
Il marito amava molto i cavalli, ai quali parlava affettuosamente quasi fossero una persona; durante il trasporto dei pesanti carri, camminava vicino a loro incitandoli: “Forza, devi aiutarmi. A casa ho dei bambini…”
Angela ricorda, al riguardo, un altro episodio. Quando il marito vendette l’ultimo cavallo (“la cavallina” bianca) ad una persona di Torre di Mosto, dopo alcuni giorni, di mattino presto, a letto sentirono uno strano rumore. Affacciandosi alla finestra, l’uomo vide il cavallo battere con gli zoccoli, per rizzarsi poi sulle zampe posteriori e nitrire a festa nel vederlo. Lo riconsegnarono al nuovo proprietario quando arrivò da loro verso mezzogiorno, senza sapere che fosse lì…
Preoccupata perché i figli maschi avessero un impiego e non prendessero brutte strade, la sig.ra Angela cercava lei stessa un lavoro per loro. Ricorda che, quando il figlio maggiore (ancora minorenne) tornò con il suo primo salario, lei prese i soldi e li riportò al datore di lavoro, dicendogli che non le interessavano i soldi, ma solo che gli insegnasse un mestiere.
“Ho vissuto con tanta fede; la Provvidenza non è mai mancata. Ho tanto pregato e ringraziato Dio di tutto quello che mi ha dato. Con la sua Grazia ho sopportato ogni cosa; anche se le cose andavano male ho sempre pregato.” Quando le morì un figlio, dopo una lunga malattia, lei invocava: “Signore aiutami a sopportare questo dolore che è grande. Sia fatta la volontà del Signore”. La figlia Luciana sottolinea come la mamma non si sia mai lamentata o chiesta il perché di questi dolori, ma ha solo e sempre chiesto la forza per superarli, perché lei dice che “se ci si ribella, si diventa cattivi”.
La solidarietà testimoniata dai genitori di Angela ha avuto seguito anche nella sua nuova famiglia. Non erano ricchi ed erano in nove. Per un periodo, ospitarono in casa loro una famiglia del vicinato di sette persone, con la mamma inferma, perché il tetto della loro baracca era danneggiato: alla sera spostavano tutti i mobili (per far dormire 16 persone!) e alla mattina risistemavano tutto come prima. Tra i vicini più bisognosi dividevano sempre la metà del maiale, che uccidevano annualmente, oppure la farina o le uova (se qualcuno ne domandava uno, lei ne dava tre quattro). È questa una generosità non sul superfluo, ma spesso anche sul necessario, come quando si privarono della polenta per darla ad una mamma povera vicinante…
“Ho fatto ciò che ho potuto. Il Signore mi ha sempre aiutato”, dice. Alle coppie giovani consiglia di “portare tanta pazienza e sopportare qualunque cosa succeda: pregare”.
Oltre alla lettura spirituale, lei recita il Rosario per tutti: le varie famiglie, i figli, gli undici nipoti e i quindici pronipoti, le persone che si raccomandano alle sue preghiere e… per tutti quelli che non pregano.
La figlia Luciana racconta che, alla nipote che le chiedeva un consiglio per l’educazione dei figli, la mamma Angela ha risposto: “Faccio difficoltà a darti dei consigli, perché le nostre generazioni sono troppo diverse… posso solo dirti di aver buon senso e l’amore di mamma; porta pazienza e prega”.
Sorridendo, il genero, con cui vive, trova la risposta alla lunga vita della suocera Angela: “Il Signore la tiene su questa terra perché preghi per tutti quelli che non lo fanno…”
Lavoro e preghiera, che ha imparato dai genitori: due ingredienti della lunga vita di Angela.

Marco Franzoi