Nuovi stili di vita non si improvvisano

II. Una lettura di fede
La nostra fede ci dice che la situazione in cui ci troviamo non è ineluttabile: ci aiuta a leggere in modo diverso la nostra condizione e ci conduce a compiere scelte più evangeliche e ad adottare comportamenti coerenti.

A guidarci è una sapienza che trova in Gesù di Nazaret e nella sua parola un punto di riferimento sicuro.
E’ una sapienza che ci ricorda la bellezza e la grandezza del dono ricevuto e, al contempo, ci colloca in modo diverso nel cosmo e nella storia: ci parla della finitezza e del limite che caratterizzano l’umana esistenza, di una soglia che va custodita per trovare la felicità e l’armonia.
E’ una sapienza che si fa attenzione vigile nei confronti di tutto ciò che minaccia la vita per farvi fronte coraggiosamente, con scelte incisive e meditate. Ci aiuta a discernere il nostro cuore, il nostro sguardo sul mondo, il nostro modo di abitarlo.
E’ una sapienza solidale, attenta ai poveri: “Chi opprime il povero offende il suo Creatore, chi ha pietà del misero lo onora”, afferma il libro dei Proverbi (14, 31). Proprio per realizzare una vera fraternità, essa educa alla sobrietà, aiutando a scoprire che cosa dà veramente sapore pieno alla vita.

1. Un nuovo rapporto con le cose
Non è sempre vero, e lo è sempre meno, che consumare più beni aumenti la felicità. Spesso la ricerca dei beni copre bisogni più profondi.
“Consumare di più” non significa necessariamente consumare più “merci”. Possiamo “consumare di più” consumando “meglio” (si pensi alla dimensione ambientale), consumando diversamente (si pensi alla sfida del consumo critico), dedicando più tempo agli altri.

Sobria è la vita di chi sa accontentarsi, di chi sa scoprire come il meglio spesso coincide con il meno. Soprattutto sobria è la vita di chi ha scoperto il proprio limite e, dunque, sapendo di dover operare delle scelte, si indirizza all’essenziale, curando la solidarietà e la vita spirituale.
Nell’attuale crisi che l’Italia (ma praticamente tutto il mondo) sta attraversando, siamo più che mai sollecitati a capire e a testimoniare che la sobrietà non è un esercizio eroico, ma nasce dalla fraternità e dalla consapevolezza che tutto il superfluo è sottratto al necessario di altri fratelli.
La misura stessa del superfluo, inoltre, cresce con la crescita dei bisogni dei poveri.
Per un nuovo rapporto con le cose siamo invitati:
• a sostituire i cardini della cultura dominante: dal “tutto è monetizzabile” a “le realtà fondamentali non hanno prezzo”, dal “si lavora per arricchire” al “si lavora per diventare più umani”…
• ad acquisire il senso del limite: da consumatori mai sazi (fame di beni) a persone che usufruiscono dei beni per soddisfare alcuni bisogni fondamentali;
• a spostare il tiro passando dal valore delle cose al valore delle persone, dal bisogno di oggetti alla necessità di rapporti interpersonali forti, dalla logica dell’avere per essere a quella del contatto e della relazione.

2. Nel rispetto della natura
La crisi ecologica, da tutti denunciata, ha alla sua radice un rapporto strumentale violento tra uomini e natura. I tempi e i modelli della produzione e del consumo forzano i tempi biologici fino a farli saltare. Impariamo a nostre spese che la natura non è un bene totalmente disponibile e che occorre avvicinarla con spirito di attenzione e di rispetto, non di dominio.
Occorre discernere e percorrere vie di riconciliazione tra l’uomo e il creato. Si tratta di fare pace con la terra, abbandonando lo sfruttamento selvaggio e riconoscendo nei beni della terra doni per la vita, fatti per essere condivisi dalla nostra e dalle generazioni che seguiranno, nel segno della giustizia.
Bisogna mettere in atto una rivoluzione culturale, sradicando quella visione utilitaristica della terra che la considera solamente un oggetto, una merce con cui si può fare profitto e che si cerca di spremere il più possibile per ricavarne soldi anche a costo di depredarla.
Siamo tutti chiamati a passare dalla violenza ambientale al rispetto del creato, dalla mercificazione della natura alla relazione con “nostra madre Terra”, dall’uso indiscriminato alle responsabilità ambientali.

3. Per un nuovo rapporto con la mondialità
Non ci può lasciare indifferenti la sorte di tanti paesi poveri, che non riescono ad uscire dalla miseria, e vedono calpestati i diritti di ogni uomo ad avere il necessario per vivere. Siamo chiamati a praticare la giustizia e l’equità e ad intensificare i legami di solidarietà con le persone più vicine e con quelle più lontane.

Consumare e fare la spesa ci sembrano fatti banali, che riguardano solo noi, i nostri gusti, il nostro portafoglio. Eppure il consumo è un fatto che riguarda tutta l’umanità perché dietro a questo nostro gesto quotidiano ci sono implicazioni di portata planetaria di natura sociale, politica, ambientale. Dietro tanti prodotti che troviamo sugli scaffali dei nostri negozi si nascondono ingiustizie di cui ci rendiamo complici acquistandoli.
Ecco perché è giusto adottare un “consumo critico”, cioè un atteggiamento di scelta permanente che si attua su tutto ciò che compriamo ogni volta che andiamo a fare la spesa. Infatti, scegliendo cosa comprare e cosa scartare, non solo segnaliamo alle imprese i comportamenti che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forme produttive corrette, mentre ostacoliamo le altre.
Ogni volta che facciamo la spesa, infatti, possiamo scegliere i prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche in base alla loro storia e al comportamento delle imprese che ce li offrono. In particolare è importante valutare se sono prodotti utili, se sono frutto di oppressione in qualche paese del mondo, se richiedono alti consumi di energia per la loro produzione, se hanno conseguenze ambientali gravi, se hanno un alto valore aggiunto (il loro prezzo non dipende dal costo effettivo della materia, ma dall’effetto simbolico che li accompagna).
In questo modo ci sforziamo di applicare criteri di ordine etico al consumo, affinché l’economia sia a servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia.