Nuovi stili di vita non si improvvisano

III. Proposte pratiche
Educare ed educarsi è ancora possibile. Un impegno educativo aperto e fiducioso coglierà anche in questo nostro tempo alcuni valori che, nonostante le rivoluzioni culturali, politiche ed economiche, vengono ancora riconosciuti ed accettati se presentati con verità, convinzione e coerenza: la dignità della persona umana, i suoi profondi bisogni esistenziali, la solidarietà che ci lega gli uni agli altri.

1. Come comunità cristiana
La comunità parrocchiale è impegnata – e spesso travolta – da tante sue esigenze ordinarie. L’attenzione a ciò che ha respiro più universale rischia di rimanere solo episodica, quando invece dovrebbe farsi tangibile e costante per influenzare positivamente l’attività pastorale, gli itinerari formativi e le scelte quotidiane.
La parrocchia può favorire un cammino, proponendo la sperimentazione di nuovi stili di vita. Alcuni suggerimenti:

a. Informare e tessere rapporti:
– far conoscere e mettere a disposizione riviste, libri, filmati…;
– organizzare conferenze e dibattiti su temi generali e su meccanismi specifici di carattere economico, commerciale, sociale, ambientale;
– aprire la comunicazione con i missionari;
– dar vita ad iniziative di gemellaggio con villaggi e parrocchie del Sud del mondo.

b. Formare e accompagnare:
– approfondire le nostre responsabilità rispetto ai beni ed alle risorse del pianeta nelle omelie, nella catechesi, nelle attività educative dei giovani e degli adulti;
– privilegiare alcuni ambiti di formazione come gli incontri di preparazione al Matrimonio, i gruppi di giovani coppie, e ogni altro momento in cui le persone vengono motivate a costruire il loro progetto di vita;
– sostenere nella scelta di uno stile di vita libero dalle pressioni di mercato e dall’organizzazione commerciale.

c. Celebrare ed agire
– reagire alla tentazione di un consumismo sfrenato in occasione di celebrazioni sacramentali (Battesimi, Messe di Prima Comunione, Cresime, Matrimoni) e di festività cristiane (come il Natale…);
– utilizzare canali alternativi come il commercio equo e solidale e le cooperative sociali;
– stendere e pubblicare un bilancio sociale della parrocchia;
– valorizzare e proporre come esempio chi, come singolo o come famiglia, sperimenta forme di vita ispirate alla sobrietà ed alla giustizia e proporre esperienze già concretamente visibili;
– farsi portavoce di campagne di sensibilizzazione e di pressione organizzate per indurre le imprese ed i governi a comportamenti più equi.

2. Come famiglia
La famiglia è la prima agenzia educativa. In seno ad essa si strutturano la responsabilità, la coerenza, l’impegno, la speranza, non attraverso le parole, ma attraverso i normali gesti quotidiani.
Ecco alcuni consigli:

a. Riappropriamoci dei nostri bisogni e liberiamo il tempo:
– parliamo dei nostri veri bisogni e ricerchiamo insieme ciò che può davvero soddisfarli;
– riscopriamo la ricchezza delle nostre relazioni, della cultura, del gioco, della spiritualità;
– scegliamo con cura il modo in cui impiegare il tempo in famiglia;
– “gustiamo” il nostro tempo per soddisfare i nostri bisogni interiori;
– dedichiamo del tempo alle attività sociali, politiche, e alla nostra comunità cristiana.

b. Scegliamo uno stile di vita sobrio:
– quando stiamo per comprare qualcosa, chiediamoci se è davvero indispensabile;
– prima di gettare qualcosa, domandiamoci se è davvero da buttare, se può essere riparato, se può essere utile ad altri.

c. Consumiamo con mente critica e diminuiamo la nostra “impronta” ecologica:
Ogni nostro consumo tende ad utilizzare risorse naturali e a produrre rifiuti che la natura deve smaltire. E’ possibile ridurre l’impatto dei nostri comportamenti di consumo, adottando alcune semplici decisioni:
– la scelta di frutta e verdura di stagione, locale;
– l’attenzione ad evitare gli oggetti “usa e getta”, ad usare una borsa di stoffa per la spesa;
– il risparmio di energia (spegnere le luci, usare lampadine a basso consumo, spegnere gli apparecchi in stand by);
– quando è possibile, l’utilizzo di mezzi pubblici e della bicicletta.

d. Facciamo il nostro “bilancio di giustizia”:
Accogliamo l’invito a tenere sotto controllo le nostre spese familiari in un’ottica di giustizia:
– attraverso il dialogo tra genitori e figli;
– resistendo a condizionamenti e pressioni pubblicitarie;
– ponendoci piccoli obiettivi di cambiamento;
– mettendoci in contatto con altre famiglie della zona che hanno intrapreso lo stesso cammino.

3. Come persone.
Questo sistema economico si costruisce attraverso i gesti del vivere quotidiano: il lavoro, il consumo, il risparmio. La nostra responsabilità è però solo una faccia della medaglia; l’altra è il nostro potere.
Ecco cinque consigli pratici per vivere in maniera più responsabile e contribuire al cambiamento:

a. Recuperiamo la nostra capacità di pensare ed i nostri valori:
Il nostro tempo e la nostra mente sono ormai raggiunti quotidianamente da interessi artificiali (pubblicità, sport, erotismo, moda, frivolezze) lontani dai problemi veri:
– reagiamo stabilendo noi stessi come utilizzare il nostro tempo libero;
– interessiamoci di ciò che succede a livello locale e mondiale;
– riflettiamo sulla realtà in cui viviamo, giudicandola in base ai nostri valori morali cristiani.

b. Informiamoci correttamente:
I mezzi di informazione in genere selezionano le notizie, fornendo un quadro della realtà distorto e parziale, in cui spesso non si dà voce ai disagi dei singoli, si nascondono i drammi sociali, non si fanno emergere le responsabilità dei potenti. Immetterci in un circuito di informazione alternativa, che si avvale di materiale stampato e di Internet.
c. Compiamo scelte ragionate e coerenti:
– consumiamo e risparmiamo criticamente;
– informiamoci ed indirizziamo i nostri consumi ed i nostri risparmi verso imprese e banche che, oltre a rispettare i lavoratori e l’ambiente, non sono coinvolte con la produzione di armi o con forme di pubblicità aggressiva.

d. Facciamo sentire la nostra voce:
Ogni volta che assistiamo ad un sopruso senza reagire, ogni volta che raggiriamo una legge o non permettiamo la giusta applicazione di molte leggi che già abbiamo (pur perfettibili) per la difesa dei diritti dei più poveri, noi realizziamo una grave omissione di responsabilità:
– destiamo la consapevolezza;
– offriamo dati;
– partecipiamo a campagne di pressione organizzate da vari gruppi;
– passiamo dall’informazione esclusiva dei media all’informazione diretta delle persone.

e. Formiamo una rete:
– impariamo a comunicare con altre persone e gruppi del territorio;
– organizziamo delle iniziative insieme, dividendoci i pesi e condividendo le energie;
– troviamo le strade per dare visibilità reale a chi è impegnato per un’economia di giustizia;
– sosteniamo chi nell’esercizio delle sue responsabilità (politiche, economiche, sociali…) condivide queste scelte.

Pordenone, 6 febbraio 2008 Mercoledì delle ceneri

Ovidio Poletto Vescovo

Questo articolo proviene da Pastorale diocesana degli Stili di vita