Omelia della prima santa Messa a S. Donà di don Paolo Carnio

don Paolo CarnioDomenica 22 settembre 2013,  XXV PER ANNUM

Introduzione

Carissimi, vi saluto tutti cordialmente!

Sono don Paolo, da ieri sera vostro nuovo parroco, e sono felice di condividere il cammino di fede con voi.
Sono presenti a questa santa Messa le coppie di fidanzati che si sono iscritti al corso di preparazione al matrimonio cristiano.
Insieme vogliamo ringraziare e lodare il Signore per questa loro scelta e pregare per loro, perché si preparino bene a questo evento fondamentale per la loro vita.
La parola che ascolteremo ci inviterà a verificare come abbiamo amministrato i vari beni che ci sono stati affidati. E, probabilmente, in qualche aspetto risulteremo mancanti. Di questo vogliamo allora chiedere perdono all’inizio di questa celebrazione eucaristica.

Omelia

Come abbiamo sentito (Lc 16,1-13), l’evangelista Luca ci ripropone un tema a lui molto caro: il rapporto con la ricchezza, con i beni. Probabilmente era un problema della sua comunità cristiana, ma riguarda certamente la comunità cristiana di ogni tempo.

I beni economici esercitano un certo fascino nel cuore umano e, in qualche caso, rischiano di far perdere la testa.
Non è però il caso dell’ amministratore infedele di cui parla il vangelo, il quale, visto che il suo posto di lavoro era ormai compromesso, usa molto bene la testa e sceglie di fare uno sconto ai debitori del suo padrone, per farseli amici e avere così chi lo avrebbe accolto in casa una volta rimasto sulla strada.

Compie certamente un’operazione illecita, ma è apprezzata dal suo padrone per la scaltrezza, la furbizia dimostrata.
Gesù commenta la parabola dicendo: «I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
Ma cosa vuol dire Gesù con questo?

Apprezza il comportamento dell’amministratore disonesto? No, ma invita i figli della luce, noi suoi discepoli, a imparare la lezione: «Io vi dico: fatevi amici con la ricchezza disonesta, perché quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne». Questo è l’insegnamento di Gesù che dobbiamo raccogliere! La vera furbizia, la vera scaltrezza che i cristiani devono coltivare nella loro vita è quella di farsi degli amici con le ricchezze, condividere con chi è più povero. E questo non tanto perché, in caso di bisogno, essi accolgano i loro benefattori nelle loro case, ma nelle dimore eterne, ci dice il Signore!

Gesù ci ricorda così la prospettiva ultima della vita umana che è il cielo. Noi dobbiamo preoccuparci di avere degli amici in cielo, i quali, alla fine della vita terrena, possano accoglierci e testimoniare per noi. Questa è la vera scaltrezza da coltivare nella nostra esistenza. Non ripiegarci sui beni terreni, ma guardare sempre alla meta ultima della nostra vita.

Quando parliamo di beni da condividere non intendiamo solo quelli materiali, ma anche quelli spirituali. Pensiamo, in particolare, all’amore, visto che a questa S. Messa sono presenti i fidanzati che hanno scelto si sposarsi nel Signore e iniziare il corso di preparazione.

L’amore è la grande ricchezza, il grande bene racchiuso nel nostro cuore, che solo noi possiamo decidere di condividere per il bene di altre persone, o nella via del Matrimonio e nella via della consacrazione al Signore.

Si tratta ovviamente di un rischio, perché amare significa perdere gratuitamente se stessi per l’altro. E nessuno può conoscere in anticipo l’esito di questo dono gratuito. Insomma non è garantito un ritorno grato ed equivalente al dono offerto. Ma questa è la grande avventura dell’amore e la nostra vita – come afferma Gesù nel vangelo – può essere sempre più trovata nella misura in cui la perdiamo per gli altri. Sembra una contraddizione, eppure è il vero segreto della vita.

Dobbiamo riconoscere, cari fidanzati, che il contesto culturale attuale non vi aiuta a vivere questo rischio. Si è, infatti, diffusa una profonda sfiducia nella nostra società sulle possibilità dell’amore. Si pensa che non sia una risorsa così attendibile come si crede. Si crede sempre meno che possa realizzare le promesse che annuncia. Si afferma che l’amore arriva, ma anche se ne va.

Per questa profonda sfiducia ci si sposa di meno e si è sempre meno disposti a consacrarsi al Signore e alla Chiesa. Anche coloro che sono già sposati, di fronte alle prime difficoltà, rischiano di dare credito alla sfiducia e, in qualche caso decidono di concludere la grande avventura.

Certo, se dovessimo contare solo sulle nostre energie affettive, umane potremmo restare delusi, ma noi cristiani contiamo su ciò che il Signore dona a due giovani che decidono di sposarsi! E cioè la grazia del sacramento del matrimonio. Quel dono divino che rende l’amore umano tanto potente da sconfiggere il male e anche la morte. Questa è la nostra fede nel matrimonio.

Noi cristiani, inoltre, crediamo anche nella forza della testimonianza. Nella S. Messa delle 9.30 abbiamo ringraziato il Signore insieme alle coppie di sposi che celebravano i vari giubilei di fedeltà nell’amore. Questi sposi fedeli nell’amore fanno bene a tutta la comunità cristiana e, in particolare, ai giovani che sono chiamati al matrimonio.

Cari fidanzati, abbiate fiducia di quel sentimento d’amore che dimora nel vostro cuore e, ancor più, credete che la grazia del Signore potrà renderlo potente e capace di affrontare sia i giorni sereni che quelli in cui compaiono le nubi.

Perciò, fin d’ora, mettetevi nella prospettiva di condividere generosamente il vostro patrimonio d’amore, per rendere felice la vita del partner, ma anche quella dei figli che possono nascere dal vostro amore.

Noi preghiamo per voi fin d’ora, certi che il Signore non vi abbandonerà mai se voi custodirete la comunione con lui. Quella comunione che Egli ci offre di rinnovare in ogni celebrazione eucaristica.

E voi sappiate lottare contro il tarlo della sfiducia e del dubbio, facendovi aiutare anche dalle coppie di sposi che proprio credendo nell’amore fino in fondo hanno maturato le loro personalità e felicemente celebrano i loro giubilei.