Omelia di don Gino nel giorno di Natale

Il Natale che oggi ricordiamo e festeggiamo è un fatto storico sepolto nel passato. Questa notte abbiamo letto la pagina che lo documenta nel vangelo di Luca dove si parla di una coppia, Maria e Giuseppe, che fa un lungo viaggio per quei tempi, 140 km, dal nord al sud della Palestina per andare a Betlemme e dare il nome a causa di un censimento. Lì Maria partorisce il figlio in una stalla perché non c’era posto nelle locande della cittadina.
E’ una storia che conosciamo bene, viene raccontata anche ai bambini e rischia di rimanere un bel racconto edificante. Magari richiama anche alcuni valori: il rispetto dei bambini, l’amore della famiglia… ma noi abbiamo bisogno di andare oltre se vogliamo recuperare il valore salvifico, cioè di rigenerazione, del Natale del Signore.
Noi sappiamo che gli eventi che riguardano la vita di Gesù, uomo e dio, non rimangono sepolti nel passato, ma accompagnano l’umanità di epoca in epoca, arrivando fino a noi, perché questa parola che li ricorda e questi gesti che li rievocano sono affidati alla Chiesa.

La Chiesa è l’organismo vivente che stabilisce il contatto fra la storia del passato, dove Cristo è vissuto, e la vita contemporanea. Del resto, per questo noi siamo qui. Noi siamo venuti non tanto a sentire un bel racconto edificante, ma ad incontrare una persona  che crediamo presente in mezzo a noi, perché quando ne celebriamo il ricordo, noi otteniamo la presenza misteriosa che ci permette di beneficiare dei frutti della sua nascita, morte e risurrezione.
E’ necessario però che noi guardiamo oltre i racconti, oltre le tradizioni, oltre i contesti che possono essere più o meno discutibili che ricordano l’evento storico.
Nel presepio preparato quest’anno c’è una piccola novità che ha grande importanza: il bambino Gesù nella grotta è collocato sopra un libro. Il libro è la Bibbia. Allora c’è un collegamento fra il Verbo che si è fatto carne come abbiamo sentito nel testo di San Giovanni e la Bibbia dove la Parola diventa libro a disposizione e quando viene pronunciata diventa Parola viva.
Vuol dire: vuoi capire qualcosa del mistero di questo bambino, della sua missione, del suo compito? Non affidarti alla fantasia, o al tuo sentimento o al tuo desiderio, ma apri il libro della scrittura, leggi ciò che si dice di lui, ciò che si dice di te, ciò che si dice dell’umanità.
Abbiamo imparato in questi ultimi tempi a fondare la nostra fede non solo nella tradizione famigliare, ma sulla Parola di Dio, autorevolmente trasmessa dagli apostoli a noi, la quale ci rende conto del grande progetto di Dio, progetto d’amore.
Il bellissimo testo del prologo del vangelo di Giovanni parla di questo misterioso Verbo di Dio, Parola di Dio che viveva da sempre con il Padre nello Spirito,  e che è diventato carne. Il Verbo si è fatto carne: questo è il mistero che celebriamo. E’ nato tra gli uomini, è apparso in forma umana, essendo Dio. E questo non per essere un turista nel mondo che egli ha creato, ma per poter diventare il Salvatore. Gli angeli la notte della nascita di Gesù, dice l’evangelista Luca, sono andati a chiamare i pastori ed hanno annunciato loro una grande gioia: finalmente è arrivato il Salvatore.
Questa è una parola importante perché dice la missione di Gesù, il compito che tuttora viene svolto all’interno dell’umanità: oggi come ieri c’è bisogno del Salvatore. Egli stesso ha detto di sé: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.”
Quale è il motivo per il quale Dio Padre ha deciso di mandare il suo Figlio sulla terra? Affinché gli uomini ritrovino in lui l’orientamento per il ritorno alla casa del Padre perché se ne erano, e se ne sono, allontanati. Ecco perché dobbiamo risvegliare in noi una grande fiducia nella missione di Cristo e della Chiesa. Oggi è sempre più grande il numero delle persone che si allontanano dalla fede, anche nei nostri paesi, pensando che ormai siamo così evoluti nella scienza e nella tecnica, che possiamo bastare a noi stessi. E’ un illusione: Cristo è venuto anche per questi.
Ci sono delle persone che non riescono, per quanto cerchino, di incontrare con la loro mente e il loro cuore, la presenza di Dio persona, di Dio nel volto di Cristo. Il papa ha detto qualche giorno fa che la Chiesa deve ritornare ad aprire “il cortile dei gentili”: era il cortile del Tempio di Gerusalemme, il primo passo per entrare nel Tempio, dove potevano venire a pregare anche quelli che non erano ebrei, che non avevano fede. E’ importante. Cristo è venuto anche per quelli che non hanno fede, ma cercano.
Ci sono anche tra di noi persone che ritengono di non essere più degne di essere guardate da Cristo Salvatore, perché magari non hanno accolto la vita umana nel suo nascere, l’hanno ostacolata, qualcuno ha anche ucciso: Cristo è venuto anche per questi, nessuno escluso.
Sono venuto – dice Gesù nel vangelo – non per condannare, ma per salvare.
Anche chi non ha avuto cura dei poveri, si è chiuso nel suo gretto egoismo, ha sfruttato le occasioni, la sua superiorità, la sua forza per fare i propri interessi… anche per lui è venuto Cristo. Zaccheo era un ricco, era uno sfruttatore, perché era esattore delle tasse e in quel tempo poteva rubare, ma Cristo lo ha incontrato e gli ha cambiato la vita: Cristo viene per cambiare la vita di tutti, non si ferma davanti a nessuno, basta aprire le porte.
Potremmo dire seguendo la riflessione che ci viene dal santo padre per la prossima giornata della pace: chi non è solidale perché distrugge le risorse della terra, se ne appropria, le saccheggia e ricava profitti ingiusti dalla distruzione del mare, dell’aria, della terra… anche per questi è venuto Cristo.
Per quanto grande sia il nostro allontanamento, il nostro peccato, egli è il nostro Salvatore.
Dopo diciamo: “per noi e per la nostra salvezza, discese dal cielo”. E’ importante in questo giorno, allora, che noi guardiamo in alto. Non guardiamo solo le cose che non vanno, i nostri difetti, i nostri errori, i nostri peccati, ma guardiamo la guarigione che porta Cristo, i muri che egli abbatte, quelli che ci dividono, tra popoli, tra famiglie e all’interno delle stesse famiglie. Egli è venuto a portare la pace che riguarda l’umanità e anche il creato, per ristabilire quell’alleanza originaria tra l’umanità e il mondo.
Carissimi, io credo che questo sia il significato di un augurio che ci possiamo dare. Al di là della formalità, cosa può voler dire: “Buon Natale”?
Che Cristo, nato per noi, ci porti tutto quel bene che egli desidera e che è racchiuso in una sola parola: la pace.