Omelia di don Gino nel giorno di Pasqua 2010

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Testo:

Quello che noi crediamo e che muove i nostri pensieri e le nostre scelte non è fondato su vane favole, su miti, su racconti inventati, ma è un ricordare eventi che hanno visto come protagonista il nostro Dio dentro la storia dell’umanità.
La storia del nostro rapporto con Dio si chiama “Storia della Salvezza”. Al centro di questa lunga storia, che comincia con la creazione e finirà con la fine del mondo, sta un evento centrale decisivo, quello che celebriamo oggi.

Pietro nel suo primo discorso prese la parola e disse: “voi sapete ciò che è accaduto”.
A distanza di duemila anni credo che anche noi che siamo qui possiamo verificare questa espressione. Anch’io posso dire a voi: “voi sapete ciò che è accaduto”, perché fin da piccoli siete andati alla scuola del Vangelo, del catechismo e avete imparato quello che Pietro ricorda, e cioé che Gesù di Nazareth apparve in Galilea, fu consacrato in spirito Santo, passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo. Anche i bambini conoscono la storia di Gesù, non solo quella della sua nascita, ma anche i miracoli, gli interventi e i principali insegnamenti che gli ha fatto.

Ebbene egli non fu accettato, fu respinto da rappresentanti del suo popolo, fu condannato e crocifisso, ma Dio il terzo giorno lo risuscitò, e dice Pietro: “noi ricevemmo l’ordine di annunciare questo fatto al mondo intero in modo tale che chiunque crede in lui riceva il perdono dei peccati”.

Questa espressione del perdono dei peccati è riassuntiva dell’origine di ogni male. Se il mondo va male, se gli uomini si odiano, si ammazzano, se la vita viene calpestata, se la sofferenza si ingrandisce, alla fin fine è per il peccato che ha portato gravi conseguenze nella vita dei singoli e dei popoli.
Gesù è venuto per far morire il peccato e per liberare la presenza della vita per la quale egli ha creato il mondo  e l’umanità. Questa notte abbiamo celebrato solennemente la sua resurrezione accendendo il simbolo della vittoria di Cristo sulla morte, il cero pasquale. Il cero pasquale ha un significato simbolico spirituale: la luce è Cristo che illumina la vita di chi crede in lui e gli apre la strada verso la vera vita.

Come dicevamo il venerdì santo, fino a Gesù la vita finiva con la morte e non si parlava più di continuità. C’era qualche ipotesi, qualche desiderio, ma uno morto restava morto.
Dopo la vittoria che Gesù ha fatto con la sua risurrezione, con la sua Pasqua, bisogna rovesciare il rapporto: la morte è per la vita e noi oggi celebriamo questo movimento che Cristo è venuto a inserire dentro la storia dell’umanità. Tutti i segni di morte un po’ alla volta verranno distrutti perché la potenza della sua divinità ricoprirà il mondo, gli uomini, l’umanità, dei segni della vita e la porterà a una vita eterna.
Gesù ha spiegato questo durante la sua vita e lo ha chiamato con l’espressione che conosciamo: il regno di Dio.
Gesù è venuto per portare, iniziare il regno di Dio, cioè un modo di vivere dove Dio sta al centro come un re e dà la vita che sconfigge anche la morte.

E’ importante allora che ogni cristiano si renda conto del dono che gli è messo a disposizione: chi crede riceverà il perdono dei peccati.

Quando avviene questo? Nel sacramento base dell’esistenza cristiana che è il battesimo.
Noi tutti siamo stati battezzati, battezziamo i nostri bambini, siamo contenti di accogliere anche quelli che vengono da fuori, da altre nazioni e che magari hanno i bambini ancora da battezzare, come abbiamo fatto ieri sera. Li abbiamo battezzati non perché vogliamo che tutti abbiano un’omogeneità, un’uniformità, ma perché tutti possano respirare la bellezza della speranza cristiana.
E allora noi ci rendiamo conto che il giorno di Pasqua è il giorno fondativo della nostra esperienza, noi dobbiamo aprire il cuore. come dice Paolo, alla nostra nuova condizione. Dice San Paolo nelle poche parole che abbiamo ascoltato: “fratelli se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”.

Che cosa vuol dire risolti con Cristo?
Bisogna intendere bene!  Io non sono ancora risorto, né voi; siamo ancora nel nostro corpo mortale, siamo ancora nella nostra vicenda di dolore e di sofferenza.
E allora che significa se siete risorti? Bisogna andare oltre il visibile e ritenere che la vita che il Signore ci offre è una vita spirituale, interiore, soprannaturale, quella che ci mette in relazione con lui, quella che guarisce e bonifica le relazioni con il nostro prossimo, per cui sperimentiamo anche di non essere più vittime della morte, ma di essere entrati in un nuovo modo di vivere, appunto nel regno di Dio. 

Il concilio ricordava nel grande documento sul compito della Chiesa nel mondo contemporaneo, che questo mistero che bonifica le cattiverie del mondo è presente, e anche se noi non sappiamo come, il nostro Signore trova il modo di entrare in contatto, nel modo che lui solo conosce, con un ogni essere umano e il suo mistero pasquale.
Vedete, Cristo non è venuto solo per i credenti è venuto per tutti gli uomini, per questo oggi è una festa cattolica universale. Anche quelli che non credono a Cristo ne beneficiano, perché il Signore ha inserito nell’umanità una forza che la spinge verso le sponde della vita, verso le sponde del bene e la fa crescere secondo i germi del regno.

Dice ancora il concilio: il regno eterno e universale è quello di Cristo, regno di verità, di vita, di santità, di grazia, dovunque c’è giustizia, amore e pace, lì c’è il regno di Dio. E allora conclude: qui sulla terra il regno è già presente. Ecco come siamo già risorti.
Il nostro corpo glorioso ci sarà dato alla fine dei tempi, alla fine del mondo, ma il seme, il germe della vita nuova ce l’abbiamo dentro e, ogni volta che riceviamo il perdono dei peccati, dentro di noi arretra la morte, la violenza, la cattiveria, l’ingiustizia e si apre la possibilità di impegno per l’amore e per la pace.

E un grande giorno questo!
Dobbiamo collocare la nostra piccola vicenda dentro questa grande storia della salvezza che è storia di amore di Dio Padre per noi che ha mandato suo figlio perché noi unendoci a lui e collegandoci con lui, e i sacramenti questo fanno, possiamo morire con lui e insieme con lui arrivare alla pienezza della vita.
E’ una grande speranza che deve sostenere tutti i nostri pianti, i nostri sentimenti di pessimismo, di depressione; dobbiamo entrare in una visione non falsamente positiva, ma positiva perché fondata sulla parola e la promessa del Signore.

Mi piace ricordare un bel testo del concilio il quale dice che noi siamo avvertiti che niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero, ma perde la sua vita. Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire bensì stimolare la sollecitudine del lavoro relativo alla terra presente, deve crescere quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo.
Quando si aiutano i poveri, quando si dà giustizia a quelli che sono oppressi, è il regno di Dio che progredisce, e benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Dio, tuttavia nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, il progresso umano è di grande importanza per il regno di Dio. Questo lo devono ricordare soprattutto i cristiani che lavorano per cambiare le strutture, le leggi, i rapporti, quelli che lavorano nella politica, che lavorano nel sociale, si lavora per iniziare il cammino e la grande avventura del regno di Dio.

Ecco la prospettiva bella e confortante che abbiamo davanti oggi. La celebriamo, ne ringraziamo il Signore e domandiamo al Signore di essere capaci ciascuno di dare il proprio contributo.

Omelia di don Gino tratta da registrazione audio e non riveduta dall’autore.