Padre Italo Padovan

Padre Italo Padovan è nato a San Donà il 27 aprile del 1943 ed è il terz’ultimo di nove fratelli. Trascorre la sua infanzia a Passarella di Sopra, fino ai dodici anni, quando entra nel seminario dei Carmelitani di Verona.

Della sua famiglia sono ora morti i genitori ed un fratello. Gli altri fratelli e sorelle vivono a Passerella, Milano, San Donà ed uno in Svezia.
Alla richiesta di un ricordo degli anni della sua infanzia, gli viene in mente proprio il suo assiduo servizio di chierichetto. L’allora cappellano di Passarella (poi divenuto vescovo in Brasile) lo veniva a cercare a tutte le ore per la Messa (abitava vicino alla chiesa), che allora non si poteva celebrare… senza i chierichetti!
Compiuto il cammino di verifica e studio tra Verona, Brescia e Venezia, venne ordinato sacerdote proprio nel Duomo di San Donà nel 1969, dal Vescovo Antonio Mistrorigo. Già in quell’occasione manifestò ai superiori la sua disponibilità per le missioni. Confida che la sua scelta di entrare in un ordine religioso era proprio stata maturata grazie alla sua attrazione per il servizio missionario ai poveri e verso chi ancora non conosce il Vangelo, coltivata fin da piccolo.

Finalmente la missione
Dopo alcuni anni di operato nell’orientamento vocazionale (Treviso), di studio personale (Monte Carmelo in Palestina) e di insegnamento nelle scuole professionali (Treviso e Brescia), su sprone di un confratello missionario, rinnovò ai superiori il suo desiderio per la missione ad gentes, che fu accolto. Così, nel 1977, dopo due mesi di studio del francese partì per il Madagascar.Arrivato in terra malgascia, per alcuni mesi apprese dai Gesuiti la cultura e la lingua locale, come passo iniziale di “inculturazione”.
Un primo periodo lo trascorse nella missione di Itaosy, alla periferia della capitale Antananarivo, dove da alcuni anni operava anche il confratello carmelitano p. Sergio Sorgon, il compianto nostro concittadino ucciso nel 1985. P. Italo svolse quindi il suo impegno missionario nella foresta (a nord della capitale), poi per otto anni nell’altipiano malgascio e poi ancora nella foresta, fino a sei anni fa, quando gli fu chiesta l’obbedienza di continuare la sua opera in città, proprio a Itaosy. Non senza un certo timore (per il diverso tipo di impegno pastorale che lo aspettava, rispetto alla foresta), p. Italo accettò questa nuova missione.

Una parrocchia di 150.000 persone
Attualmente l’impegno pastorale di p. Italo Padovan si svolge nel Distretto di Itaosy, a circa sei chilometri (divisi da un fiume) dal centro di Antananarivo. Qui, suddivise in diversi centri, vivono 150.000 persone, di cui 25.000 sono cattolici. L’estensione di questa parrocchia è all’incirca quella di un cerchio il cui raggio si percorre in un’ora ed un quarto con il cavallo di san Francesco (i piedi!).
Nelle domeniche, p. Italo Padovan, il quale è il solo parroco, viene coadiuvato per le varie Eucaristie nella popolosa parrocchia da p. Marcello Sorgon (fratello di Sergio), che è comunemente incaricato della formazione dei novizi, e da tre sacerdoti malgasci, tutti facenti parte della sua comunità religiosa. In parrocchia svolgono il loro prezioso servizio anche tre ordini di suore, di cui uno di carmelitane.
La parrocchia, oltre a tutto ciò che concerne l’attività pastorale, gestisce l’asilo e le scuole fino alle medie (per un totale di 5000 alunni), un dispensario e varie cooperative (per la vendita del riso, per la produzione di mattoni, per prodotti di taglio e cucito, per l’allevamento di bestiame ecc.).
Nella gestione delle diverse opere, ci si avvale dell’efficiente impostazione e struttura creata a suo tempo dai padri Gesuiti francesi. Infatti esiste un comitato distrettuale, presieduto da p. Italo e composto da alcuni laici con i diversi compiti; a questo fanno poi capo i comitati parrocchiali, che assicurano l’organizzazione per le 9 comunità di cui è costituito il Distretto di Itaosy. Ciascuno di tali 9 centri è poi a sua volta organizzato capillarmente nelle varie comunità di quartiere.
La realtà associativa giovanile è molto vivace ed attiva. C’è comunque la necessità pastorale di indirizzare la naturale spontaneità ed entusiasmo giovanili e tipici di questa cultura, verso una maggiore interiorizzazione spirituale personale. Si punta molto nel favorire lo spirito di quartiere, che porta i parrocchiani a riunirsi per la preghiera e la lettura della Bibbia e anche per risolvere le necessità concrete delle singole famiglie o del quartiere.
Una difficoltà crescente anche in tale zona del Madagascar è quella dell’attrattiva verso i fedeli delle varie sette, sempre più diffuse soprattutto nelle città. Per contrastare questo fenomeno è appunto necessaria una presenza concreta, un “decentramento” sempre più capillare della parrocchia.

Una nuova chiesa per Itaosy
Con questo spirito, si è iniziata a costruire una nuova chiesa, dedicata al beato Giovanni XXIII, in una zona molto popolosa del Distretto: sarà così la sua decima parrocchi.La funzione del nuovo edificio, data l’impossibilità di avere a disposizione grandi spazi, sarà duplice, ovvero di chiesa e scuola. Grazie al lavoro gratuito dei membri del comitato si è potuto dimezzare il costo totale preventivato. Già per il prossimo Natale, p. Italo pensa di aprire la chiesa, anche se non ancora ufficialmente, poiché si è circa a metà dell’opera.

Quasi un ponte con la missione
P. Italo Padovan è certamente tra i missionari nostri concittadini più fedeli in quanto a corrispondenza, senz’altro il mezzo fondamentale per mantenere vivi i contatti con la terra natale. Il Missionario sottolinea poi il bene reciproco che possono suscitare i gemellaggi, ovvero le visite in missione, fatte per dare una mano concreta (opere, dispensario ecc.) o anche semplicemente per conoscere quella realtà. Certo, sia che questo periodo sia di breve o lunga durata, è necessaria una preparazione (lo studio del francese e della cultura locale) e programmazione.
Pare comunque di cogliere che a p. Italo piacerebbe molto che un’esperienza di questo tipo fosse magari compiuta anche da qualche sandonatese…
Un detto malgascio dice che dentro l’amaro c’è il dolce; ecco, dentro il brutto del male, il dolce è Cristo.

Madagascar: missione compiuta!
Rientro al convento che mi aveva inviato 26 anni fa

Carissimi amici, pace e gioia in Colui che ne ha proprio tanta da donarci!

Ventisei anni fa, il 19/10/1977, ho lasciato con tanta gioia ed entusiasmo l’Italia per partire per il lontano Madagascar, per un servizio fraterno alla Chiesa e al Popolo malgascio. L’intenzione iniziale era di un servizio missionario di… 10 anni; poi, circostanze particolari, soprattutto l’uccisione misteriosa e tragica del confratello P. Sergio Sorgon, lui pure missionario in Madagascar, e altri motivi pressanti hanno prolungato il mio servizio fino ad oggi!
Dopo aver lungamente pregato, riflettuto, da solo e con amici, e di nuovo pregato, ho pensato che è arrivato il momento di… rientrare. Credo sinceramente che sia una decisione che farà del bene a me e a tutta la Missione! Con gioia ed entusiasmo ho abbandonato l’Italia per il Madagascar… con altrettanta gioia ed entusiasmo abbandono il Madagascar per continuare il mio servizio missionario in Italia! Luoghi-attività-persone-modi di vivere cambieranno, ma il “Padrone” che chiama ed invia è ancora lo stesso; il “salario” che spetta all’operaio del Vangelo pure non cambia!
Lascio il Madagascar con una profonda sofferenza: partire è sempre un po’ morire! Il mio cuore però è sempre in Madagascar ed è sereno perché lo lascio in buone mani: in quelle del Signore, il vero Responsabile della missione; in quelle dei confratelli carmelitani del Madagascar (26 malgasci e 9 italiani); e in quelle di tanti laici malgasci, saldamente formati da molti anni per continuare e perfezionare l’opera missionaria.
Perché ho fatto questa scelta così difficile e dolorosa? Anch’io mi sono più volte chiesto perché Gesù Cristo ha avuto il coraggio di abbandonare la Palestina, i suoi dodici discepoli e tutta la comunità cristiana di Gerusalemme, per rientrare alla casa del Padre che l’aveva inviato… avendo anche la certezza che “la mia partenza vi farà tanto bene”! Lui ha avuto il coraggio e la forza di farlo e di dirlo: e perché io no?!
Amarezza? Sì, solo quella di essermi accorto che alcuni, per fortuna pochi, non hanno capito la mia scelta, avendomi detto: “Non ci vuoi più bene ora: preferisci tornartene dai tuoi!” Ma veramente chi sono i “miei” se non quelli per i quali ho donato 26 anni della mia esistenza e, soprattutto 26 anni dei miei 34 anni di sacerdozio?
Vi ringrazio grandemente del vostro sostegno, affetto e stima, con cui mi avete sempre circondato e sostenuto durante questi lunghi anni di missione. Se ho fatto qualche opera di bene, l’ho fatta assieme a voi ed al Signore, il Primo Missionario e Modello di ogni vero missionario! Spero solo di essere stato come quel “servo inutile” del Vangelo!
Anche voi continuate a sostenere la Missione del Madagascar, come avete sempre fatto fino ad ora: i missionari che lavorano in Madagascar cambiano, ma la Missione è ancora quella e ha ancora molto bisogno di voi!
Pregate per un mio inserimento veloce nella nuova realtà italiana e perché possa di nuovo essere quel “servo inutile” del Vangelo, per la nuova missione qui… in Italia!

Vostro amico missionario: P. Italo Padovan, carmelitano