Padre Sergio Sorgon

 

Padre Sergio SorgonUna domenica in Madagascar

E’ la luce dei nostri occhi.
P. Sergio celebrava la messa, io assistevo, non potendo concelebrare per la non conoscenza della lingua malgascia. All’omelia p. Sergio mi presentò alla comunità: “E’ il parroco del paese dove abita mia madre, vi porta i saluti e gli auguri di tutta la comunità cristiana di S. Donà di Piave”. Alla fine della messa, prima dell’ultima benedizione, un uomo anziano, scalzo, con sulle spalle un mantello sdrucito, chiese di poter parlare, si rivolse a me e cominciò il suo discorso. P. Sergio me lo traduceva di seguito. Dopo i convenevoli di saluto soggiunge: “Quando ritorna in Italia, ringrazi la mamma di p. Sergio di averlo dato a noi e dica che per noi è stato ed è la luce dei nostri occhi, prima eravamo ciechi, adesso vediamo”.

P. Sergio chi era? Da dove veniva quella luce?

Era un giovane sacerdote carmelitano, missionario in Madagascar, la grande isola sull’Oceano Indiano. Era nato in una delle grandi famiglie che garantivano abbondanti braccia per il lavoro mezzadrile nella campagna sandonatese. Uno dei ventisette bambini che la famiglia Sorgon di via Fornetto in Fiorentina, per accompagnare a scuola nelle brutte giornate d’inverno, doveva servirsi del carro con i buoi, per superare la lunga strada fangosa. Un Padre carmelitano venuto dal convento di Treviso aveva aperto nuovi orizzonti nella vita dei fanciulli nati e cresciuti nell’ambito di famiglie profondamente cristiane. Così tre bambini undicenni, uno dopo l’altro, Sergio, Gino Marcello, tutti ‘Sorgon’ sono partiti da S. Donà per il seminario carmelitano di Verona per frequentare la quinta elementare. Il papà di Sergio così risponde alla prima lettera che arriva dal Seminario di Verona: “Caro Sergio noi ti ricordiamo ogni sera nella recita del s. Rosario perché Dio ti accompagni e ti benedica, tu prega il Signore che ti dia la forza per seguire quella tua santa vocazione, per essere un giorno interamente al suo servizio”.

Fino all’ultima goccia.

Il lungo cammino iniziato il 13.10.49 nel seminario carmelitano di Verona, si concluderà a Venezia il 30 marzo 1963 con l’ordinazione sacerdotale nella Basilica di S. Marco. Alla sua prima messa nella chiesa di Fiorentina così il novello sacerdote parlava alla sua gente: “Non ogni giorno è giorno di trionfo come oggi. Gesù ha detta: hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, hanno odiato me, odieranno anche voi. Non ignoro che la mia missione sacerdotale, come conosce il momento della gioia così in seguito potrà assaporare il calice dell’amarezza. Con la forza che umilmente imploro da Cristo, affronterò se lui lo vorrà e berrò fino all’ultima goccia il calice dell’amarezza, fiducioso che anche il mio sacrificio, unito a quello di Cristo sarà più fecondo e utile alle anime”.

Sacrificio consumato.

Nel pomeriggio del 7 gennaio 1985 era atteso a Moramanga, località a 120 Km dalla capitale, dove era parroco e Vicario episcopale della diocesi, era partito in moto da Tananarive. A Moramanga fu atteso invano, il suo corpo orrendamente mutilato, fu ritrovato il giorno seguente all’inizio di un bosco. Era partito per il Madagascar con altri due padri per avviare una Missione carmelitana in quell’isola, il 7 giugno 1969. La sua opera missionaria nell’arco di 16 anni era stata intensa e molteplice per impegno e luoghi diversi di permanenza. A Roramanga era stata particolarmente significativa per il sostegno e l’assistenza offerta a tanti poveri e la intransigente difesa dei loro diritti di fronte ad ogni potere. Perché e chi lo ha ucciso? Non si sa o forse non si volle far sapere. La presenza e l’azione della chiesa in Madagascar in quel tempo, non incontrava le simpatie di certi poteri, già un missionario gesuita era stato ucciso. Il popolo cristiano di Moramanga celebrò nel pianto il funerale di p. Sergio, dopo lunghe veglie di preghiera. La sua salma fu poi portata a Tanarive, nella chiesa cattedrale si celebrarono solenni esequie presiedute dal cardinale Arcivescovo.

Il ritorno in patria.

A S. Donà viveva la mamma di p. Sergio e una schiera di fratelli e sorelle, Sergio era il 4° di dieci. Fu unanime la richiesta dei familiari, parrocchie della città, Amministrazione comunale: la salma di p. Sergio ri-torni a S. Donà. In un freddo pomeriggio di gennaio, familiari, padri carmelitani, sacerdoti, sindaco e amministratori con il gonfalone della Città, tutti uniti all’aeroporto di Tessera eravamo in attesa dell’arrivo della salma. Una grande cassa fu fatta scendere dall’aereo, era accompagnata dal cugino p. Marcello, la ricevemmo pregando, mentre il gonfalone si chinava in omaggio. Ma quella salma era mutilata, p. Marcello ci disse “manca la testa, è stato trovato un corpo straziato e senza testa. Accompagnammo a Fiorentina le reliquie del martire, dove tutto un popolo attendeva in silenzio, la salma fu vegliata tutta la notte da tante persone in preghiera. Nella tarda mattinata del giorno seguente fu prelevata dalla chiesa di Fiorentina e portata in Duomo. Nel pomeriggio ogni attività cittadina si fermò, alle esequie celebrate con la presidenza del vescovo di Treviso, partecipò un’enorme folla proveniente da tutto il circondario del Basso Piave. Fu una celebrazione festosa, accompagnata dal suono delle campane, nel segno della Fede e della Speranza che il sacrificio della vita per l’amore di Cristo segna sempre una vittoria e ami una sconfitta: la vittoria dell’amore.
Il sacrificio di p. Sergio fu ricordato dal Papa nel discorso all’Angelus della domenica 20 gennaio 1985: […In questa settimana è giunta notizia di un altro doloroso episodio: l’uccisione di un carmelitano italiano, padre Sergio Sorgon, missionario nel Madagascar. Egli è stato atrocemente mutilato, sembra a scopo di rapina.Preghiamo per il suo eterno riposo e per il conforto del suo Ordine e della sua famiglia, duramente provati. Rivolgiamoci insieme al Signore affinché voglia risvegliare dappertutto sulla terra il sentimento del rispetto della vita e della fratellanza tra i suoi figli, essenziale fondamento della convivenza umana…]

Messaggi di cordoglio arrivarono dal Patriarca di Venezia, dal Presidente del consiglio e da molte altre parti.
Ricordando il ventesimo anniversario del sacrificio di P. Sergio ci piace riportare quanto scrivemmo allora sul Foglietto parrocchiale: “La vita di p. Sergio resta per noi segno di bontà e di speranza, e la sua morte, testimonianza dio sangue, segno della presenza del Signore. La sua morte appartiene al mistero, al disegno di Dio. Siamo invitati ad adorare la sua volontà, è la volontà di Dio che ha vinto il peccato e salvato l’umanità in Cristo”.
E’ un segno tuttora valido, reso più luminoso da una numerosa schiera di altri missionari, uomini e donne, figli di questa comunità sandonatese operante in America latina, Africa e Asia, a loro va la nostra solidarietà di fede e di speranza.

Mons. Bruno Gumiero