Paolo Rizzetto, fratello missionario comboniano

Domenica 22 luglio 2007, Paolo Rizzetto ha salutato la comunità parrocchiale del Duomo, tre giorni prima della partenza per l’Uganda, dove trascorrerà due anni di servizio in un ospedale, come fratello comboniano.

 Paolo Rizzetto, giovane sandonatese classe 1978, a 9 anni è entrato all’Oratorio Don Bosco in occasione della Proposta Estate Ragazzi, per essere poi indirizzato dagli amici all’Azione Cattolica, prima come animato e poi come animatore, sino al 2000.

Dell’esperienza di gruppo gli è rimasta la dimensione del servizio, che gli sembrava potesse concretizzarsi con gli studi nella facoltà di medicina. Pur con il desiderio che gli studi lo avrebbero portato ad uno sbocco di servizio verso gli altri, inizialmente non sono mancate difficoltà; la vita in una città come Padova lo ha portato, comunque, ad una maggiore apertura al mondo.
Durante i primi anni di università Paolo ha continuato l’animazione nei gruppi di A.C., consapevole che quel servizio, da lui molto gradito, avrebbe avuto una conclusione. In quel periodo non se la sentiva di seguire il consiglio di frequentare dei gruppi di verifica vocazionale.
La svolta “miliare” si ha nel 1998, quando dei postulanti comboniani sono venuti ad animare una veglia missionaria nel suo collegio universitario. In particolare, ha incontrato Damiano, che gli ha confidato il suo sogno di divenire “fratello comboniano” e di voler vivere tale vocazione in Africa, al servizio dei malati di un dispensario. Ciò che più hanno colpito Rizzetto sono stati la serenità di quel giovane e… la coincidenza di sogno!
Si è così messa in moto una ricerca che lui aveva messo a tacere. Pochi mesi dopo quell’incontro, nel ’99, Paolo ha preso contatto con i Comboniani, cominciando il cammino del GIM (Giovani Impegno Missionario). Pur con un certa riserva iniziale, ha frequentato tutti gli incontri ed anzi, al quarto, tenutosi proprio nella casa natale di Daniele Comboni a Limone sul Garda, ha preso la decisione, con la consapevolezza di voler proprio quel tipo di vita!
La resistenza residua, dovuta alla volontà di non lasciare gli studi (mancavano ancora tre anni), è stata definitivamente vinta dalla proposta dei superiori di continuarli, vivendo però da postulante. Gli è allora caduta definitivamente la “maschera” delle giustificazioni: proprio Dio faceva un passo verso di lui, che in realtà faceva fatica a fidarsi, anche se spesso aveva predicato ciò ai ragazzi che animava in gruppo…
Il postulato, la prima parte del cammino di discernimento, che fr. Paolo ha trascorso a Padova, consta di quattro pilastri: l’accompagnamento personale di verifica vocazionale, lo studio (per lui – come futuro “fratello” – le materie di medicina), la vita comunitaria e l’apostolato.
Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, conseguita nel 2004, e l’Esame di Stato, nel 2005, ha trascorso sei mesi in un ospedale comboniano in Uganda.
Di seguito, in Provincia di Varese ha iniziato il noviziato, che è la seconda tappa del cammino, per la preparazione specifica alla vita religiosa nella Congregazione del Comboni. In questo periodo, terminato con la prima Professione Religiosa, il 26 maggio scorso, fr. Paolo ha vissuto sei mesi di esperienza apostolica “esterna”, in un campo di accoglienza per stranieri gestito da un parroco in Provincia di Foggia; successivamente, ha partecipato alla preparazione di un progetto missionario in noviziato (periodo “interno”)…
 I suoi famigliari non hanno mai ostacolato la scelta da lui fatta e, nonostante la loro preoccupazione iniziale, gli hanno fatto capire che era giusto che seguisse questa strada. Pian piano li ha ritrovati rassicurati, vedendolo contento.
 Nei prossimi due anni, il suo servizio sarà in un ospedale diocesano in Uganda, nella regione di  Karimojong (al confine con il Kenia), dopo un periodo iniziale nella comunità comboniana che ha conosciuto nell’esperienza del 2005. Terminato questo tirocinio, seguiranno in Kenia tre anni di studio di “apostolato sociale”, specifico per i fratelli e volto a formare agenti cristiani impegnati in progetti di promozione umana.
 Così recita la regola di vita comboniana (n. 11, punto 2): “I fratelli realizzano la loro vocazione missionaria a Dio partecipando attivamente all’edificazione della comunità umana e cristiana, attraverso l’esercizio del loro lavoro professionale, la collaborazione al lavoro pastorale, secondo i bisogni concreti delle singole comunità e la testimonianza evangelica della vita. Così essi offrono un apporto particolare a quella promozione umana che è parte integrante della evangelizzazione.”
Non possiamo che promettere il nostro sostegno spirituale a fr. Paolo per questo suo impegno vocazionale.
Marco Franzoi