Pasqua: Non più schiavi della paura

Road to Emmaus di Michael Torevell“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano I discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo soffiò e disse loro: «Ricevete Io Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
(Giovanni 20, 19-23).

È la sera del giorno di Pasqua. I discepoli sono ancora dominati dalla paura. La vicenda di Gesù di Nazareth non poteva finire peggio di così. Hanno assistito al dramma del loro Maestro: dal tradimento di Giuda all’arresto, dal processo farsa alla condanna, dal rinnegamento di Pietro all’abbandono di molti discepoli, dalla salita al calvario fino alla morte orribile, inchiodato su una croce.

Tutti erano contro di lui, nessuno Io difendeva. Tutti avevano dimenticato le sue parole autorevoli e I prodigi compiuti. Gli riservarono il trattamento del peggior delinquente, anzi preferirono a lui un vero delinquente: Barabba. E lui silente e cosi scandalosamente impotente!
La paura del male e della morte è una consigliera poco affidabile, perché ti suggerisce di scappare, di abbandonare anche le persone più care, di nasconderti e chiudere le porte della tua esistenza, nell’illusione di salvare la vita.

Ma non è così: solo chi si lascia condurre dall’amore salva la vita, perché solo l’amore vince il male e la morte. E il Risorto che entra anche nei luoghi sbarrati, portando la sua pace inconfondibile, è il segno convincente della potenza dell’amore. L’amore oltrepassa ogni muro, anche il più spesso, come quello della paura. Certo, noi possiamo giustificarci affermando che il nostro amore è fragile e, proprio per questo, spesso la paura ha la meglio sulla virtù del coraggio.

Ma Gesù non ci ha abbandonati alle nostre fragilità. Con il suo “soffio” ci dona il suo stesso Spirito di Amore perché possiamo emanciparci dalla paura e rischiare di donare la vita amando generosamente. Il rischio che la Chiesa, per paura, si barrichi nel Cenacolo, come gli Apostoli, è reale, specialmente oggi. Nel mondo non mancano episodi di avversione e persecuzione contro le comunità cristiane. E là dove non c’è persecuzione, dilaga una grande indifferenza, anche tra i battezzati. Questi segni potrebbero indurci a chiuderci in noi stessi, a ridurre il profilo della nostra vita di fede e della nostra testimonianza.

Ma il Risorto ci spinge a uscire dal Cenacolo, ci incoraggia a testimoniare la nostra fede sulla potenza dell’amore di Dio, ci invita a donare la nostra vita con fiducia. II male può lasciare delle ferite nel nostro corpo, ma l’amore vince e fa trionfare la vita. Stimolati dal Vangelo di Gesù e da papa Francesco, la nostra Chiesa diocesana ha compiuto un cammino sinodale e ha deciso di superare la paura aprendosi al mondo e uscendo verso i fratelli e le sorelle che attendono la buona notizia di Gesù. Noi vogliamo fare nostre le conclusioni dell’Assemblea sinodale, raccolte nella lettera pastorale del nostro Vescovo, e aprirci con fiducia per andare incontro a tutti.

Con gli auguri di buona Pasqua.
Don Paolo Carnio