Pasqua: rinnovare l’ALLEANZA per la vita

Duccio di Buoninsegna - Le donne al sepolcro di GesùAndando in chiesa durante la quaresima di quest’anno, abbiamo sentito spesso pronunciare questa parola ‘alleanza’, per descrivere il rapporto tra Dio e l’uomo, che si veniva realizzando lungo la storia del popolo ebreo.
Si è ricordato l’antichissima alleanza con il patriarca Noè, dopo il diluvio universale: segno di questo impegno unilaterale di pace e di vicinanza alla nuova umanità è stato indicato l’arcobaleno, come si racconta nel primi capitoli del libro della Genesi.
Poi è stata la volta di Abramo, definito nostro padre nella fede perché ha manifestato una fiducia sconfinata in Dio, al punto da essere disposto a sacrificargli il suo unico figlio, avuto in vecchiaia. L’alleanza che Dio fa con lui è sostenuta dalla rinnovata promessa di diventare capostipite di un popolo numeroso come le stelle del cielo e di arrivare con la sua discendenza in una terra da sogno, la terra promessa.
L’alleanza con il popolo, mediante Mosè, si realizza ai piedi del monte Sinai. Dio consegna al popolo liberato dalla schiavitù dell’Egitto e diretto alla terra promessa, le Dieci Parole della vita, i dieci comandamenti, osservando i quali “io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo”.

Il patto

ha la cornice di grandiosità e di serietà, che rimane per sempre come impegno di fedeltà, fedeltà di Dio che non viene mai meno e fedeltà del popolo che invece è spesso fragile e mancante.
Durante l’esilio in Babilonia, attraverso il profeta Geremia, Dio vuole mostrare la infinita misura del suo amore, annunciando e promettendo una nuova alleanza, non più legata alla legge, ma scritta nei cuori. Sarà l’alleanza stabilita con il sangue e la croce di Cristo e perciò sarà eterna.
Interpretare la Pasqua (passione-morte e risurrezione di Gesù) secondo l’esperienza umana dell’ alleanza significa credere che l’evento è e continua ad essere contemporaneo, e così permette a noi di rinnovare la nostra volontà di appartenere a Cristo e di lasciarci trasformare dalla sua potenza liberatrice.
Anche per noi l’arcobaleno è invito a guardare al creato come dono di Dio e continuare l’impegno di coltivare pensieri e comportamenti capaci di usare senza abusare, in modo da consegnare alle future generazioni un ambiente sano e vivibile. Anche per noi la fede di Abramo è il modello per accogliere le dieci parole del Sinai, riassunte nell’unico comandamento dell’amore, proprio della Nuova Alleanza di Cristo. Faremo Pasqua se rinnoviamo l’alleanza con Cristo a favore delle forze del bene, della vittoria sul peccato e sulla morte: continuando cioè l’avventura dell’utopia evangelica che mira a trasformare le vicende ambigue o negative della storia umana, in tappe della storia della salvezza. Avremo Cristo come alleato contro le ingiustizie, le falsità, le violenze della nostra esistenza quotidiana, per metterci con lui dalla parte della promozione dei beni comuni dei singoli e dei gruppi, della ricerca del lavoro e dell’unità delle famiglie, riducendo gli spazi dell’odio e dell’emarginazione, della vendetta e dell’irresponsabilità.
Fare Pasqua in questo 2012 può significare rinnovare la convinzione e l’esperienza che Cristo risorto e vivente sostiene la nostra lotta contro la corruzione, contro i processi di impoverimento dei popoli, contro la strumentalizzazione della crisi economica a danno dei lavoratori e dei deboli della società. Cristo risorto tiene viva la nostra speranza terrena e ultraterrena, illuminando il senso delle nostre sconfitte e dei nostri insuccessi alla luce della sua vittoria sul dolore e sulla morte per passare alla vita vera, quella di Dio. La promessa è condensata in una famosa similitudine: “se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, ma se invece muore produce molto frutto” (Gv 12,23).
Buona Pasqua dunque: riconfermiamo nuovamente l’alleanza morale e spirituale con Cristo risorto e nostro contemporaneo, per camminare con Lui anche quest’anno e ottenere la pienezza della vita e della pace.
Don Gino