Per noi, da Nairobi, gli auguri di Pasqua di Paolo Rizzetto

Carissimi,
un saluto ed un sorriso da Nairobi. Il tempo passa veloce. Dalla mia ultima un po’ di cose sono successe. Mi scuso se mi ripeterò con chi un po’ di queste vicissitudini le conosce già …
A gennaio ho iniziato il mio programma di studi “ufficiale” (prima frequentavo da uditore): l’Apostolato Sociale orientato all’amministrazione di progetti di sviluppo. Nel Mio caso si tratta di promozione della salute. Ma non è di questo che volevo parlarvi. All’indomani del Triduo pasquale desidero condividere con voi alcuni volti che mi hanno accompagnato in questo periodo ed il cui ricordo rende questo Triduo significativo.

Giovedì Santo: lavare i piedi gli uni degli altri.

E’ bello andare con Mama Cathrine alle visite domiciliari. Tutti la conoscono nel villaggio di Kisumundogo, (uno dei sette che costituiscono lo slum di Korogocho), tutti la chiamano e le chiedono di andare a visitare questo o quel malato. Quando usciamo con lei siamo sicuri che ci sarà molto da fare. È davvero una mamma per tutti ed a ragione. Per me è un misto di forza e dolcezza. Ha uno sguardo rassicurante ed un sorriso disarmante. Ha assunto con impegno il ministero di agente della salute e davvero dà molto più delle medicine. Compassione vera, attenzione premura, tutto questo con una grande umiltà. Imparo molto da lei. È una benedizione per la nostra gente.

Venerdì Santo:  maltrattato si lasciò umiliare

Benta, 16 anni, ma a parlare con lei ne dimostra 3-4 di meno. Infatti è come bloccata a quell’età. Viveva con la sorella ma dopo che questa morì per aver contratto l’infezione, automaticamente Benta divenne “moglie” dello stesso uomo. Ovviamente, si ammalò anche lei. Non aveva scelta. Ora è una giovane madre e moglie, una bambina lei stessa. Le pressioni che riceve e la malattia sono semplicemente troppo per lei. Mi viene da dire: fino a quando?

Sabato Santo: attendere e preparare i profumi

Evans aveva una brutta ferita, causata da una ustione. La sua capanna non è molto diversa dalle tante che si vedono a Korogocho: era la sua particolare situazione, con quella ferita che spurgava che rendeva tutto più difficile. La prima volta che l’abbiamo visitato, ci siamo lasciati prendere dallo sconforto: era meglio per lui andare in ospedale che restare a casa, ma su questo era irremovibile: forse temeva la parcella, forse era stato trattato male e non voleva ritornaci. L’abbiamo convinto ad accettare delle medicine siamo ritornati più volte a trovarlo. All’inizio non ci credevo ma poi l’ho visto migliorare. Sempre nelle visite traspariva una pazienza che non mi sapevo spiegare: non era rassegnazione. Forse rea attesa. Per Evans preparare i profumi significa, ogni giorno pulire la sua ferita e attendere … una visita, una parola, forse Gesù stesso.

Domenica di Pasqua: è Risorto. Non è qui!

Lucy: una brutta storia di abusi alle spalle, nella sua famiglia. La madre Elizabeth, l’unico punto di riferimento, anche se per Lucy questo non era chiaro. Aveva sviluppato un disturbo di personalità. Una forma di difesa dall’assurdo che stava vivendo, il risultato di un conflitto tra la disperata richiesta di essere accettata e il diritto di essere rispettata come persona. Abbiamo cercato di ascoltare, di creare uno spazio dove la sua storia potesse essere accolta, senza pregiudizi. Abbiamo scoperto un carattere dolce, tenace ed una persona fragile, molto vulnerabile. Prima abbiamo cercato di collocarla in una scuola professionale ma non era pronta per questo. Abbiamo chiesto aiuto. Una comunità di Suore (non a caso: le suore del Buon Pastore) hanno accettato di ospitarla. Stanno facendo un lavoro magnifico. La ragazza, sospettosa, irascibile ed imprevedibile che era è ritornata ad essere gioiosa, fiduciosa in se stessa e nelle persone che le hanno mostrato un po’ di amore. E’ risorta; non è qui, nel sepolcro ma cammina a testa alta per vivere la sua vita.

E noi?

Che sia una Pasqua di Resurrezione per tutti. Con la benedizione dei Volti che incontriamo.

Fraternamente, Paolo

Kenia