Perché onorare la “Madonna del colera”

S. Maria delle GrazieE’ la festa che si celebra con molta solennità a S. Donà di Piave, nella penultima domenica di settembre di ogni anno.
La data celebrativa fissata ab immemorabili era il 24 settembre, ma la nuova situazione creatasi nella società ha reso necessario trasferire la celebrazione alla domenica, giorno sempre riconosciuto festivo anche dalla legge civile.
 
“Madonna del colera” perché un nome così antipatico?

Per lungo tempo la festa fu celebrata con il bel titolo di “S. Maria delle Grazie”. E’ il titolo della chiesa parrocchiale di S. Donà, che per secoli ha costituito un’unica parrocchia Verso l’anno1850, una violenta epidemia di colera imperversò nel Basso Piave, e i cristiani delle comunità parrocchiali della zona si rivolsero fiduciosi a S. Maria delle Grazie, chiedendo la grazia della liberazione dal colera, e promisero con voto di celebrare ogni anno nelle singole parrocchie, nel mese di settembre, una festa in onore della Madonna, per concludere tutte le celebrazioni con una solenne processione a S. Donà di Piave, nella festa patronale di questa parrocchia.

Così la festa di S. Maria delle Grazie, patrona della parrocchia (a lei è dedicato il duomo), e diventata festa della Madonna del colera. Da oltre centocinquant’anni i sandonatesi si ritengono impegnati a mantenere fedelmente il voto dei padri. La processione in onore della Madonna, per l’imponenza del numero dei partecipanti, per la solennità e devozione, sorprende ed impressiona chi vi partecipa per la prima volta.

Che cosa hanno chiesto i nostri Padri?

I nostri padri, con la promessa votiva, hanno chiesto alla Vergine Santissima la liberazione dall’epidemia del colera. La loro preghiera è stata ascoltata. Con la riconoscenza dei figli hanno cominciato a celebrare con straordinaria solennità la festa di S Maria delle Grazie — Madonna delcolera.

Noi oggi che cosa chiediamo?

I nostri padri hanno chiesto la liberazione dal colera e sono stati esauditi. Noi oggi che cosa chiediamo? Perché veniamo alla processione? Per fortuna non c’è il colera da scongiurare… Per le malattie oggi c’è il servizio sanitario che pensa alle cure, per le tante esigenze del mondo giovanile ci sono le scuole e le attività sportive e ricreative, per le esigenze sociali e politiche ci sono i sindacai e i partiti, il cibo non manca, per i più poveri c’è la S. Vincenzo… Forse ci piace venire alla processione perché è bello trovarsi fra tanta gente, solo alla processione si possono vedere tutti quegli scouts inquadrati e tutti quei preti col il vescovo…

Chiediamo di non dimenticare

Ci dimentichiamo, è così facile oggi, che l’uomo non vive di solo pane, ma “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La sordità nell”ascolto di questa parola è il germe malefico del nuovo colera che colpisce la nostra società.

Siamo chiamati a celebrare con fede e speranza la festa di S. Maria delle Grazie. Al posto del colera, della malaria, della pellagra, della fame… (tanti mali dei nostri padri ma che noi più non abbiamo), la nostra fiduciosa preghiera alla Madre di Dio deve chiedere la liberazione dall’adorazione dei beni materiali ritenuti la nuova divinità a cui tutto sacrificare; la liberazione da costumi e comportamenti propri di una società che non accetta norme morali; la liberazione da un reclamato libertarismo che distrugge la famiglia, facendone dei figli tante vittime indifese di prepotenze egoistiche, reclamate come diritti; la liberazione dall’egoismo che dimentico dell’amore oscura le menti, indurisce i cuori e rende insensibili verso le esigenze di chi soffre: poveri, anziani, stranieri, persone sole…

La nostra preghiera a S. Maria della Grazie perché liberi i giovani dal colera della droga… ci liberi tutti dal capriccio di pretendere che sia sempre lecito e da favorire ciò che piace e fa comodo.

Non solo tradizioni, ma eredità da custodire

La società che segnava la vita dei nostri padri al tempo del voto della Madonna per l’epidemia del colera, non mancava di difetti, ma era ricca di valori morali e religiosi, mentre la povertà materiale, le malattie endemiche e la mancanza di ogni forma di assistenza rendevano il vivere particolarmente penoso.

Ora che viviamo in una società migliore sui piano socioeconomico rispetto al passato, la partecipazione alla festa della Madonna del colera deve segnare il nostro impegno a custodire con fedeltà i valori umani morali e religiosi lasciatici come eredità dai nostri padri.

Il nostro cammino in processione per le vie della città con l’immagine della Madonna deve segnare la volontà di raggiungere una meta, la patria dei santi, tenuti per mano e guidati da S. Maria delle Grazie.

Mons. Bruno Gumiero