Prima di tutto la persona – Il volontariato e il Piccolo Rifugio

Francesco FacciIntervento per il Consiglio Pastorale Parrocchiale del Duomo di San Donà di Piave del 15 marzo 2010

 

Che cos’è volontariato?
Per rispondere ci lasciamo aiutare da mons. Giovanni Nervo, novantenne sacerdote della diocesi di Padova, fondatore e per anni direttore della Caritas nazionale, e dal suo libro del 2007 “Ha un futuro il volontariato?”. A lui dobbiamo gli spunti di carattere generale che ora vi presentiamo.
Anzitutto: il volontariato è un attività personale, spontanea, per fini di solidarietà sociale, e, soprattutto, gratuita.
Per mantenere questa sua identità, cioè la gratuità, il volontariato deve riconoscere i suoi limiti. Ed essere cosciente che può sostenere in maniera continuativa solo i “servizi leggeri”, basati soprattutto sulla relazionalità, sullo stare-con.
Del resto, il valore del volontariato non è anzitutto quello economico, di un lavoro che nessuno deve pagare. E’ ben più importante invece il valore etico, culturale e politico di questa gratuità.
Non si tratta di sostituirsi alle istituzioni, o di supplire a quello che lo Stato o l’ente d’assistenza non fa. O almeno, così non dovrebbe essere.
Sotto un profilo culturale, si può inoltre affermare che il volontariato afferma la cultura della vita contro la cultura della morte. Il volontario che dedica tempo attenzione, amore, competenza alle persone in stato di bisogno afferma infatti questa cultura della vita: l’uomo è un valore unico, supremo e irripetibile, sempre e nonostante tutto.
Ed è questa la stessa idea che sta alla base dell’operato del Piccolo Rifugio, come abbiamo scritto nel nostro Progetto pedagogico sociale, che è una sorta di “Costituzione” per noi e fa da guida all’operato di tutti.

Il valore dell’uomo è quello in cui crediamo al Piccolo Rifugio: la persona è infinitamente più del suo corpo, o dell’immagine con cui appare a se stessa o agli altri. E quindi la persona conserva tutta la sua dignità anche quando alcune sue funzioni risultano compromesse.
Ma la percezione che effettivamente, come sosteniamo, la persona ha un valore e ha una dignità è trasmessa alla persona soprattutto da quel che di lei dicono e come con lei si pongono gli altri, e soprattutto gli altri che per quella persona sono importanti. Ecco allora quanto conta la relazione, in particolare per le persone con disabilità!

La normalità delle relazioni, la normalità delle attività
Quello che chiediamo, e quello che abbiamo la fortuna di trovare, nei volontari del Piccolo Rifugio è proprio questo: la relazione. L’andare incontro alla persona con disabilità e, non suoni eccessivo il concetto, diventarle amico.
Questo poi si traduce nel condividere del tempo insieme: le uscite al cinema o a teatro o agli eventi pubblici, ma pure l’ordinarietà di andare a fare le piccole spese o fare due chiacchiere in un piccolo gruppo.
Come hanno scritto i volontari del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto riguardo alle persone con disabilità che ben conoscono: “La richiesta costante ed impellente di ‘normalità’ non è mai gridata, ma sussurrata dai loro gesti, dai loro volti. La voglia di confondersi tra la gente, diventando individui accettati per ciò che sono, è fatta di piccoli gesti quotidiani, e non di posti riservati in prima fila e di presenze per ritirare il premio. Operare in questo senso sembra facile o scontato, ma non lo è”.

L’amministratore di sostegno
Quello dell’amministratore di sostegno è un aiuto in più. Una proposta che più di qualcuno degli amici del Piccolo Rifugio ha ricevuto ed accettato. Un impegno assunto con responsabilità, garantendo la propria presenza costante per un lungo periodo.
L’amministratore di sostegno è una figura prevista dalla legge. Il suo ruolo è quello di tutore di una persona che non è interdetta o inabile, ma comunque non è in grado di provvedere autonomamente ai propri interessi. Come è il caso di molte delle persone con disabilità ospiti dei nostri sette Piccoli Rifugi
Dopo un iter prefissato, è il giudice con un suo decreto ad istituire l’amministratore di sostegno e stabilire quali atti questi può o deve compiere per conto del beneficiario. Simmetricamente, l’amministratore di sostegno deve periodicamente rendere conto al giudice della sua attività.
Si tratta in sostanza di prendersi cura del patrimonio di cui la persona disabile, ad esempio per averlo ereditato dai genitori, dispone. E di farlo non con l’ottica del promotore finanziario, bensì con quella del buon padre di famiglia. Mettendo, anche qui, al centro la persona, il beneficiario.

Quali valori dovrebbe promuovere la comunità cristiana per educare le persone a prendersi cura di chi è debole e bisognoso?
E’ una domanda da un milione di dollari questa a cui don Gino mi chiede di rispondere. Posso solo azzardare qualche spunto, sempre partendo dall’esperienza del Piccolo Rifugio.
Possiamo educare, in primo luogo, attraverso la comunicazione. Con il far sapere. Il Piccolo Rifugio crede particolarmente nell’importanza della comunicazione. Ce l’ha insegnato la nostra stessa fondatrice, la sandonatese Lucia Schiavinato: nel 1958 creò un giornale, “L’Amore Vince”, diretto “agli amici, con gioia, per amare insieme i fratelli”. Ci scrisse lei stessa personalmente, per anni. Oggi cerchiamo di continuare, pubblicando L’Amore Vince e mettendo in rete www.piccolorifugio.it
Vogliamo raccontare che cos’è, esattamente, il Piccolo Rifugio, cosa succede davvero in questa nostra casa, in questa nostra famiglia. Necessario perché, malgrado i tanti passi avanti nell’accettazione della disabilità che la cultura italiana ha fatto, “disabile” è per molti ancora un’etichetta e basta. “Poverini”. “Simpatici”.
Con il sito e con il giornale proviamo invece a far vedere che nei Piccoli Rifugi c’è chi ama cucire e chi legge sempre la Vita del Popolo, chi pratica l’aikido e chi si maschera da Albano, chi è innamorato e ricambiato e chi fa esperienza di lavoro…. Ma anche chi soffre, chi ha scarse capacità intellettive, chi non ha più voglia di uscire….In breve: facciamo vedere che sono persone con pregi, difetti, idee e sentimenti, sorrisi e debolezze, come noi. Ciascuna diversa. Persone con cui instaurare relazioni vere.

Ma proprio perché si tratta di persone e non di stereotipi a rotelle, leggere e informarsi vale e può arrivare fino ad un certo punto. La migliore educazione a prendersi cura di chi è bisognoso la si raggiunge venendo di persona al Piccolo Rifugio, a conoscere gli ospiti e scoprire quanto si può da loro ricevere. E pure a conoscere chi lavora o chi fa volontariato qui, che la ricchezza del Piccolo Rifugio o la bellezza del prendersi cura l’hanno già scoperta.

Francesco Facci
per la Fondazione Piccolo Rifugio