Provare a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato!

Ecco il sogno di Baden Powell, fondatore dello scoutismo nel mondo, ormai 105 anni fa. Per questo aveva in mente un certo tipo di società, costituita da un certo tipo di persona… Essere scout significa condividere questo sogno e cercare di fare la propria parte per essere buoni cittadini e buoni cristiani.

Il nostro gruppo “San Donà 1” (assieme agli altri tre) da decenni ormai cerca di vivere questa dimensione in e per la città, a partire da quella fucina di valori ed esperienze cristiane che é il nostro Oratorio don Bosco.

Anche questa estate sono state tante le iniziative scout e non é facile raccogliere le tante idee ed emozioni vissute durante i due campi ai quali ho partecipato come capo e assistente. Due settimane trascorse totalmente immerso nel Creato, sia esso inteso come “natura”, donataci da Dio, sia come Sue creature…cioè alcuni dei nostri giovani, letteralmente inzuppato, assieme ad altri quattro nostri capi, dei loro sogni e dubbi, desideri e bisogni, dei loro progetti e paure. Bellissimo. Inebriante.

Sono state entrambe esperienze particolarmente intense e gustose. La prima alla fine di giugno, con il Noviziato, cioè ragazzi e ragazze di terza superiore. Siamo partiti dal Passo Duran, camminando “attorno” al Monte Pelmo, fino al Giau; il secondo, a metà agosto, con il clan, giovani dai 18 ai 21 anni: abbiamo fatto un percorso lungo le Malghe Carniche, sempre in sospeso tra Austria e Alta Carnia, in Friuli.

La vita durante una “route” (così viene chiamato in gergo scout un campo mobile) è molto semplice. Scarponi ai piedi, abbigliamento tecnico e zaino essenziale sulle spalle, con tenda e cibo per tutta la settimana.

La sveglia suona presto, si cammina quasi tutto il giorno, ci si cucina il pasto alla buona e la sera, dopo aver piantato la tenda, si accende un fuoco e si sta li assieme a cantare o chiacchierare. Ci si lava nei laghi o nei torrenti, ci si aiuta, aspetta e incoraggia, quando la fatica della salita sembra interrompere il respiro. Le giornate erano anche scandite dalla preghiera del mattino e della sera, dalla celebrazione dell’eucaristia e dalla meditazione sulla Parola. E in alcuni altri momenti abbia-mo trovato il modo per riflettere su alcuni spunti previsti dai ragazzi e giovani stessi, scelti proprio per autoeducarsi e crescere un po’.

Da un lato un lavoro personale e di gruppo sull’ascolto e la conoscenza di sé, degli altri e di Dio. Dall’altro una urgente riflessione sul “partire”, il senso integrante del percorso scout degli ultimi anni. “Partire” inteso come maturazione della propria capacità di valutare, tagliare, scegliere, orientando la propria vita verso scelte adulte che le diano maggior gusto e senso. In qualche modo imparando ogni giorno ad ascoltare e scegliere la propria strada ed il sogno di Dio per ciascuno di noi.

Con il noviziato, poi, ci siamo immersi nell’ascolto dell’intero vangelo di Marco, due capitoli al giorno, cercando di conoscere più da vicino la figura di Gesù per sentirlo attuale e presente.

Col clan invece la scelta è stata di affrontare il tema della vocazione che Dio ha sognato per ognuno. E allora ci siamo confrontati con diverse storie di “chiamata” tra antico e nuovo testamento. Ma siamo riusciti anche ad incontrare dal vivo ben quattro testimoni che ci hanno raccontato le loro scelte di vita adulta nella fede, nella realizzazione professionale, nell’attenzione al sociale e nell’impegno politico.

Al di là delle differenze più spicciole, comunque, ad entrambe i campi è stata la strada a farci da maestra. Il camminare assieme, zaino in spalla, attraverso le montagne, tra sole e pioggia, caldo e freddo, con la determinazione di dover arrivare assieme alla meta prevista. La fatica, lo sforzo fisico, la provvisorietà, gli imprevisti, ben evocano la vita di tutti i giorni; mettono a nudo, ti fanno toccare in modo diretto e crudo limiti e fragilità personali, riportano all’essenziale e alla riscoperta dell’altro, di chi cammina al tuo fianco, di chi impari a cercare nel bisogno o nel condividere o nel contemplare…

Questa dimensione della strada è fondamentale per gli scout di questa età, perché evoca in modo piuttosto esplicito la vita adulta. Assieme alla comunità e alla scelta di vivere la vita come servizio, sono le tre colonne dello scoutismo adulto, assieme alla Legge scout e all’impegno preso con la promessa.

Le cose da raccontare sarebbero ancora molte ma preferisco lasciar risuonare alcune tra le tante suggestioni dei protagonisti stessi…

“Mi sembra come di toccare il cielo per vivere una relazione più viva e attiva con Dio”. “Attraverso questa route mi sono come scivolati di dosso tanti dubbi che avevo su me stesso, gli altri e su Dio”… “Sento il bisogno di piantare meglio in me le mie certezze, di non stare ferma, di cercare ciò in cui credo davvero, di essere più aperta e disponibile”… “Vorrei rimanere in ascolto, più vigile, per capire tutto ciò che mi viene donato ogni giorno, restare coi piedi per terra, per essere sicura di ciò che voglio vivere, che capire meglio chi sono chiamata ad essere”…

dmt