Qualche idea sul “Mistero Pasquale” oggi

Ultima cena di Juan de Juanes1. Il Mistero Pasquale: mistero vivo e vivificante

Le parole e le azioni di Gesù durante la sua vita nascosta a Nazaret e nel suo ministero pubblico erano salvifiche e anticipavano la forza del suo mistero pasquale. «Venuta la sua ora (cfr. Gv 13, 1; 17, 1), Egli vive l’unico avvenimento della storia che non passa: Gesù muore, è sepolto. risuscita dai morti e siede alla destra del Padre “una volta per tutte” (Rm 6, 10; Eb 7, 27; 9, 12). È un evento reale, accaduto nella nostra storia, ma è unico: tutti gli altri avvenimenti della storia accadono una volta, poi passano, inghiottiti nel passato. Il mistero pasquale di Cristo, invece, non può rimanere soltanto nel passato, dal momento che con la sua morte egli ha distrutto la morte, e tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi e in essi è reso presente. L’evento della Croce e della Risurrezione rimane e attira tutto verso la Vita» (Cat. 1085). Come sappiamo, «all’inizio dell’essere cristiano […] c’è l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Ecco perché «la sorgente della nostra fede e della liturgia eucaristica, infatti, è il medesimo evento: il dono che Cristo ha fatto di se stesso nel Mistero pasquale.

2. Il Mistero pasquale nel tempo della Chiesa: liturgia e sacramenti

«Quest’opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio […] è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione». «Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua liturgia» (Cat. 1068). «Assiso alla destra del Padre da dove effonde lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da Lui istituiti per comunicare la sua grazia» (Cat. 1084). L’efficacia dei sacramenti è dovuta a Cristo stesso, che opera in essi; «tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve» (Cat. 1128): quanto migliori disposizioni egli ha di fede, di conversione del cuore e di adesione alla volontà di Dio, più abbondanti saranno gli effetti della grazia che riceve . La liturgia cristiana, anche quando si celebra in un determinato momento, in un determinato luogo ed è espressione di una comunità particolare, è per sua natura cattolica, proviene dal tutto e conduce al tutto, in unità con il Papa, con i vescovi in comunione col Romano Pontefice, con i credenti di tutte le epoche e di tutti i luoghi «perché Dio sia tutto in tutti» (1 Cor 15, 28). Da questa prospettiva, è estremamente importante il principio secondo cui il vero soggetto della liturgia è la Chiesa, concretamente la “comunione dei santi”di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

3. Il Mistero pasquale: la comunità soggetto della celebrazione

Partendo da queste considerazioni, possiamo dire che l’assemblea che celebra è la comunità dei battezzati, i quali, «per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, […] vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici». Questo “sacerdozio comune” è quello di Cristo unico Sacerdote, partecipato da tutti i suoi membri. «In questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, tutta l’assemblea è “liturga”, ciascuno secondo la propria funzione, ma nella “unità dello Spirito” che agisce in tutti» (Cat. 1144). Quando ci riferiamo all’assemblea come soggetto della celebrazione, vogliamo dire che ognuno, come attore opera come membro dell’assemblea, fa tutto e solo quello che gli compete. Le «membra non hanno tutte la medesima funzione» (Rm 12, 4).

«Il Mistero celebrato nella Liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato». «È tale l’insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l’espressione» (Cat. 1200-1201). «Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi Ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo» (Cat. 1203). «La santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati». (dal Catechismo della Chiesa Cattolica, di p. Silvestre, insegnante di Liturgia)