Ricordando Leandro Rizzo

Leandro Rizzo si è spento a 94 anni domenica scorsa 5 agosto. Lui e la sua famiglia hanno vissuto e costruito un pezzo di storia della nostra comunità civile e religiosa.
Sposato con la cara Antonia (che è mancata qualche anno fa) Leandro è stato papà di cinque figli, di cui una adottata. Tra le associazioni umanitarie in cui era impegnato, c’era appunto un’organizzazione per le adozioni internazionali, che lo portò con la moglie a decidere di adottare una bambina coreana.
È stato da sempre parrocchiano del Duomo, nascendo il 27 maggio 1924 a San Donà da Tecla e Attilio, partigiano martire della resistenza, morto nel campo di concentramento di Mauthausen nel gennaio 1945.
Leandro continuò la lotta partigiana avviata dal padre, contribuendo attivamente, con il fratello Arturo, nell’organizzazione della resistenza bianca (di matrice democristiana) nel Basso Piave.
L’azione di suo padre fece sì che qui da noi ci furono pochissimi morti o casi gravi di violenza; il suo operato riuscì, infatti, a placare gli animi e ad evitare azioni cruente.
Quando il 14 agosto del 1944 i repubblichini vennero ad arrestare il padre Attilio, il ventenne Leandro (che era già attivo nella lotta partigiana) riuscì a rifugiarsi sul tetto di casa, nell’attuale Piazza Rizzo. Dal cortile dell’Oratorio Leandro fu visto da don Simeone Iovich; il salesiano allora raccolse prontamente attorno a sé quanti più ragazzi poteva per distrarre i militari presenti nel cortile, che però lo videro e cominciarono a indicarlo. Di lì a poco, tuttavia, i fascisti uscirono portando Attilio nella caserma dei carabinieri e Leandro così si salvò. In seguito suo padre fu internato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì cinque mesi dopo a 54 anni.
Nel giardino della casa di Leandro Rizzo c’è una grande quercia. Quando nel 60’ con la moglie andò a visitare l’ex Campo di Mauthausen, Antonia raccolse la piantina che, trapiantata, è divenuta un grande e rigoglioso albero, simbolo della vita del padre Attilio.
Leandro fu sempre particolarmente legato ai Salesiani fin dal loro arrivo a San Donà. Suo papà Attilio era uno dei membri del comitato esecutivo dell’opera Oratorio Don Bosco. Il 24 settembre 1928, quando Leandro aveva 4 anni, suo papà era alla stazione ferroviaria di San Donà, assieme a mons. Saretta ed agli altri del comitato di accoglienza per l’arrivo dei primi tre Salesiani.
All’Oratorio è sempre rimasto legato da particolare affetto, frequentando abitualmente la Messa delle 10.30, sempre attorniato dai familiari ed amici.
Egli entrò nell’Oratorio salesiano Don Bosco da bambino, frequentandovi le classi dalla quinta elementare alla terza ginnasio.
Negli anni della seconda guerra mondiale, visto il pericolo di rimanere in centro città, continuo bersaglio di bombardamenti alleati a partire dal luglio 1944, dopo l’arresto del capo famiglia i Rizzo si trasferirono a Calvecchia, nella casa cantoniera della famiglia Gazin, vicino alla casa Montagner, in cui si rifugiarono i salesiani dell’Oratorio, trasformato nel frattempo in caserma militare.
Quando nei giorni feriali i salesiani vollero garantire ai ragazzi la scuola (elementare e ginnasio), Leandro (diplomatosi geometra nel 1943) e suo fratello Arturo si misero ad insegnare rispettivamente disegno ed italiano-latino nella casa Basso, presso Villa Zingales. Erano lì quando a marzo del 1945 arrivò la notizia della morte del papà.
Leandro coltivò sempre l’amicizia del clero sandonatese, sempre bonariamente “diviso” nei suoi impegni associazionistici e professionali tra Parrocchia (continuò in particolare l’amicizia del papà con mons. Saretta) ed Oratorio, del cui direttore Moretti fu grande amico. Di Moretti era nipote la moglie Antonia, che conobbe proprio grazie al salesiano.
Del papà Attilio, Leandro continuò poi la professione di geometra, che ha condotto per lunghi anni a San Donà, iscritto all’Albo provinciale dei Geometri dal 1945 al 2002.
Tra gli interventi tecnici di Leandro Rizzo, ricordiamo l’assistenza di cantiere (e qualche suo suggerimento architettonico) nella costruzione della chiesa dell’Oratorio, nonché la progettazione della cappellina delle confessioni (primi anni ’90) e negli anni a seguire quelli di risanamento e di ristrutturazione; la progettazione delle chiese parrocchiali di Santa Maria di Piave e di San Biagio di Callalta; l’assistenza e suggerimenti nei lavori di manutenzione del Duomo negli anni ’50 e ‘80.
Dopo la guerra il geometra Rizzo continuò il suo impegno politico locale nella Democrazia Cristiana, subentrando a Lucia Schiavinato nel Consiglio Comunale di San Donà di Piave nel 1949.
Alla fine degli anni Cinquanta fu chiamato a collaborare a livello diocesano nel ramo degli Uomini di Azione cattolica. In seguito, già vice Presidente di Azione Cattolica, dopo l’introduzione del nuovo statuto nel 1969, venne eletto Presidente diocesano nel giugno 1970. Favorì i primi campi estivi per giovani e educatori, dimostrando vicinanza, interessamento, sostegno ed incoraggiamento verso gli animatori e i responsabili dell’Associazione che, in quei primi anni ’70, vantava quasi cinquantamila aderenti nella Diocesi di Treviso.
Ha mantenuto la sua adesione all’Azione Cattolica fin dai tempi giovanili, frequentando gli esercizi spirituali diocesani e gli incontri formativi per gli adulti, anche negli ultimi anni, finché ha potuto. Nel 2014 era presente all’Assemblea diocesana elettiva di Azione Cattolica, dimostrando il suo grande affetto per l’Associazione.
Persona credente dalla grande umanità, sereno, affabile, cortese e scherzoso, Leandro è sempre stato disponibile a contribuire con la sua lucida memoria a “ricostruire” pezzi di storia della nostra città, della Parrocchia, dell’Oratorio.
Marco Franzoi

Una testimonianza
Ho avuto il privilegio di conoscere più “a fondo” Leandro ormai da giovane, quando ho iniziato a ricoprire i primi incarichi associativi in AC… Non che prima non ci fosse mai stato anzi, ma la sua discrezione faceva da contraltare alla capacità, con poche sferzanti parole, di essere sempre incisivo nel suo pensiero, nel suo modo di condividere la sua storia di cristiano e di laico di AC… Sempre con i giovani nel cuore, con gli occhi pieni di gioia nel vedere bambini e ragazzi appassionati della Chiesa… Anche negli ultimi mesi, quando ho avuto l’occasione di visitarlo nella sua casa, le porte sempre aperte a chiunque passasse a trovarlo, non ha mai fatto mancare questa sua passione per l’uomo, figlio di Dio… Grato al Creatore per la vita che gli ha donato, con le sue gioie e le sue difficoltà, sempre con la speranza nella sua infinita misericordia… Mi piace ricordare Leandro come un uomo ricolmato dalla grazia del Signore, che come uno specchio lucido e sempre ben curato, ha saputo irradiare i riflessi della Sua luce in chiunque lo ha incontrato…
Luca Morosin