Riflessioni e proposte sull’attuale situazione sociale della nostra città e territorio

DisoccupazioneNei primi incontri del nuovo anno pastorale 2012-2013 il Consiglio Pastorale Parrocchiale ha avviato una riflessione che scaturisce dalla lettura dell’attuale situazione sociale ed economica del territorio e in particolare della nostra città.

Altre informazioni sulla crisi sono state evidenziate nella tavola rotonda del 23 novembre organizzata dal Coordinamento della Caritas vicariale e dalle associazioni di volontariato con le associazioni di categoria dal titolo: “Crisi, povertà e disagio sociale, le Comunità del Basso Piave si interrogano”.

Da più fonti si sono così raccolti dati concreti su lavoro, reddito, casa e situazioni varie di disagio, sulla base dei quali si sono proposti possibili interventi e soluzioni. (Le fonti sono il sindacato della Cisl, i Servizi sociali del Comune, il Comitato per l’Immigrazione del Veneto orientale, l’Ufficio statistico della Regione Veneto, relazione unitaria delle associazioni di volontariato).

Il quadro della situazione

La crisi produttiva e la pesante contrazione del prodotto interno lordo (PIL) dell’ultimo anno hanno trovato un immediato riflesso sul mercato del lavoro, ma non tanto in termini di caduta occupazionale, quanto invece in termini di un maggior ricorso alla cassa integrazione guadagni.

Nel Veneto l’occupazione tra il 2004 e il 2011 è aumentata del 6,7% (3,5% nella provincia di Venezia). Nel Sandonatese gli occupati sono aumentati del 9% tra il 2005 ed il 2008, per poi scendere del 4,9% nel 2009, che corrisponde ad una perdita di 2000 unità in un anno.

Il tasso di disoccupazione è sostanzialmente raddoppiato negli ultimi quattro anni: quello ufficiale è del 7% ma, secondo altre fonti, è dell’11%, come a livello nazionale. Nelle liste di collocamento del Comune di San Donà sono iscritte duemila persone, ma probabilmente vanno aggiunte altre mille unità circa. I dati di San Donà sono simili a quelli del territorio e della Provincia. In particolare si è avuto un calo del 50% degli addetti nel settore dell’edilizia.

Alcuni settori economici comunque tengono sul mercato, come ad es. le grandi aziende, anche di San Donà, che lavorano con l’estero. Chi è maggiormente in difficoltà sono gli artigiani, le piccole imprese e i loro dipendenti, le cui realtà non fanno notizia. Le piccole aziende (che spesso sono l’indotto per le grandi) licenziano senza ammortizzatori sociali per i propri dipendenti i quali, se hanno più di 45-50 anni, trovano difficilmente reinserimento nel lavoro; a questi si aggiungono le donne, una parte di immigrati ed i giovani.

Il numero delle imprese industriali e commerciali in Veneto non ha subito grandi variazioni, così come nel Sandonatese. In agricoltura si è avuto invece un gran ridimensionamento del numero di aziende, rispetti-vamente meno 30% e 28% in Veneto e nel Sandonatese.

C’è stato un calo del reddito disponibile (20-30% delle disponibilità in meno con la cassa integrazione), a fronte di spese che non diminuiscono. I consumi delle famiglie in Veneto si sono ridotti di circa il 6.5%, ritornando così ai livelli del 2005.

Molti sono immersi pesantemente nella crisi economica; chi invece non è colpito direttamente continua a vivere una vita normale. C’è quindi una forte differenziazione di situazioni e manca il senso di consapevolezza della crisi che possa poi far scaturire iniziative, per es. contro l’evasione fiscale e il rispetto delle regole. Questo cambiamento di cultura nel nostro Paese è ancora lontano.

Per quanto riguarda la situazione degli immigrati, dal 2006 al 2010 si è avuto un notevole loro incremento nel Veneto; nel Sandonatese si è arrivati al 10.4% della popolazione, (il dato supera quello medio regionale). Molti immigrati sono tornati a casa dopo aver perso la casa e il lavoro. Aumentano i casi di uomini stranieri che vivono qui soli e inviando i soldi a casa nella terra d’origine, perché è troppo costoso tenere qui la famiglia. Gli utenti della Caritas sono per il 71% stranieri.

I segni della crisi dall’osservatorio del Volontariato

Dal rapporto delle associazioni di volontariato emerge che si hanno il 30% di accessi in più nei loro centri , con circa il 10% in più di presa in carico di situazioni d’emergenza. Quest’anno si hanno 40 sfratti esecutivi contro i 5 del 2011. Si è avuto un aumento di nuclei di doppia convivenza in una abitazione e 350 richieste di casa popolare.

Vi sono 400 famiglie in crisi: nei centri di volontariato e nel comune si presentano nuovi poveri al limite di difficoltà o che cominciano ad esaurire i risparmi.

Oltre a giovani e donne i sindacati segnalano la presenza di molti uomini, di 40-60 anni, cui sta terminando la cassa integrazione. Nelle varie associazioni di categoria, volontariato e amministrazioni, si è avuto un aumento vertiginoso di richiesta di lavoro.

Molte badanti sono senza lavoro: per l’assistere a familiari al comune ed alle associazioni si richiedono volontari e non badanti da dover pagare. Nelle case di riposo si registrano minori accessi, poiché chi non sta più lavorando riesce ad accudire i propri familiari, inoltre la pensione fa comodo al bilancio familiare.

Si ha una riduzione di richiesta di cure mediche e controlli ed un incremento di richieste al banco alimentare.

Gli interventi in atto da parte dei Servizi sociali e del Volontariato

I Servizi Sociali del nostro Comune erogano un minimo vitale di 100-500 euro al mese a 150 famiglie, per lo più per l’affitto, poi per sanità, scuola, utenze domestiche, morosità dell’ATER. Per alcuni utenti “cro-nici” c’è anche un’integrazione del minimo vitale. Gli utenti dei Servizi sono per un 20% in cassa integrazione per un 10% disoccupati e il resto senza lavoro. Per trenta anziani c’è un servizio a domicilio per i pasti, le pulizie e l’assistenza. Rispetto al 2011 si registra un 20% in più di utenti che richiede aiuto. Sono stati attivati dei progetti anche con la Regione, per es. lavori di pubblica utilità, pur a tempo determinato, con cooperative. Sino ad ottobre di quest’anno, solo per il minimo vitale, il Comune ha speso 387.000 euro, ma si arriverà sui 500.000 euro a fine anno. Metà del bilancio del Comune di San Donà è destinato al sociale.

Il servizio avviene anche in rete con le associazioni (San Vincenzo e Caritas; Casa Saretta per i minori e mamme in difficoltà). In particolare, i progetti di solidarietà che le nostre associazioni stanno già realizzando sono generalmente improntati: all’ascolto ed orientamento delle persone verso il recupero della propria autonomia nei momenti di difficoltà della loro vita; al sostegno economico concreto, per alimentari, medicinali, vestiario, mobilio, materiale scolastico e per l’infanzia, pagamento di affitti e forniture domiciliari ecc.; all’assistenza ad ammalati, all’accompagnamento per cure in ospedali fuori San Donà, al sostegno a persone e famiglie affette da disabilità mentali e fisiche ed al sostegno alla maternità; al sostegno sociale, alla valorizzazione della persona e della famiglia, alla sensibilizzazione e promozione della solidarietà; alla raccolta di fondi a sostegno di adozioni a vicinanza, a distanza e a missioni.

Proposte concrete di intervento

L’aumento delle richieste di aiuto e l’incapacità di far fronte alle maggiori necessità, hanno spinto le associazioni di volontariato vicariali ad unire le forze per far nascere proposte e soluzioni che permettano di reagire positivamente alla situazione. Ebbene, oltre a quelle già in atto le associazioni propongono altre nuove iniziative:

La creazione di una rete di associazioni, inserendo anche quante altre vorranno aderire, per far fronte a questa emergenza straordinaria, per diventare una risorsa del territorio e potenziare gli interventi.

L’attuazione di strategie politiche più incisive e coordinate in concertazione con le Amministrazioni locali, le strutture assistenziali pubbliche, il terzo settore, i sindacati ed imprenditori a vari livelli in tavoli di rifles-sione e di lavoro. Iniziative di riflessione sulla crisi economica rivolte a tutti i cittadini, per promuovere una sensibilità e solidarietà sociale e riaffermare i valori di convivenza, giustizia e dignità umana e sobrietà. Il sostegno a quanti stanno vivendo la crisi, persone, lavoratori ed imprese con spirito di vicinanza, solidarietà e speranza, prospettando soluzioni che mantengano ad ognuno la propria dignità personale. La ricerca di proposte e soluzioni per affrontare e reagire positivamente alla situazione. Adozioni “a vicinanza”, per sostenere economicamente e/o nella sfera relazionale le famiglie più bisognose.Un asilo notturno (dormitorio) per ovviare temporaneamente al problema degli sfratti.Una mensa pubblica, da gestire attraverso il volontariato e i servizi sociali. Microprogetti di lavoro (tramite i voucher). L’inserimento in corsi professionali per le qualifiche specifiche richieste. Si è convinti che sia possibile uscire da questa crisi se ogni Cittadino ed ogni Soggetto responsabile del buon governo, del sociale, dell’ economia e del lavoro, interviene secondo il proprio ruolo, per individuare e operare per la soluzione dei problemi.

Un nuovo modello di sviluppo, un nuovo stile di vita

Buoni spunti per sviluppare la riflessione sono stati offerti dall’intervento di don Davide Schiavon, direttore diocesano Caritas, durante la tavola rotonda del novembre scorso. “Viviamo in un tempo in cui i segnali di speranza sono molto deboli. Da più parti sentiamo segnali che ci dicono da quando è iniziata la crisi, ma non siamo in grado di stabilire quando finirà. Ma voglio affermare contro corrente, magari lasciando perplessi molti, che la crisi è finita. Nel senso che la crisi, che non è solo economica e che parte da lontano, ha ormai determinato un nuovo mondo, una nuova situazione. Qualcuno la chiama la crisi ad “L”: si è andati giù ed ora staremo per un pezzo in questo contesto, mentre ci si prospettava una crisi ad “U”…

Questo non per cadere nello sconforto; la situazione ci chiede di trovare un nuovo assetto, un nuovo modello di sviluppo e anche un nuovo stile di vita. Siamo chiamati allora a rispondere all’oggi trovando dentro le trame della nuova situazione i germi di una speranza che è nascosta e che chiede di essere insieme ritrovata: cerchiamo insieme soluzioni. Nonostante se ne parli tanto nulla impedisce alla natura di germogliare di avanzare: gli sbalzi della borsa non hanno mai paralizzato l’orto della mia canonica. Ciò a dire che la vita continua e che la natura ha un equilibrio basato sul bene comune, che noi siamo chiamati a riscoprire come cifra che ridoni speranza. Tutta la natura, se non inquinata dall’uomo, ha un suo ordine e una sua armonia e contribuisce al progresso. Noi dobbiamo ritrovare questa capacità di essere in armonia con questo concetto globale; adattarsi a vivere con meno può essere liberante, può farci uscire dalla prigione del possedere per ritrovare la verità; vivere con il necessario oggi apre all’esercizio della solidarietà. La crisi ci ha dato l’opportunità di uscire e di ritrovare un mondo più nostro: ma si tratta di ritrovarlo insieme, di ritrovare le coordinate insieme; ci dà la possibilità di recuperare le cose semplici. Credo allora che la speranza oggi ci arriva solo dalla convinzione che noi abbiamo il potere grande di cambiare le cose. È giusto reclamare oggi cosa conviene per le giuste condizioni di lavoro e di remunerazione, ma dobbiamo anche cominciare a vivere con quello che è giusto e rinunciare a ciò che è superfluo. Questi tempi difficili ci invitano pertanto a ritrovare la speranza, un senso di camminare assieme, a ritrovare questo bene comune.

Voi dite – diceva Sant’Ambrogio – che i tempi sono cattivi (ed egli è vissuto un po’ di secoli fa, in un’epoca segnata da grandi incertezze, come la nostra), i tempi sono pesanti, difficili: vivete bene e cambierete i tempi. È un invito ad uscire dalla cultura del pessimismo per assumere una cultura di responsabilità in un tempo come l’attuale scosso dal terremoto che è stato ed è in parte la crisi economica.

Allora quando sarà superata l’emergenza non tutto sarà più come prima: ecco il mondo nuovo, il mondo che cambia. Bisogna cominciare a coniugare nuovi modelli di pensiero, di scelte, di progetti e di sviluppo. La fede cristiana ci invita a guardare con questa speranza a cogliere che è necessario lavorare con una maggiore equità, con una maggiore giustizia. È necessario rimettere al centro un’etica fondata sulla più equa giustizia, per una economia regolata su una più equa distribuzione dei beni.

È giunto il tempo di collocare al vertice di ogni azione economica il benessere dignitoso di ogni persona. La Dottrina Sociale della Chiesa ci richiama a questa responsabilità di tutti per il bene comune. Le forme di impegno sono tante: vanno dal semplice gesto di carità, come soccorso immediato, alla carità politica che comporta l’individuazione di cammini condivisi di liberazione dalle varie forme di bisogno e ognuno può fare la sua parte. Oggi, dentro questo nuovo mondo che si sta delineando abbiamo una responsabilità comune, ma la parte che posso fare io non la può fare nessuno al posto mio.

E quindi ciascuno è chiamato a vivere la sua dimensione reale e concreta di contributo a far si che l’orientamento ad un fondamento etico sia rimesso al centro per il bene di ogni persona.”

A cura di Marco Franzoi